lunedì 8 marzo 2010

Snow-ALPINISMO al Legnone

Ecco perché mi piace fare snow-alpinismo oltre al solito freeride…
W-end in sordina per via delle precipitazioni e per l’assenza di soci con cui combinare qualcosa…inoltre è Marzo e non restano tante occasioni per togliermi quei tre sassolini che già a novembre mi sono entrati nelle scarpe: Legnone, Grigna e Tre Signori.
Sabato è stata la volta del Legnone. Il freddo arrivato venerdì dovrebbe garantire condizioni di sicurezza essendo una gita esposta a sud (infatti la neve scaldata e congelata era dura come il marmo, facilitando di molto la progressione in salita). Arrivo di mattina presto. Di fronte a me 1600mt di dislivello (partenza da quota 970mt). Intorno a me i prati verdi. Ma la neve? Vabbè, la troverò più su….lo zaino sarà “50kg” tra split e attrezzatura varia ma la salita non mi pesa. Brucio i primi 300mt di dislivello abbastanza agilmente tagliando i tornanti della carreccia militare (che sale dolcemente ma fa perdere troppo tempo). Esco dal bosco e finalmente la copertura della neve è sufficientemente costante da poter calzare le pelli (finalmente!!!).

Fa fresco ma si sta bene. Punto diretto verso il rifugio. Non ci sono tracce se non di animali. Il sole è dietro il crinale, la neve è dura e con i coltelli si sale velocemente.

In alto vedo i segni di vecchie valanghe staccatesi sotto le rocce della cima. Silenzio. Ogni tanto qualche animale fruscia nel bosco. Non ci sono altri rumori. Non c’è nessuno sull’intera montagna.

Mi sembra una situazione surreale, ma che pace, che spettacolo. Mi sento bene. Mi sento in sintonia con la montagna.
Passo il rifugio (chiuso) e punto verso il crinale.

Le valanghe passano proprio sulla strada militare e, come anticipato dalla relazione della gita, è più sicuro passare per la cresta. Calzo i ramponi e procedo sul filo. Lo zaino mi pesa molto di più ora. Avanzo fino a quota 2070mt. Ancora 300mt per il colle e poi ulteriori 300mt per la cima. Guardo su e…la cima è mezza spelata.

Inoltre davanti a me ci sono delle vistose placche di neve dura (ne ho rotto una per valutare gli strati) non portante su neve farinosa e non legata…insomma non una bella situazione. Mi fermo a valutare la situazione…andare avanti non avrebbe molto senso dato che dalla cima fino al colle la sciata è uno specie di traverso in contropendenza…insomma non proprio il massimo. Arrivare al colle mi farebbe guadagnare altri 300mt…ma la neve è dura (aspettando che il sole la smolli un po’), non certamente farina…quindi perché rischiare? Giro i tacchi e torno indietro…il Legnone sarà qui ancora per molto tempo.
Aspetto le 13.00…c’è solo 1cm di firn…il sole non è caldo abbastanza…scendo. Onestamente la discesa non è il massimo…ma riesco a fare ben 8 curve su un buon fondo che salvano la giornata…

oltre ad un saltino “involontario” su un muretto di mezzo metro…

I 600mt in campo aperto finiscono velocemente…arrivo al bosco e m’infilo tra gli alberi ravanando alla grande…ma almeno riesco a trovare una bella linea fino a quota 1200mt…

Ricarico tutto sulle spalle e giù verso valle…arrivo alle malghe…sono aperte…alcuni pastori si stanno preparando per la primavera. Il sole scalda. C’è qualcuno che passeggia con i cani in mezze maniche.

Io sbuco dal bosco con una tavola da snowboard nello zaino…sembro un marziano. Chissà da dove vien giù? Mi piacerebbe dire dalla cima…ma và bene così…una bella giornata immerso nella natura incontaminata…non posso chiedere di più…in fondo mancano solo 11 mesi a febbraio (per ritentare la vetta ovviamnte…).

martedì 2 marzo 2010

Che Diavolo di Sgualdrine!!!

Ancora al Tonale. Ebbene si, dopo l’assaggio del w-end scorso siamo tornati più agguerriti che mai! Questa volta le previsioni ci sorridono: neve quanto basta, poco vento e sole. Inoltre siamo in 4 con due macchine: ovvero siamo organizzatissimi per goderci il Cantiere a ripetizione.
Iniziamo con una Paradiso easy…giusto per scaldarci. La neve è buona, un filino crostosa ma con questi sbalzi di temperatura come lamentarsi?

Evito la Passera perché già tritata ma sia a destra che a sinistra ci sono ampi spazi per tirare le nostre curvette…siamo carichi. Non facciamo in tempo a riprendere gli ovetti che vediamo delle tracce scendere dal Diavolo. Ora o mia più…si và! Il traverso è noioso. Inoltre il sole ha già iniziato a scaldare parecchio. Solo un’altra mezzora di ritardo e sarebbe stato molto più pericoloso l’accesso per eventuali scariche dall’alto. Bisogna salire una decina di metri…ma fa troppo caldo. Mi fermo a togliere la giacca. I ragazzi sono già su. Dietro di me…due carabinieri. No cazzo no!!! Arrivo in cima e informo i miei compari.

Gli animi si scaldano ma in fondo cosa stiamo facendo di male? Siamo tutti con APS e intenzionati a fare le cose per bene. Arrivano su. Noi salutiamo rispettosamente: “buongiorno”. Loro:”ciao, com’è la neve?” “Sembra bella” “bene, buona sciata!”…Gli animi si rilassano. Possiamo concentrarci sulla discesa. Si parte, uno alla volta. Bella neve, pendenza non eccessiva e libertà di linea…figata! Alcuni sciolgono i propri dubbi e lasciano scorrere velocemente la tavola. Spettacolo.

I caramba sono ancora su…ma noi abbiamo già la testa alla prossima discesa!
Saliamo…arriviamo alle ancore con il gruppo di Polvo e Miki…siamo leggermente avanti a loro e quindi opto per essere veloci e puntare direttamente alla Sgualdrina…ci contendiamo un po’ l’ingresso (d'altronde loro con gli sci sono più veloci) ma ce n’è per tutti! Come sempre questa discesa presenta una pendenza super e neve fantastica…l’emozione di tracciare in mezzo alla neve vergine è indescrivibile…onde e spruzzi di neve che s’alzano tutt’intorno.

Beber vorrebbe che ci fermassimo di più per fare foto e video…ma come si fa??? Pendenza ideale, ritmo, possibilità di fare la tua linea preferita in mezzo al nulla…ne voglio ancora…ne voglio di più!!! Effetto polvere?
Purtroppo per tutte le cose belle c’è uno scotto da pagare: il pianoro ed il rientro per noi tavolari è un vero massacro! L’idea d’usare la split s’è rivelata inefficace…si perde troppo tempo a separare e pellare…inoltre già al secondo passaggio il pianoro è battuto e non si sprofonda più! Ah se avessi la Selecta 175!!! Ma la mia Yukon 168 se la cava alla grande (che tavola!).
Bosco-macchina-ovetti…trittico perfetto! Siamo di nuovo su pronti per una nuova discesa…ancora Sgualdrina (il Cantiere è stato assaltato da chiunque…anche gente che sarebbe dovuta rimanere in pista…magari su qualche blu!!!). Ancora una discesa vergine (ma non erano sgualdrine?). Che spettacolo.

Ci teniamo più a destra dove l’anno scorso aveva staccato una valanga mostruosa. Però oggi la neve è molto più stabile e possiamo osare un po’ di più. Ancora bosco, ancora su! Terza Sgualdrina. Ancora a destra. Purtroppo si vedeva poco ma la neve protetta dall’ombra della montagna era ancora ottima. Bosco…peccato che per la mia fame di polvere sia andato troppo in basso, puntando la vallata sbagliata…la risalita a piedi di 20minuti in neve profonda m’ha prosciugato le ultime forze! Arriviamo in cima verso le 16.15. Le ancora sono già chiuse, perciò prendiamo una “scorciatoia”…ed è la quarta Sgualdrina (una a testa ovviamente) ancora in neve superba! Siamo da soli in mezzo alla grande montagna nel silenzio totale.

Il rientro senza macchina (non avevamo tempo) è stato massacrante per noi tavolari…ma le emozioni di tutto il giorno hanno riempito il nostro serbatoio regalandoci qualche energia in più…giusto per arrivare a casa con un sorriso ebete sulla faccia.

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSATIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.

Tonale mezz e mezz

Neve, caldo, vento….condizioni strane. Tanta neve ma pesante. Inoltre il vento a complicare le cose. Che si fa??? La cosa migliore sarebbe buttarsi trai i boschi della Val Vigezzo. Si potrebbe considerare anche la VdA visto che ci sarà sole…ma anche tanto vento. La bergamasca è moooolto carica, ma la quota bassa mi fa dubitare. Il massimo sarebbe Madesimo…ma troppe volte ci abbiamo sbattuto il muso e non voglio rischiare di trovare chiuso. Venerdì passa velocemente assorto tra bollettini e siti meteo. Alla fine decidiamo di osare al Tonale. La quota dovrebbe garantire la qualità della neve. Solo il meteo è a rischio ma danno schiarite. Tentiamo.
Siamo io, Stefano e Marzio. Già alle 8.15 siamo al passo. Nevica debolmente (qui di schiarite neanche l’ombra). Tempo di prepararci e ci buttiamo nei radi boschetti in zona nigritella.

La neve c’è. Alta e soffice. Ma ci rendiamo subito conto che è poggiata su uno strato di fondo duro, non legato. Quindi ocio! Soprattutto nella parte bassa ci sono varie vallette dove la neve s’è accumulata. Cerchiamo di rimanere sempre in campo aperto e uniforme o sopra i dossi ma anche qui ogni tanto ci sono degli slush di neve superficiale.

Cerchiamo di tenerci sempre d’occhio l’un con l’altro anche se la frenesia sale. Ci sono diverse persone, tutte concentrate qui…molti sembra che non abbiano nemmeno idea di come scendere. I più non hanno zaino (deduco nemmeno APS).
Vabbè i soliti discorsi (addirittura un maestro con bambini al seguito!!!). Inizio a spostarmi in zone potenzialmente più cariche ma la neve sembra tenere. Arrivo sul bordo di una valletta. Mi fermo. Provo a caricare per valutare la stabilità della neve. Bum…viene giù tutto. Rammento agli altri di stare all’occhio ed evitare le vallette. Dopo 6 o 7 discese decidiamo di spostarci da tutt’altra parte verso i Contrabbandieri. Sono le 12.00 e decidiamo di fermarci un attimo (in fondo ha smesso di nevicare ma non si vede una mazza). Siamo lì che ci mangiamo un panino quando verso le 12.15 vediamo dei raggi del sole (sole?!?!?!). Ingolliamo il boccone e subito fuori. Davanti a noi tutto intonso, il cielo azzurro ed il sole che risplende. Che culo!

Iniziamo scendere a ripetizione portandoci sempre più a sinistra nelle vallette laterali. Riusciamo a tracciare da primi belle linee.

Andiamo su e giù almeno una decina di volte senza fermarci. Il sole ha già scaldato la neve che inizia ad appesantirsi.

Verso le 14.30 partono gli ovetti della Paradiso…siamo troppo lontani per arrivare in tempo. Inoltre già alle 15.00 dobbiamo rientrare causa impegni vari. Vediamo molti godere ai lati della Passera se non dentro (già al mattino quelli del soccorso ci avevano rassicurato sulle condizione del canale). Beati, ma anche noi godiamo nel nostro piccolo. Rientriamo e…l’amara sorpresa: ho le ruote davanti seppellite dalla neve. Probabilmente nel liberare il sentiero vicino hanno pensato di spalare bellamente sopra la mia Golf. Perdiamo più di un’ora per tirar fuori l’auto dalla neve e non senza imprecazioni…e pensare che in quell’ora potevamo essere lì a godere di neve polverosa! Domenica sole da mattino…si potrebbe replicare. Purtroppo l’ho passata alla Metro con grande rammarico. Rileggendo i fatti della domenica (valanghe, vento, crosta, accumuli e altro) forse è andata bene così…

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSATIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.

lunedì 15 febbraio 2010

S.Caterina Freeride Camp

Grazie ai ragazzi del GSteam, sabato sono andato a S.Caterina per un bel Freeride Camp con tanto di guida. Non avevo molte speranze dato che è un po’ che non nevica da quelle parti, ma alla fine abbiamo tirato fuori dal cilindro una gran giornata, sole spacca e neve da urlo!!!
Saliamo il venerdì sera. La nottata passa tranquilla avvolto nel mio sacco a pelo ma già verso le 6.00 la scimmia sale…poco male, mi alzo ed inizio a prepararmi. Verso le 8.30 siamo i primi a salire. Non c’è nessuno in giro, sembra un giorno infrasettimanale. Arriviamo sulla cresta del Sobretta e ci affacciamo sul primo canale.
La nostra guida ci fa un veloce briefing su come affrontare la discesa. Apro io (sono troppo goloso!). Dopo un primo pezzo un po’ duretto trovo subito 20/30cm di neve farinosa….spettacolo!!! La mia Yukon 164 è un pelo corta ma è perfetta per questa neve. Scendiamo fino alla zona più aperta dove ci sono dei bei cliff naturali. I salti si sprecano anche se gli atterraggi sono sempre un po’ in stile “frullatore”. Ci ritroviamo alla cabinovia un po’ alla spicciolata. Siamo in 8 (un po’ troppi) e ci sparpagliamo in giro. Perdiamo troppo tempo a raggrupparci e la mia scimmia scalpita. Seconda discesa, secondo canale.
Ancora più bello. Data l’esposizione la neve era ancor più profonda e farinosa. Ognuno di noi riesce a scegliere la sua linea. Spettacolo. Arriviamo nella zona dei salti. Mi faccio prendere la mano.
Inizio a zompare su ogni gobba. Infilo un paio di saltini veramente semplici e divertenti tirandomi dietro due ragazzi che mi seguono a ruota. Vedo un bel cambio di pendenza: “di qua di qua”…m’infilo a tutta…arrivo sul cambio…porca puttt è un saltone bello alto!!! Sono troppo veloce, d’istinto salto, tengo il grab per non scompormi, cerco l’atterraggio, peso indietro…tutto da manuale…peccato che sotto c’era neve durissima!!!! Non riesco a contrastare l’impatto che mi schiaccia in basso e in avanti facendomi fare due bei cappottoni!!! Mi rialzo…tutto ok anche se ho preso una bella botta sulla costola ed ora mi fa un male cane…Non ho nemmeno il tempo di riprendermi che devo urlare a tutto il branco di non seguire la mia linea!!! Troppo tardi…anche se tutti escono sui lati del cliff è un mezzo disastro…solo che loro cadono in soffice powder e se la ridono (ma il duro l’ho beccato solo io?!?!!?).
Un po’ acciaccato risaliamo per la terza run. Ripensando al salto mi rendo conto che avevo staccato il cervello e lasciato che il testosterone la facesse da padrone, in una specie di confronto tra maschi per eleggere il capobranco. Che pirla!
Usciamo dagli ovetti e ci ferma la forestale. Spieghiamo che siamo con la guida e tutti con APS, inoltre ci muoviamo in vallette lontano dalle piste. Ok andate pure. Ma non facciamo in tempo a tornare in cima che gli stessi della forestale di prima ci rifermano. Di lì no. Troppo pericoloso perche se staccate potrebbe arrivare in pista…ma come???? Fisicamente impossibile!!! Restiamo bloccati una mezzoretta cercando di spiegare le nostre ragioni…alla fine si convincono e via. Tutta quest’attesa m’ha irrigidito e innervosito. Ho voglia d’andare, di muovere le gambe, di recuperare il ritmo. Le prime curve sono proprio brutte (complice una neve non perfetta). Arriviamo ad un isolotto roccioso con due vallette a destra e a sinistra. Da un lato di quella di sinistra una piccola crestina m’indica che il vento ha tirato trasversalmente e lì sotto avrà accumulato. La guida ci dice, giustamente, di passare a destra perché più sicuro. Parte Ale per primo. Si divora un gran pendio con neve vergine. Non resisto…aspetto che si fermi in zona sicura e parto io per secondo. Dopo due curve posso allargarmi ed è tutto per me! Inizio con una serpentina strettissima…prendo velocità allora decido d’entrare con due curvoni uno in back side e poi uno in front a sfiorare la neve con tutto il corpo…che spettacolo!!! Arriva Stefano per terzo…anche lui gode come un matto!!!
Oh…questo è quello che ci voleva!!! Siamo fermi e guardiamo in su…i ragazzi partono, ma a sinistra!!! Il primo scende tranquillo, ma il secondo si sposta un po’ troppo in là, taglia l’accumulo e bam…parte una valanga di lastroni soffici. Loro si aprono per uscire dal cono della valanga. Tutti salvi anche se con una bella strizza.
Ci raggruppiamo in pista. Gli animi sono un po’ agitati e confusi. La stessa guida soprassiede all’accaduto con un po’ di leggerezza, forse per la discussione di pochi minuti prima con quelli delle forestale. “Siamo tutti sani e salvi, andiamo via”. Ma non devi avvertire nessuno??? Boh…arriviamo in baita e ci fermano subito. Impossibile far finta di nulla, eravamo visibili da tutti.
La situazione si complica notevolmente e restiamo bloccati per più di un’ora.
Ora io la vedo così:
1 – per via del momento delicato che stiamo attraversando, con l’attenzione di tutti sui pericoli del fuoripista e con leggi non conosciute e comunque non chiare la situazione si è complicata molto più del dovuto. In parte avevano ragione loro, ma non del tutto. Non si può vietare a prescindere. Ad ogni modo noi ci dobbiamo assumere le nostre responsabilità.
2 – la guida ha sbagliato due volte: primo doveva essere categorica nel proibire il passaggio vicino all’accumulo di neve. Secondo doveva chiamare quelli del soccorso e assumersi le proprie mancanze (anche solo di dire, siamo stati noi, siamo tutti fuori e sotto non c’è nessuno).
3 – prendere la guida ed avere l’attrezzatura non vuol dire essere tutelati dai pericoli al 100%. Se ti schianti da una roccia o ti butti in un crepaccio la guida cosa ci può fare? Dopo quest’episodio mi sono reso conto ancor di più che preferisco ragionare con la mia testa, osservare la neve, fare esperienza e decidere io cosa fare e dove passare…ma soprattutto che per fare freeride ci vuole rispetto, esperienza e sintonia tra i membri del gruppo (8 persone sono veramente troppe!).
Alla fine ce la siamo cavata con un brutto spavento e un paio di multe (forse grazie anche all’intervento di un “big” del posto che ha calmierato gli animi e ci ha scortato per il resto della giornata!!!).
Nel pomeriggio abbiamo fatto ancora del big freeride ma con più calma, più sicurezza e consapevolezza di quello che stavamo combinando.
Fine giornata con birretta e foto di gruppo.
Dopotutto abbiamo imparato una bella lezione da questo Freride Camp, capendo che andare in montagna non è mai un gioco.

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSATIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.

martedì 9 febbraio 2010

Valanga colposa!

Dopo l’ennesimo w-end di valanghe, tragedie e polemiche mi sono scocciato di tutto il baccano che i media stanno alzando intorno alla questione! Mi sono scocciato per la totale incompetenza di chi per la fretta di realizzare i servizi televisivi, intervista qua e là, chiede a esperti improvvisati (la segretaria della scuola di skialp???), non s’informa a dovere, non si ferma a riflettere su tutte quelle persone che vanno i montagna a piedi, con le ciaspole, con gli sci, con lo snowboard, con lo slittino, a cavallo ecc ecc con prudenza e coscienza, che vivono per quei momenti, che non s’improvvisano dall’oggi al domani.
Guardo la TV e mi sento un terrorista. Leggo il giornale e mi sento un assassino. Parlo con gli amici e mi sento come un delinquente. Non mi stupisce che parlando con le persone si pensi che siano nate prima le seggiovie e le piste che i valloni ed i canali!!!!
Ma chi sono questi per giudicarmi?

Ora ripenso al passato e ricordo il mio approccio al fuoripista: andiamo di qua…buttiamoci di là…saltiamo di giù…saliamo lassù…io in primis molte volte ho rischiato senza esserne consapevole…e magari ho rischiato di coinvolgere qualcun altro che non centrava nulla. Troppo facile andare in fresca con lo snowboard perché mi rendessi conto che la montagna non è uno scherzo…

Poi, un giorno, per caso…il corso di skialp. La svolta. Non che da quel momento mi senta “esperto”…ben lungi dall’esserlo. Ma da quel momento ho capito quante volte il caso, la fortuna e non la mia preparazione hanno voluto sorridermi e preservarmi dal provocare guai seri. Da quel momento ho imparato che serve l’ARVA. Come si usa insieme a pala e sonda. A come si pianifica la gita a casa i giorni prima. A come si legge un bollettino. A come si deve valutare vento, neve e temperatura. A come, dopo tutto questo, sul posto bisogna saper leggere i risultati di questi fattori…perche non basta dire “ il bollettino scrive pericolo 2”…che ne sa il bollettino di quel canale, o di quella valletta…o di quel pendio uniforme dove sotto la neve non aggrappa…A come ci si comporta con i compagni…mai tutti assieme, mai sottovalutare salti e cadute. Beh il manuale è lungo (ed io me lo studio tutti gli anni verso ottobre).

Nonostante tutto questo non basta. Bisogna andare per gradi. Fare esperienza. Farsi accompagnare. Avere umiltà e rispetto. Sapere che alla fine di tutto non è uno sport a rischio 0. Ognuno fa le sue valutazioni e sceglie quanto rischiare (ma con coscienza e non per caso).

Poi guardo fuori…negli ultimi anni mi sono reso conto di come tutti vogliano fare “freeride”. Di come sia facile farsi rapire dalla magia. Da come sia emozionante e divertente sciare in neve fresca. Ma la preparazione? L’equipaggiamento? La conoscenza della zona?
Ricordo che anni fa certe tracce in neve fresca restavano isolate per giorni. A saper cercare trovavi neve fresca anche due settimane dopo l’ultima nevicata. Ora la neve non ha tempo di cadere. C’è una frenesia!!! Ma come puoi divertirti a sciare durante una bufera? Con quale sicurezza? Mi ricordo di un Madesimo tritato da tre ##@@### mentre venivan giù fiocchi a go go…che senso ha???
Tutti sgomitano e scalpitano per il fuoripista ma quanta gente ha l’arva? Quanta gente sa dove sta andando? Cosa sta facendo? Mah…

E lo stato vieta e punisce! Certo che se provoco una valanga e ammazzo qualcuno devo essere punito per omicidio colposo, ci mancherebbe. Al pari di chi investe qualcuno in macchina o centra in testa un pedone mentre sistema un vaso sul davanzale!!! Ma essere punito cosa cambia? Nulla! Si vieta anziché regolare, informare e promuovere. Ma inasprire le pene cambierà qualcosa in un paese dove tutti fanno quello che vogliono???
Ma in svizzera come fanno? In Austria? Eppure i morti ci sono anche là…la neve anche…però bonificano i pendii sovraccarichi, informano sulle condizioni del manto nevoso (il sito SLF è uno spettacolo, AINEVA non me ne voglia), rendono più consapevoli con video nelle stazioni della funivia, vietano e/o segnalano le zone pericolose.
Ma in Italia si fa prima a vietare che sforzarsi di capire cosa c’è dietro. Chissenefrega della libertà!
Ma come si fa negli USA? Lì, l’accesso a particolari zone è vietato se non si è provvisti di ARVA pala e sonda. Certo, essere equipaggiati non vuol dire avere coscienza di ciò che si fa ma è un passo avanti. Inoltre molte piste non vengono battute…certo non è magico come il vallone dell’Olen ma è la via più facile e sicura (nonché economica per i gestori) per approcciare alla neve fresca.

Perché non proporre un patentino? Un brevetto? Fare corsi per rendere più consapevoli? Potrebbe essere l’occasione per disincentivare i “merenderos” e aprire un mondo a chi la montagna l’ama davvero. La motocicletta è molto più pericolosa per se e per gli altri, eppure nessuno la vieta. C’è la patente. C’è l’obbligo del casco. Ma le valanghe fanno sensazione ed i media ci sguazzano (fino al prossimo terremoto o innondazione).

Ma c’è un altro problema. Più grave.
La montagna si sta trasformando in un luna park dove il divertimento è ricercato ad ogni costo...dove la ricerca della neve fresca è folle e frenetica, spinge le persone a rischiare sempre di più, esperti e non, a dover fare, a dover trovare, a dover sverginare. Io in primis mi sento stretto in questa logica. Mi sono rotto dei posti come Alagna o Andermatt….freeride paridise…vero, ma per quanto? Per i primi 30 minuti il giorno dopo la nevicata (quelli più pericolosi). Forse è questo che mi spinge sempre di più a cercare nello skialp il vero freeride.

Più inimità, più consapevolezza, più gusto nella conquista…ma è una scelta dura di chi ama la montagna ed è stufo di vederla trafficata come una tangenziale e stuprata con un sorriso ebete sulla faccia!

lunedì 25 gennaio 2010

Sassolino inaspettato (sottotitolo: tutto quello che non si deve fare in montagna!)

Sabato. Con Stefano partiamo alla volta di Alagna. Sappiamo che di neve ce n’è poca e sicuramente non fresca. Forse si poteva cercare qualcosa in giro, ma è prevalsa la voglia di fare un po’ d’esplorazione. L’idea era di salire da Alagna, fare la Salza integrale, salire verso il rifugio Q. Sella, scendere ai Piani di Verra e tornare dal passo Zube per la valle dell’Otro. Insomma mezzo freeride, mezzo skialp. Alle 9.30 siamo già alla nuova funifor che ci porterà verso Indren. C’è il sole. Inoltre tutto il lato di Alagna è paralizzato per una specie di gara su pista (mah!?!?!?).

Mettiamo le tavole ai piedi e vediamo il lungo traverso in direzione del colle della Salza. Stefano si rende subito conto che quel traverso per noi snowboarder sarà impossibile. Insisto, non per sfiducia, ne per masochismo, ma solo per capire com’è il terreno pensando ad una futura discesa della valle del Lys. Partiamo. In effetti su quel traverso sprechiamo preziosissimo tempo e tutte le nostre energie.

Inoltre, attirati come api dal miele, ci facciamo tentare da un pendio di neve smollata dal sole e sprechiamo la quota così duramente conservata, per ritrovarci appena sotto al colle dove potevamo arrivare con linea più diretta e veloce (primo scazzo della giornata).

Risaliamo velocemente e ci buttiamo nella Salza sul lato sinistro. Qui l’ombra della montagna ha preservato la qualità della neve anche se ce n’è poca. Diverse volte tocchiamo le rocce ed alla fine non riusciamo a goderci la discesa fino in fondo (secondo scazzo).

Superata la morena restano gli ultimi ravanamenti nel bosco verso Stafal con cui ci giochiamo le ultime energie (terzo scazzo). Arriviamo a Stafal troppo tardi per scendere ai piani di Verra. Saliamo comunque giusto per goderci il panorama e verificare alcune linee interessanti. Mentre ne discutiamo in seggiovia il vecchietto di turno mi redarguisce dall'affrontare quella linea perchè pericolosa..."ti sei informato sulla neve?" Ma non menerà sfiga? Oltrettutto mi ha perforato le reni con i bastoncini..."ah ma hai le tasche posteriori?"...no cazzo, non sono le tasche, sono le cerniere della giacca sotto al braccio e il tuo bastoncino mi sta sbucando dal collo!!!! (quarto scazzo). Scendiamo velocemente e decidiamo d’andare subito a fare lo Zube. In un modo o nell’altro abbiamo perso troppo tempo e arriviamo al passo con un ritardo mostruoso.

Calziamo le tavole e ci buttiamo giù. La neve non è male e si riescono a tirare delle belle curve. Arriviamo ad un bivio. Destra o sinistra? Ne dalla cartina, ne dal gps riusciamo a capire esattamente che direzione prendere. Le tracce che vanno a sinistra sono più profonde e numerose, mentre quelle di destra sono più rade. Se verso sinistra è più frequentato sarà la direzione giusta! Partiamo e troviamo una bella schiena di mulo completamente vergine. Riesco a tirare delle belle curve nonostante verso la fine ci sia un passaggio obbligato comunque ben superabile.

Ad un certo punto sento Stefano che urla ”no, cazzo un canale no!!!”.
Siamo finiti all’attacco del canale Giacchetti.

Sono le 16.30 e siamo un pelo stanchi. Dobbiamo decidere se andare giù per il canale o risalire fino al bivio (ovvero perdere ulteriormente tempo ed arrivare irreparabilmente troppo tardi nel bosco). Mi sporgo un po’ nel canale e verifico che la neve sia buona. In effetti la neve è compatta ma non ghiacciata, con un bel riporto sui lati. Inoltre la pendenza non sembra troppo sostenuta. Inizio a scendere. L’estetica di questo canale è veramente entusiasmante con la bastionata di sinistra che sporge come un tetto. A metà canale la pendenza diminuisce e si vedono gli impianti di Alagna. Dentro di me penso che nella sfiga siamo stati fortunati dato che fare la valle dell’Otro a quell’ora voleva dire trovarsi nel bosco col sole già tramontato, mentre con questo taglio possiamo raggiungere l’automobile in sicurezza. Stefano arriva. Sostiamo un momento in una zona dove il canale si apre e forma una specie d’imbuto.

La neve è davvero buona…alla fine abbiamo trovato anche la polverella (quasi). Si ferma un po’ più giù e concorda con me che, se non altro, è andata bene così. E che neve!
Parto, tenendomi tutto sulla destra dove la neve è più bella. Riesco a fare belle curve. Sono carico. Esco dall’imbuto con una curva verso sinistra dove la pendenza è meno sostenuta. La neve è omogenea, bianca, liscia. Bam!!! Una roccia nascosta. Mi cappotto in avanti ed inizio a ruzzolare…una, due, tre volte… provo a direzionare la lamina ma nulla, è dalla parte sbagliata. Provo a girarmi ma niente da fare…pianto un braccio nella neve e finalmente mi fermo. Stefano mi ammonisce:”mai rilassarsi”. Forse ha ragione. Forse è stanchezza. O forse era davvero inprevedibile quella roccia bastarda. Ad ogni modo mi rendo conto che è andata bene. Mi tiro su. Ci guardiamo…passato lo spavento ci facciamo una risata (amara…). Scendiamo.

Arriviamo tardi alla macchina ma sono comunque soddisfatto. Ripenso alla giornata. Nulla è andato come doveva ma alla fine è andata bene però abbiamo fatto proprio tutto quello che non si dovrebbe mai fare in montagna! Un monito per il futuro.

lunedì 18 gennaio 2010

I tre porcellini al Toula…

Dopo una Madesimo da dimenticare (lasciamo proprio perdere la cantonata totale di quel w-end) avevamo voglia di riscossa. Per fortuna mercoledì ne ha messi 40cm e giovedì, causa nuvole basse, i trifolatori non si sono potuti scatenare troppo. Venerdì è la nostra giornata. Lo sappiamo. Ci crediamo. Ce la meritiamo. Alle 8.00 siamo al solito bar, con le solite facce che iniziano ad essere note. Loro sono un gruppo a parte. Una tribù che richiede tempo e prove iniziatiche ardue per poter entrare. Noi ci mettiamo a lato, silenziosi. Siamo a “casa loro” e non vogliamo sbragare. Alle 9.00 la funivia parte. Si sale con il cuore in gola. Il sole è sopra di noi e laggiù tutto bianco.




Stefano e Bertrand non sono mai stati qui. Oggi tocca a me far da cicerone. Arriviamo sul bacino glaciale. Lassù fa freddo. Ci scaldiamo subito con la traversatina verso il colle del Toula. Niente di particolare ma la quota ci bastona! Arriviamo alla scala un po’ trafelati insieme ad un gruppone di snowboarder toscani, troppo numerosi e chiassosi per farci godere la vista in silenzio. Faccio un po’ di pressing per passare davanti temendo l’effetto “cavallette”. Mentre la guida spiega a loro alcune cose, ne approfitto e parto tirando la prima linea della giornata!!! Che spettacolo. La neve è buona con alcune zone un pelo crostose, ma più che accettabile. Ormai sono rassegnato al fatto che sul Toula la polvere dura solo mezza giornata, bisogna essere rapidi a coglierla, o bravi a saperla trovare all’ombra delle bastionate rocciose. Stefano mi raggiunge per secondo. Si fa un po’ di fatica ma gode!!! Che spettacolo.




Arriva anche Beber. Per lui è la prima di stagione e noi lo mettiamo subito alla prova con una discesa lunga e continua. Arriviamo al Pavillon e scalpitiamo per tornare su…ne vogliamo ancora! In funivia scambio due parole con dei ragazzi che erano qui giovedì ed hanno goduto, seppur per poche ore, della polverella appena caduta. Mi parlano di cesso ed io inizio a smaniare…Arrivati a punta Helbronner ci sono troppe persone…un gran casino. Sembra che il pulmino dell’inps abbia sbarcato 100 vecchietti in direzione Val Blance…Beber è avanti, Stefano appena dietro. Vedo i due ragazzi scavalcare e puntare al cesso. Non posso non approfittare della situazione…rincorro Stefano e gli urlo qualcosa…in verità li mollo un po’ lì pensando che loro non sarebbero venuti (e poi mi tireranno le orecchie per questo).
Scavalco la ringhiera e m’avvio verso il costone che porta al cesso. Loro con gli sci riescono a scendere più agili. Con la tavola mi muovo con molta circospezione dato che la cresta è molto esposta.




Partono loro ed io aspetto che almeno il primo esca dal canale. Appena c’è distanza sufficiente parto. Il primo pezzo ha neve compatta e qualche roccia fuori.




Scendo con molta circospezione, con una serie di curve saltate e massima sicurezza. Su un lato c’è un po’ di crosticina che mi permette ti concatenare due curve. Finalmente arrivo nella parte mediana. Qui la neve è uno sballo.




Mi lancio in discesa cercando di tenere il ritmo e disegnare una bella linea. Tutta quella neve morbida rende le cose abbastanza facili. Farlo da primo…cosa sarebbe stato!!! Ma sono comunque a mille. Saluto i ragazzi e mi porto sul fianco della seraccata aspettando i miei soci.
Loro arrivano e…ma che cazz??? Dov’eri finit??? Ma non si fa così!!!
Scusa scusa scusa…dai, torniamo su che lo si fa insieme!
Detto fatto siamo di nuovo lì.




L’ingesso è complicato ma scendiamo con molta cautela. Si parte. La seconda discesa è ancora più bella. Sciolti i timori reverenziali e l’apprensione della prima volta riesco ad essere più fluido già nella parte alta. Spettacolo. Aspetto i ragazzi fuori dal canale. Arrivano. Stanchi e felici…anche se…meglio un bel pendio tosto che un canale stretto (loro!!!).
Riposiamo un po’ al Pavillon. Il sole ha già appesantito la neve nonostante sia gennaio e la quota non propriamente modesta. Bertrand decide di restare a prendere il sole (solo mercoledì era ammalato). Con Stefano siamo di nuovo su. Siamo un po’ stanchi e decidiamo di scendere dalle scale mentre i “toscanacci” si cuccano un tedesco da favola. Non l’invidio. Siamo consapevoli di non essere al 100% e preferiamo scendere in sicurezza. Ci buttiamo tutto a destra. Qui la neve è ottima. Peccato averla trovata solo ora…comunque un bel godimento.




Raggiungiamo presto il Pavillon. Recuperato Bertrand ci buttiamo verso il canale dei Camosci ma con variante “vergine”. La zona esposta a nord ci regala finalmente la desiderata “polverella” leggera leggera…e il godimento della prima traccia!!!







Arriviamo ad una strettoia che ci permette di superare una balza rocciosa…una frenata sulla roccia viva accende una scintilla…meno male che non c’è un bosco secco altrimenti sai che incendio.




Percorriamo l’ultimo piano fatto di gobbe e curve come una pista di boarder cross. La valle è all’ombra ma le cime sono ancora baciate dagli ultimi raggi. S’accendono di colori vivi e ci scaldano i cuori. Ci fermiamo al bar per la rituale birra. Nonostante la stanchezza vorremmo fermare il tempo per godere di queste emozioni per sempre. Un grazie a Sua Maestà per averci ospitato.



Un grazie di cuore a voi due per esservi a-fidati a me.