lunedì 20 aprile 2009

Salza di pomodoro

Ancora neve???? 50 cm sul Rosa??? Andiamo!!! Alle 8.00 siamo già a Gressoney. La giornata promette bene. Ci sono molte nuvole che vagano in cielo ma per ora è sole. Al parcheggio non c’è neve fresca. Anche i pini non mostrano tracce dell’ultima nevicata. Ho letto e riletto il bollettino e parlava di 50 cm…ma dove sono????
Scalpitiamo per salire ma i preparativi del Mezzalama ci bloccano fino alle 9.00. Finalmente siamo ai Salati. Andando su ci rendiamo conto che ieri qualcuno si è divertito alla grande…ma sono fiducioso che sia rimasto qualcosa anche per noi. Per scaldarci prendiamo il mediano dei canali dell’Endre. La neve appare subito dura. Inoltre il canale deve aver scaricato perché presenta una linea di frattura e la neve dentro è compatta e durissima. La discesa non è certo divertente ma nonostante la pendenza riusciamo a scendere facilmente. Sono comunque soddisfatto. Mi sento più consapevole delle mie capacità così da poter affrontare nuovi itinerari con maggior sicurezza. Usciti dal canale la terribile sorpresa: la neve nuova di giovedì s’è scaldata ed ha formato una crosticina noiosa e bastarda. Stefano mi guarda amareggiato. Comincio a sentirmi in colpa. Ho spinto io per venire qui e non rischiare andando a Madesimo. Realizzo d’aver sbagliato la valutazione delle condizioni, ma ho ancora speranza di trovare qualcosa. Decidiamo di tagliare direttamente al Gabiet evitando il ghiaccio duro del Leich. Appena prima del traverso la riparazione che avevo fatto alla tavola salta portandosi via anche lo spezzone di lamina in corrispondenza dell’attacco. Sul duro in back side è impossibile tenere la linea. Spingo direttamente sul legno consapevole di peggiorare il danno ma non ho scelta. Arriviamo agli impianti. Ora il morale di entrambi è sotto i piedi. Vendiamo lo skipass??? Ma a chi??? Vabbè…noleggio una tavola ed almeno non buttiamo la giornata. Risaliamo al Bettaforca. La neve è migliore. In alcuni punti è rimasta protetta, in altri s’è smollata. La discesa è molto divertente. Riusciamo a fare delle buone linee fino al bosco.
L’umore cambia, cresce l’euforia e la giornata s’impenna. Di fronte il vallone della Salza. Poche tracce. Ci guardiamo negli occhi ed euforici come due bambini quando trovano il nascondiglio dei regali di Natale ci affrettiamo a salire verso i Salati. I cabinovia conosciamo Alessandro, ragazzo di Busto che gira spesso qui. Si aggrega alla compagnia e scopriremo, poi, che oltre ad essere un gran sciatore è simpatico e alla mano. Scendiamo verso i canali dell’Endre. Vedo le tracce che portano al canale più alto. Sento che oggi devo farlo. Devo togliermi questo sassolino. Loro mi mollano preferendo quello mediano. Risalgo fino all’imbocco. Si presenta stretto e pendente ma la neve all’inizio è ottima.
Mi preparo. Serro gli attacchi, stringo lo zaino e mordo il boccaglio dell’avalung (giusto per precauzione). Sono pronto. Via. Giro tre curve tre in una super powder, belle fluide e veloci…pochi istanti in uno stato di grazia…poi duro. A metà canale i giochi finiscono, anche qui la neve nuova è slavinata giù. I ragazzi mi guardano mentre sono costretto a scendere gli ultimi metri con curve saltate su gobbe durissime. Ma io sono felice per quelle 3 semplici curve.
Arriviamo sul fondo della valle e ci prepariamo alla risalita. I 45 minuti di risalita al colle della Salza richiedono tutte le mie energie residue (ieri ho esagerato con l’allenamento e stanotte non ho recuperato). Il caldo non aiuta…mi sto liquefacendo! Il sole mi batte sulla faccia. Mi fermo a rifiatare. Silenzio. Rocce e neve. Che spettacolo.
Arriviamo al colle. Fin qui la neve era buona e non vediamo l’ora di saggiarla di là! Purtroppo troviamo ancora crosticina. Inoltre la pendenza della valle, mai sostenuta, ci lascia un po’ d’amaro in bocca.
Con poche curve siamo in fondo. Certo se fosse stata piena di polvere forse saremmo euforici, ma le nostre aspettative sono rimaste disattese anche se, personalmente, mi sono divertito un mondo anche su questa neve pesante. Un altro sassolino fuori dallo scarpone. Ci resta del tempo per fare un giro ad Alagna. Neve pesante e smollacchiata ci dà il colpo di grazia. Verso le 15.30 issiamo bandiera bianca e scendiamo con gli ovetti. Siamo esausti. La stagione sembra al termine salvo un colpo di coda del meteo…ma dovranno coincidere diverse variabili e sarà dura. Inoltre ho voglia di bici e le gare di triathlon incombono. Metto via l’attrezzatura ma mi tengo una tavola ben sciolinata a tiro…non si sa mai.

lunedì 6 aprile 2009

La giornata che non c’è

Una di quelle giornate che devi rubare, fingendoti malato, bigiando il lavoro, inventandoti una palla (mezza in verità). Siamo ad Aprile. Fa caldo e la neve si trasforma appena si poggia. Bisogna coglierla al volo. Non si può attendere. Io e Stefano vorremmo partire prestissimo per non lasciare niente a nessuno. Bertrand è più pacato. Vuole partire con comodo. Ma noi non ci stiamo più dentro. La notte passa rapida e già verso le 5 non c’è più verso di dormire. Arriviamo presto. L giornata è mista. Le nuvole scorrono. Forse si apre. I pini sono imbiancati. Ci dicono che ne è caduta molta (50/60cm). In lontananza si sentono gli scoppi delle cariche per mettere in sicurezza i pendii. Elicotteri fanno la spola come le api nei campi alla prima fioritura.
Per ora è aperta solo una seggiovia. Ma siamo i primi ed è tutto vergine!
Davanti a noi ci sono dei ragazzi con delle code di rondine pazzesche. La più lunga 2,30 mt!!! Ma che siamo in Canada? Si…è powder. Forse non polverosa ma bella e profonda. Le prime discese sono brevi ma intense. Il terreno si presta a mille evoluzioni.
Apre anche la funivia e noi siamo già lì. Ancora primi. In cima le nubi ci avvolgono in una bianca nebbia che ci fa perdere l’orientamento. Scorgo le rondini…e non me le faccio scappare. Ci conducono tutto a destra in un vallone stupendo…la nebbia si alza, la neve intonsa…Bertrand tira fuori la macchina fotografica ma noi siamo già a metà, lanciati a tutta verso il basso. Curve su curve. Non mi voglio fermare. Si risale. Altro giro. La neve inizia ad incollare. Cerchiamo di andare di là…ma il collegamento salta, si è rotta la cabinovia. Che fare? Un gruppo di tedeschi inizia a risalire il crinale. Capiamo che non possiamo aspettare e ci prepariamo alla salita. All’imbocco del canale qualche roccia fuori ma, soprattutto, le nubi risalgono dal canale e nascondono i riferimenti.

Aspettiamo sperando in una finestra, ma la nebbia non ne vuole sapere. Scalpitiamo. Inizia a formarsi una “coda” di persone dietro di noi. Scendiamo. Occhio ai sassi…svram!!! Sventrato la tavola. Pazienza, dopo pochi metri le nubi svaniscono e davanti a noi il pendio immacolato. Ci lanciamo tutto d’un fiato, finché le gambe reggono, finché la neve lo permette. Strepitoso.

Siamo a metà. La neve incolla. Cerchiamo di mantenere la velocità per non arenarci. Attorno a noi, lontano, molte scariche per il caldo. In basso la neve smolla. Restiamo sui percorsi più sicuri e ci sbrighiamo a scendere. Nel bosco è rimasta poca neve e dobbiamo ravanare non poco.

Certo che se avessi scelto la strada!!!! Arriviamo in fondo. Siamo esausti ma felici. Rientriamo in paese verso le 15.30. Potremmo approfittarne e risalire ma non avrebbe senso. Un birra ed i ricordi della giornata appena trascorsa ci scaldano il cuore. Chissà se ci sarà occasione per tornare quest’anno. Forse no, ma sicuramente saremo di nuovo qui appena si potrà!

lunedì 9 marzo 2009

In Cantiere c’è da lavorare.

Sabato mattina. Ore 6. Stefano dove andiamo? Alagna? Non sarebbe male ma non si sa se aprono la funifor e gli ovetti dal Gabiet, inoltre danno vento e ci saranno più di 3.000 assatanati di powder pronti a sbranare qualsiasi cosa!!!! Cosa si fa? Telefono al Fisio (scusa se ti ho spagliato all’alba) e mi straconsiglia il Tonale.
Alle 8.30 parcheggiamo di fianco agli ovetti rossi della Paradiso. Lì sotto e sul versante invernale hanno già tritato quasi tutto!!!! Meno male che c’è crisi e la gente deve lavorare il venerdì!!!!
Mentre prepariamo l’attrezzatura tendiamo l’orecchio ai discorsi di un gruppetto di locals che si presentano con dei fat ski veramente imbarazzanti (anzi…direi da fuorilegge!). Sembra che il ghiacciaio sia rimasto chiuso e si preveda l’apertura verso le 9.30. Perfetto. Risaliamo e non c’è nessuno. Incredibile. Arriviamo alla seggiovia e sembra che le ancore già funzionino. Sguardo veloce d’intesa e siamo già su. Tutto è intonso e ci aspetta. Che figata!!!!! La prima traccia è lenta e pesante (c’è tanta neve e la pendenza non è il massimo), inoltre c’è un po’ di nuvolaglia che confonde un po’ le cose. Ma già godiamo. Saranno solo 200 metri ma che polvere!!! Alla spicciolata arrivano tutti…ed in pochi secondi tutto è tritato. Ritroviamo quei locals del parcheggio…capiamo subito che dobbiamo attaccarci alle loro chiappe come chiwawa in calore!!! Molti già puntano al Cantiere mentre in lontananza si sentono le cariche per mettere in sicurezza i pendii sopra la statale. I ragazzi saggiamente aspettano a buttarsi di là, meglio far aprire la strada ai primi. Aspettiamo anche noi ma ormai c’è una fila indiana per entrare nel Cantiere che fa impressione. Ancora una discesa tra le ancorette e verso le 10 decidiamo di buttarci in quel mitico vallone.
Si è formato un gruppone di una quindicina di persone. Stefano scalpita. Io non sto più nella pelle. Via! La neve è alta e soffice. La visibilità è un po’ scarsa ma non mi lamento. Curvine, curvone, ognuno può tracciare la sua linea…Dalla punta della mia Legend sbuffi di neve m’investono ad ogni curva, il ginocchio sprofonda nella neve…ed io urlo, rido, godo….
Fine del vallone e primo pegno da pagare: il pianoro ancora intonso! Ah le mie ciaspole lasciate in macchina!
Sprofondiamo fino al bacino…arranchiamo…bruciamo ogni forza…finalmente arriviamo al sentiero. Il peggio sembra finito…lascio scorrere la tavola copiando gobbe e avvallamenti. Una caduta vorrebbe dire perdere la velocità e rischiare di non ripartire. Ma io voglio tornare subito su. Giro a sinistra e….STOOOOPPPP.
C’è una fila tipo casello autostradale il 1° agosto. Sembra che la galleria sia ancora chiusa. Bisogna scavare.
Davanti i ragazzi più volenterosi si adoperano per fare il buco. Dietro, noi scansafatiche, cazzeggiamo. Ci vorrà quasi due ore. Nel frattempo noto come da dietro non arrivi più nessuno. Siamo tutti lì cazzo!!!
Scherziamo per passare il tempo. Inizia a scaldare. La neve inizia a cadere dai rami. Qualche ricciolo scende dall’alto. Siamo bloccati in un punto pericoloso e l’allegria inizia a scemare. Parte una prima colata. Brutto segno. E’ innocua ma ci avverte che bisogna togliersi alla svelta da lì. Seconda colata. Più grossa. Mi passa a 2 metri. In 4 si buttano di lato. Finalmente davanti bucano. Iniziamo a calarci all’interno.
Dentro un buio assoluto. Avanziamo a tentoni fino all’uscita. Anche qui i ragazzi hanno scavato per uscire. Grandi.
Arriviamo giù godendoci anche due curvette in mezzo al bosco in una neve già scaldata. Togliamo la tavola. Non eravamo organizzati per il rientro. Siamo quasi pronti ad incamminarci che ci offrono un passaggio. Vengo stivato nel fondo di una station wagon con altre 5 persone. Arrivo alla macchina e mi fiondo indietro a recuperare il mio socio. Non tolgo nemmeno gli scarponi e, credetemi, guidare con uno scarpone da snow taglia 48 è veramente “estremo”. C’è posto per un’altra persona. Via. S’innesca un servizio taxi cooperativo che permette a tutti di rientrare facilmente e, soprattutto, fa molto freeride. Siamo su. Ancora i ragazzi con i fattoni a coda di rondine…Sgualdrina??? Ceeeerrrtoooo!!!!
Il sole ci regala una visibilità perfetta. La pendenza e la neve incredibili.
Parto a fuoco cercando super curvoni in appoggio.
Là in fondo il pianoro. Cerco la massima velocità. Le gambe s’infuocano. Arrivo a mach 5 sul deposito di una slavina ghiacciata. Sono basso e tutto indietro. La coda rimbalza come un toro scatenato. Non posso permettermi di cadere qui, pena arrancare per ore nella neve fino al bacino. Con una curva mi porto fuori, riprendo il controllo ma arrivo ad un paio di metri dalla traccia e mi fermo. Perdiamo il trenino dei ragazzi. Ci salutano. Per fortuna la traccia del mattino ora era consolidata ed il rientro è più rapido. Ripassiamo dalla caverna. Una terza colata veramente grossa e dura ha portato via 5 metri di sentiero. Se fosse caduta mentre aspettavamo sarebbe stato veramente grave. Ringrazio per la fortuna e la “protezione”…
Arriviamo alle macchine. Questa volta passaggio in un furgoncino “singolare” seduto su una ruota di scorta. Mitico! Altro giro. Ancora su, ancora i ragazzi…loro entrano nel Cantiere a destra, noi ancora una Sgualdrina.
Ora sappiamo dove mollare e dove tenere. A Sinistra il pendio è solo per noi. Via, velocità supersonica. Curve, salti, sbuffi….arriviamo a bomba sul piano e via dentro la traccia ormai dura e scorrevole come una pista da fondo. Ancora giù per la caverna. Ultime curve dentro al bosco. La neve incolla ma sono felice.
Ultimo sguardo indietro. Ultimo passaggio in furgone. Ultime chiacchiere. Io e Stefano ci sentiamo colmi di tutte le sensazioni della giornata. Per le curve, per la neve, per la caverna e per gli amici!
Grazie a tutti voi: al Fisio per i consigli, a Polvo per i passaggi, ai ragazzi per averci mostrato la via, a chi ha scavato, a chi a “supervisionato”, a chi ha tracciato il piano, a chi ha condiviso questa giornata.
Partire in due e ritrovarsi in quindici…anche questo è vero freeride.

lunedì 2 marzo 2009

Andermatt…si aprono mille possibilità.

Se dovessero chiedermi qual è la località che preferisco, risponderei senza esitazioni: Andermatt. Se dovessi pensare quale conosco meglio: Andermatt. Sabato sono rimasto spiazzato! Non solo perché Andermatt mi ha stupito nonostante il caldo, la neve-cemento-liquido, le tracce ovunque e le code in funivia, ma anche per aver realizzato quanto poco conosca di questo paradiso. “Non aver ancora fatto solo il Guspis” non vuol dire non aver fatto un fuoripista, ma significa non conoscere l’altra metà di Andermatt.
Arriviamo di mattina presto verso le 8.00 ma già c’è un gran trambusto. Fa caldo e la neve non è recente. Salendo notiamo con sconcerto che ogni cm2 di neve è stato tracciato. Anche cose “impossibili”. Anche dove per tirare due curve ci si è dovuti mettere a camminare sul filo di acuminate creste. Prima discesa a sinistra cercando qualche linea non troppo martoriata. Subito ci facciamo tentare dal Fensental…anche se è rimasto poco sembra valerne la pena.
Nonostante sia presto e la valle sia ancora all’ombra la neve è già pesante. Facciamo una fatica immane. Arrivati sulla statale una piccola passeggiata verso la funivia per sgranchirci le gambe. Siamo di nuovo al parcheggio verso le 10 quando….ma che fila c’è????Sprechiamo più di un’ora in attesa di salire…meglio non perdere altro tempo. Ci buttiamo subito dall’altra parte.
Risaliamo prima il colletto che affaccia sulla valle del Guspis…poi ci prendiamo gusto a quello scarpinare e continuiamo in cresta fino al punto più alto.
Da lì un panorama di vette innevate e mari bianchi che placidi sonnecchiano nel silenzio, aspettando qualche freerider pronto a lasciare la propria firma.
Osserviamo mille tracce scendere ora verso l’Unteralp, ora verso il Guspis, ora verso…chissà…Calziamo la tavola e ci buttiamo in un valloncello dove riusciamo a tirare due curve nella neve quasi intonsa…pochi metri ma almeno sono nostri.
Il resto del vallone è veramente suggestivo. Scorre via facile sotto le nostre tavole. Raggiungiamo la strada del Gottardo. Fine della corsa. Ci aspettano 6 km di strada in falsopiano. La neve incolla, la traccia s’inclina sul fianco, la velocità non basta. Spingiamo, sbuffiamo, arranchiamo…a forza di braccia come strambi fondisti avanziamo.
Raggiungiamo Hospental. Siamo esausti. Riposiamo aspettando il trenino svizzero che è stranamente in ritardo. Rientriamo sul Gemstock. Dalla cima rimiriamo quelle linee che siamo andati a conquistarci. Siamo soddisfatti.
Con ancora un po’ di forze facciamo due discese al centro. Le abbiamo fatte giusto per farle, ma la neve veramente pesante incollava letteralmente la tavola. Meglio scendere. Rientrando sulla pista nera, ormai scavata, esaliamo le ultime forze. Siamo quasi arrivati. Sono stanco e un po’ demoralizzato. Speravo in qualcosa di più. Uno sguardo alle case con i tetti camuffati dalla neve ed arrossati dal sole al tramonto.
Un ulteriore scorcio di un paese che adoro. So che restano ancora molti altri tesori che mi nascondi. Quindi a presto, Andermatt.

lunedì 23 febbraio 2009

2 nuovi amici

Solo l’anno scorso a questo punto della stagione avevo collezionato diverse belle uscite ma ero un po’ depresso per tutte queste avventure in solitario. Quest’anno, finalmente, sempre più riesco ad uscire con altre persone, rendendo le gite più sicure ma, soprattutto, molto più divertenti.
Venerdì è trascorso freneticamente spulciando tra bollettini e previsioni in cerca della destinazione migliore. In un primo momento sembrava che Andermatt potesse regalare la solita polvere…ma non ero molto sicuro del meteo. Andermatt con scarsa visibilità è veramente impraticabile e non ho voluto rischiare un viaggio a vuoto anche se…forse.
Zermatt. Non mi ricordo dove ho scovato la notizia di 18 cm fatti il giovedì e poi niente vento. Mah tentiamo. Sento il compare di questa avventura (Ruggero) e concorda per andare lì. Ruggero l’ho conosciuto all’imbocco del canale dell’Endre a Gressoney. In quell’occasione mi ha trasmesso la stessa passione per la montagna che nutro anch’io, il che mi ha portato ad affidarmi a lui quando mi ha detto: “saliamo a Cervinia stasera (venerdì), ci ospita un mio amico”.
Arriviamo tardi a casa di Federico, un ragazzo ligure che dopo la laurea in giurisprudenza ha deciso di dedicarsi alla sua passione, mollando tutto e trasferendosi a Cervinia. E’ già la seconda persona che conosco a fare questa scelta…segno del destino???
Molto gentilmente ci ospita (grazie veramente), però stronca ogni nostro sogno di fresca comunicandoci la situazione: niente neve, solo vento forte da 15 giorni.
La mattina di sabato regala una Cervinia non così fredda, scaldata dal sole e non sferzata dal vento. Saliamo verso Cime Bianche. Oltre le piste vediamo i sastrugi affilati come lame. La neve è dura e compatta. La gobba di Rollin è uno specchio di ghiaccio blu! Pazienza, vorrà dire che la prenderemo in modo “turistico”. Divalliamo a Zermatt.


L’idea era quella di scendere fino in paese ed andare a farsi un’idea dei pendii del Rothorn e dello Stockhorn in modo che per il futuro….
Non faccio in tempo a finire la lunga pista pianeggiante che porta fino al Trockener Steg che scorgo a sinistra sotto i pendii del Furggsattel della fresca!

Via! Altro che vento…tutto il lato di Zermatt è rimasto protetto e qui famosi 18 cm diventano anche 30, 40 nei posti “giusti”. Ci lanciamo in planata verso la prima bastionata rocciosa dove c’è un canale da provare.
Ruggero urla estasiato…tutti e due non ci aspettavamo queste condizioni e questa sorpresa rende tutto più bello!
Ripetiamo la stessa discesa per tre volte trovando sempre una nuova linea vergine. Provo a spingere sull’acceleratore e brucio il pendio con due curve a tutta. Nelle curve in front mi ritrovo sdraiato, accarezzando la neve con la mano e con il ginocchio. Siamo completamente immersi.
Finalmente arriviamo a Zermatt e risaliamo a Ziffelberg.

Davanti a noi una montagna di neve fresca!!!! Diverse tracce ma molto da fare…qua servono più giorni!!! Piccola sosta per mangiare qualcosa, giusto perché mi girava la testa dalla fame, altrimenti non mi sarei fermato. Risaliamo verso l’osservatorio a punta Gifthittli.
Facciamo una prima discesa per orientarci e torniamo velocemente su. Ci portiamo ancora più a destra. Ruggero, forte dei suoi sci, sale in costa, traversa e trova la strada giusta (viceversa ci toccava la notte a Zermatt). Sclero un po’ perché con la tavola non ho la stessa mobilità e non voglio ritrovarmi a ravanare per ore. Ad ogni modo sbuchiamo proprio sopra un ampio pendio poco tracciato. Ci buttiamo in picchiata fino a incrociare le piste. Sto per rientrare quando m’accorgo d’essere sul tetto che protegge il trenino a cremagliera che porta fin su. Mi ritrovo a snowboardare sul tetto finchè non trovo un passaggio per attraversare i binari. I soliti delinquenti Italiani, m’avrà urlato quello svizzero completamente ricoperto dalla neve che ad ogni curva sul tetto buttavo giù in pista. Mi scuso ma…non potevo rinunciare ad una traccia così “ignorante”.Ormai è tardi. Voliamo verso Furi per prendere l’ultima funivia verso Cervinia. In lontananza il ghiacciaio della porta Nera con i suoi tormentati crepacci, la caverna blu e l’orrido finale.

Forse la prossima avventura. Rientriamo a Cervinia stanchi e felici. Un doveroso saluto a Federico, peccato non fosse dei nostri.

Rientro a Milano con mille nuovi progetti che non basterebbe un altro inverno. Per fortuna, ora che non sono più in solitario, tutti a portata di mano.

martedì 10 febbraio 2009

Pila 10 e lode.

Sabato. Ormai è tutta la settimana che valuto previsioni, precipitazioni e bollettini. Sto fremendo. Molta neve è caduta venerdì e credo che altrettanta ne stia cadendo ora mentre davanti al pc cerco di trovare una meta “sicura”. Dopo alcune telefonate con i miei compagni d’avventura (Stefano “Cherry Vanilla”, Sebastiano “Seba” e Bertrand “Bber”) concordiamo per Pila. Eravamo già rassegnati ad una giornata interlocutoria tra piste e boschetti…giusto per muovere le gambe. Partiamo di mattina presto ma non c’è quella frenesia, quell’ansia d’arrivare il prima possibile per tracciare più che si può. Mi sento “rassegnato” all’idea di restare in pista. Troppo rischio, troppi incidenti, troppa neve. Così perdiamo un po’ di tempo a fare colazione ed abbastanza mollemente iniziamo a sciare. Piano piano il sole sbuca dalla cresta. La giornata è incredibilmente limpida e fredda. Pochi metri e butto il naso a bordo pista a saggiare la neve. Polvere.
Ragazzi!!!! Mentre traversiamo per raggiungere la Couis 1 iniziamo a saggiare sempre più quei 30 cm di polvere leggera tra una pista e l’altra. L’umore cambia radicalmente. Iniziamo a gasarci. Prima discesa sotto i piloni…polvere! Ma soprattutto non troppa!!! Le condizioni appaiono un po’ più sicure. Il bollettino parla di livello 3, e bisogna comunque stare attenti alle zone d’accumulo (anche se non c’erano tracce d’attività eolica intensa), ma molto meglio che a Madesimo o a Colere dove c’era un rischio veramente alto.
La confidenza sale. Risaliamo alla Couis 1 (praticamente non abbiamo preso altro impianto) e dallo sbarco risaliamo la cresta a sinistra.
Dalla cima si apre un valloncello magnifico. Poche tracce iniziali e neve ancor più profonda. Iniziamo la discesa uno ad uno. Surfare in quei 50/60 cm di polvere è entusiasmante. Ad ogni curva si solleva un’onda…ad ogni cambio la punta sbuffa…il ritmo sale…il sorriso si allarga…uaaaaa!!!!!
Scesi a metà veniamo raggiunti da un signore del posto. Gaudente anche lui, si raccomanda di non spostarci troppo a destra dato che là scarica facilmente. Detto fatto: uno snowboarder sopra di noi taglia il pendio e wom….parte una valanga via via sempre più ampia. Per fortuna non innesca nient’altro e si ferma molto sopra di noi. Raggiunto il ragazzo si scusa debolmente con frasi del tipo: “ eh lo so…ho fatto una cazzata…ma siamo in fuoripista e oggi ci sta…” Diciamo che avrei voluto piantargli una palata in faccia…ma non volevo rovinarmi la giornata.
Terzo giro. Ormai come formichine tutti risalgono la cresta. Noi rinunciamo ad un’altra run in quella zona. Ormai l’avevamo presa nel suo momento migliore.
Scatta il trip dei salti. Ci riscaldiamo con una prima balza di roccia.
Il salto è abbastanza facile ma le cadute sono spettacolari. Personalmente ho fatto un atterraggio “frullato” che mi ha strappato le gambe…sono farcito di neve ma non riesco a smettere di ridere. Stefano ci regala il salto più bello. Stacco nel punto più alto e “front flip” in atterraggio…”da manuale”…scatta l’ovazione!!!
La neve concede di tutto….ecco una casetta….ci devo troppo provare!!! I primi due tentativi sono per prendere confidenza (insomma, ho una certa età e mi cag@@@vo sotto). Basta…vado….mi butto non troppo convinto e atterro su un punto non troppo pendente e soprattutto già spianato…sbam…atterraggio a mozzarella….ah la mia schiena!!! Strepitoso (non il mal di schiena ovviamante).
Siamo a metà pomeriggio. Le gambe iniziano a farsi sentire. Ormai abbiamo tracciato di tutto…resta uno spallone nevoso tra alcuni pinetti incredibilmente intonso. Ci buttiamo. Orgasmo. Risaliamo alla svelta. Altro giro solo per noi. Iauuuuuuu!!!!!
Ormai è tardi. Ci portiamo verso la Couis 2 giusto per toglierci lo scrupolo. Per fortuna lì la neve era peggiore…non ci siamo persi nulla.
Scendiamo verso Pila. Siamo abbastanza cotti. Non contenti proseguiamo verso l’intermedia in direzione Aosta ma ormai è solo un rientro. Vorremmo tornare su…vorremmo restare qui…una meritata birra e via verso casa, consapevoli che le mille emozioni di questa incredibile giornata c’impediranno di lavorare per diversi giorni.
Grazie a tutti…sole e neve erano da 10, ma senza la vostra compagnia non sarebbe stata da 10 e lode. Epic day.

lunedì 2 febbraio 2009

Bormio con sorpresa

W-end tra sport e relax. Non sono mai stato a Bormio, troppo lontano per organizzare una trasferta in giornata. Trovo su internet un po’ di post che parlano di un famoso fuoripista: il Vallone. Più che famoso, famigerato dato che ha fatto molte vittime in passato anche tra maestri di sci del posto. Tutte queste informazioni mi lasciano un po’ preoccupato. Mi consolo considerando che saranno almeno 7 giorni che non nevica a Bormio, inoltre sarò con un gruppone d’amici non troppo votati al freeride. Ci ritroviamo tutti sabato sulle piste. Sole, neve perfetta e poca gente in giro. Ci scaldiamo con due discese a fuoco. La neve battuta dal gatto permette di carvare a tutta velocità. Verso le 11 vedo due sciatori scendere dal famoso Vallone sollevando sbuffi di neve. Sembra proprio polvere! Inoltre non c’è una traccia!!! In pochi secondi con Giovanni (esperto skialp) e Matteo (gran sciatore) ci ritroviamo all’imbocco di questa conca esposta a nord e solitamente sottovento (caratteristiche che solitamente non portano nulla di buono). Accendo l’arva e preparo il tubo dell’avalung mentre Giovanni valuta la neve. Sembra che ci siano 30/50 cm di neve fresca polverosa sopra uno strato duro e stabile. Condizioni perfette!!!!
Ci buttiamo dentro a rotta di collo. La tavola fluttua. Le curve si fanno ora più strette, ora più larghe. Ogni dosso è una scusa per un salto, ogni contropendenza una sponda per curvare e sollevare spruzzi di neve. Urlo, rido, salto….dietro di me il povero Teo (non abituato alla fresca) arranca. Spigola, spinge, sprofonda. Esausto ritorna in pista. Peccato, speravo di convertirlo al freeride ma è più uomo da “paletto”. Egoisticamente lo mollo in baita…non si può non onorare questa neve!!! Io e Giovanni torniamo su. Altro giro. Ci spostiamo più a sinistra dove la neve è ancora più alta. Lui davanti ed io dietro ad una distanza di 10 metri. Entriamo in un valloncello fantastico. Sciamo sulle dorsali, lui a destra ed io a sinistra. La mia tavola vola. Siamo testa a testa quando entrambi decidiamo d’entrare dentro….sbam!!!! Incredibile…siamo solo noi due e riusciamo a scontrarci!!!! Per fortuna ci siamo presi di striscio ma ho fatto in tempo a staccare uno sci al Gio che mi finisce in una nuvola di polvere. Che figura di M….colpa mia, ma non capivo più nulla con tutta questa powder!!!
Terzo giro. Provo a girare un 180 su una piccola cresta….atterro sbilanciato in avanti e…patapum…completamente innevato….ma che figata!
Ancora su….per fortuna trovo due snowboarder del posto (Michele e…pessima memoria, scusa) con cui andiamo ancora più in là, scendendo da un paio di canalini niente male. Grazie ragazzi, senza di voi non mi sarei fidato.Rientro sulle piste. I miei amici m’avevano dato per disperso. Mi spiace di non esser stato con loro…ma una neve così andava onorata. Domani niente snow, si và alle terme ma non importa, Bormio mi hai già regalato tanto.