venerdì 18 febbraio 2011

BIG DAY

Dopo 2 mesi di siccità e astinenza da vera neve fresca ecco finalmente una bella nevicata sull’italia. In molti saranno ai cancelli per trifolare tutto e di più. Anche noi siamo della partita. Non si può aspettare il w-end e decidiamo per il venerdì. Passiamo tutto il giovedì a vedere com’è il meteo per capire dove e come avranno già arato i più assatanati. Cosa sarà rimasto? Dove potremmo trovare ancora qualcosa? Ed ecco l’informazione giusta: San Domenico, 50 cm di powder e impianti chiusi fino a venerdì. Non c’è dubbio, dobbiamo andare là!!!
Venerdì il sole è già alto e la giornata si prospetta splendida e…calda. Giusto una nube si schiaccia sul pendio là in fondo…non sarà una nube fantozziana??? Per fortuna erano le condense che si sviluppavano sul Sempione…sopra le nostre teste un cielo terso e blu intenso ci gasa ancora di più. La biglietteria apre alle 9.00 ma già alle 8.00 siamo una ventina già in fila. Immaginando la competizione mi porto avanti ad aspettare…in questo modo saliremo per quarti garantendoci il giro giusto per tracciare molte prime linee. Uscendo sulla conca restiamo basiti: i dubbi si fugano, la neve c’è ed è buona e tanta. Tutto vergine…vorremmo che la seggiovia accelerasse….scalpitiamo.

Non siamo mai venuti a San Domenico, quindi rinunciamo al canale di destra (che, aimè, verrà istantaneamente sverginato) ma optiamo per un più saggio bordo pista. La neve è stupenda. C’è poco tempo per le foto perché dietro di noi 20 affamati divoreranno il pendio in pochi secondi…come cavallette assassine dopo pochi minuti tutto è pesantemente tracciato.

Un paio di giri fatti a fuoco, quasi da non godersi tanta manna e poi andiamo su. Apre lo skilift alto…ancora powder, ancora prime tracce. Qui la pendenza decresce, ma ci sono insidiose gobbe e vallette prese a bomba…la fretta è tale che si affronta metro per metro con istinto puro.

Dopo un paio di ore di combattimento scatenato c’è una strana calma nell’aria. Secondo me c’è qualche local che la sa lunga…detto fatto…li vediamo salire un costone fino alla croce. Da lì una bellissima discesa vergine. Andiamo???? Mi piacerebbe salire ma vorrebbe dire perdere mezza giornata. Ma questa bella neve è così rara quest’anno che non vogliamo sprecare nemmeno un minuto…ci sono ancora ampi spazi dove goderne.
Stiamo scendendo i dolci pendii sopra la stradina quando quei local partono dalla cima e…bam una bella valanga. Si vede bene il piano di scorrimento anche se la neve sembra debolmente coesa. Credo che l’abbiano fatta partire apposta per bonificare il pendio. Che inverno assurdo…con la poca neve che c’è è molto più pericoloso del solito…bisogna stare con le antenne dritte!!!

Sono tre ore che tritiamo senza sosta. Salendo verso un colle vedo una bella valletta verso sud. La neve è scaldata ma sarà sicuramente una bella sciata. Ci confermano che la discesa riporta giù fino al paese. Aspettiamo ancora qualche minuto ma al secondo passaggio è già sverginata!!! Ah maledizione…avevo visto giusto!!! Ci buttiamo dentro. La neve e smollata ma si scia bene. Ci sono vari dossi e massetti con cui divertirsi a zompare come grilli.

Dopo il primo pendio la valle gira dentro un bel canale. La sciata diventa più “tobogosa” ma molto divertente….siamo in pieno sole e fa un caldo pazzesco.

Arriviamo al boschetto. Da qui qualche metro di super ravanage (la neve è evaporata) fino allo stradello che, per fortuna, ci conduce facilmente fino alla strada.
Sono le 14.00…abbiamo dato. La camminatina finale fino al parcheggio consuma le ultime energie ma non è rimasto molto da fare. Sprofondiamo in un senso di gioia profonda, di calma e serenità. Grazie a tutti è stato un vero BIG DAY.

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSATIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.

sabato 12 febbraio 2011

La gita che non ti aspetti (holiday on ice)

Suretta da Splugen.
Stavo cercando una bella gita da fare sabato per testare a fondo la Venture. Mentre scorrevo gl’itinerari sulla guida, questa gita m’ha rapito: la salita al Suretta da Splugen e la discesa della Val Suretta verso Surfers. Si è la mia gita. Si poteva organizzare in compagnia ma desideravo proprio farla in solitaria, prendermi i miei tempi, godermi i miei spazi, sprofondare nei silenzi, capire a fondo la nuova tavola.
Parto di buon ora. Davanti a me un gruppo di skialpers che mi precederanno per tutta la gita di un centinaio di metri. Il primo dosso è infido, pieno di buchi e ghiacciato.

Nonostante i coltelli perdo aderenza di una mezza tavola e mi ritrovo sdraiato. Iniziamo bene! Stavo salendo troppo distrattamente…e forse ero ancora un po’ addormentato. Poco male, arrivato al bosco la neve non c’è più, solo aghi di pino. Spallo la tavola e inizio a salire (sarà la split, sarà la Venture ma il peso si sente). Procedo per 150 metri a piedi poi, finalmente, uscendo da bosco ritrovo la neve. Da qui in poi sarà una salita per bei valloncelli ma tutta di traverso, tanto da spaccarmi le caviglie. A destra la bella vista sul Tambò (oggi dovrebbe esserci Silento), il passo e gl’impianti di Splugen.
In fondo una cima che non conosco ma che ben si presenta per una futura gita.
Proseguo. La Venture in salita mi piace sempre di più. Si muove precisa. Si tocca anche meno della Yukon (forse perché più stretta, forse perche meno sciancrata) e, comunque, ha un topsheet davvero resistente (dove la lamina ha toccato ha fatto a malapena un graffietto).

Sono in vista del colletto finale. Gli sci alpinisti sono già lì che tolgono le pelli e montano i ramponi per la vetta, ma a me questa non interessa. Quando arrivo al colle loro iniziano a salire. Qualcuno è incuriosito dal mio attrezzo: “che bel paio di sci”!!!! Sembra serio….
Guardo dall’altra parte e subito colgo un bel pendio abbastanza ripido dove poter scendere.
Però non vedo il traverso per passare la calotta glaciale come recensito. Non mi trovo nemmeno con le foto. Forse sarà la poca neve a cambiare la prospettiva. Mi preparo….nel mentre gli sci alpinisti scendono trafelati: abbiamo sbagliato colle…la cima è più in là. Guardo il gps…ma no, ho sbagliato traccia ancora!!!! Proprio nell’ultimo valloncello credevo d’esser arrivato, c’era il colle, la traccia e le persone…pareva ovvio…ma non era. Siamo al colle segnato 2746 e non a quello sulla destra a 2800. Loro scendono e risalgono…io…posso passare anche di qui. Anzi. Non c’è una traccia in giro. Tanto meglio. La neve è pesantemente lavorata dal vento, sembrano onde nel mare, ma è sufficientemente “morbida” da surfarla. Perfetta per testare a fondo questo rocker.
Si parte! Faccio le prime curve con circospezione ma la tavola con gli attacchi centrati è molto meglio. Gira facile e scappa meno. La bella punta a siluro spacca i sastrugi che è un piacere.
Il pendio si divide. A sinistra, tra una bastionata rocciosa e un dosso, si apre un bel canale ripido.
Se c’è della neve decente in giro dovrebbe essere lì!!! In effetti sulla sinistra del dosso (destra del canale) c’è della bella neve vagamente fresca. Al centro è molto duro. Scendo con curve abbastanza controllate, sono da solo e, comunque, la neve non è abbastanza morbida per andare giù a fuoco. Inoltre la consistenza varia di metro in metro e rischiare di arrivare a bomba su una bella crosta non portante non è il massimo.
Alla fine il canale si allarga. La neve qui è molto più dura. Mi volto a cogliere questo regalo.

Se avessi fatto il colle classico non l’avrei mai colto. Però già so che devo tornare per fare il percorso classico!!!
La parte mediana della valle è molto meno pendente (praticamente ti bruci tutto e subito) però è già trasformata dal sole. La sciata si rivela assolutamente piacevole…tra dossi e vallette ci scappa anche qualche saltino (davvero modesto però).

Verso i 1800 la discesa diventa più un rientro seguendo la flebile pendenza e cercando d’evitare i numerosi sassi. Fa caldo. Mi ritrovo in maglietta come se fosse maggio. Arrivo ad una bella baita appena prima del bosco. Procedo one foot quasi pronto a staccare quando nel bosco…20 cm di brina di superficie!!!! Sembrava avesse appena nevicato!!! Mamma che spettacolo. Si scia per solo due curve ma che sballo!!!!

Poi arriva il conto…ed è salato! Il sentiero di rientro è completamente ghiacciato con molti sassi fuori. Ne prendo uno sotto la soletta, di quelli che senti frenare la tavola…avrò sbragato tutto!!! Decido di procedere a piedi, non ne vale la pena di distruggere la Venture (con quello che costa!!!!).
Guardo sotto e…appena un graffio superficiale…questa è la soletta che voglio…se devo barattare questa super resistenza con un po’ di peso in più ben venga!!!
Mi ritrovo di nuovo con la tavola nello zaino. Procedo abbastanza bene finche il sentiero non è più di neve dura ma di ghiaccio vivo. 20 cm di ghiaccio trasparente come i vetro.

Sono costretto a procedere con estrema cautela, cercando sassi, radici o terriccio per avere un minimo di grip. Le bacchette sono il mio unico supporto. Ma con 8 kg di tavola nello zaino l’equilibrio è piuttosto precario. Si rivelerà una discesa lunga e snervante. Almeno tre volte ho giocato il jolly scivolando e rimanendo in piedi per miracolo…poi la quarta volta, proprio a venti metri dalla strada…bummm…a gambe all’aria!!!
Poco male…sono in fondo. Mai e poi mai avrei pensato di trovare una situazione del genere. Ghiaccio vivo fino a 1300 metri nonostante i 9°C dell’aria. Bisognava portare i ramponi più per questo sentiero che per la cima!
Sono arrivato sulla statale. Si scioglie la tensione e mi sento esausto. Però non è ancora finita. Devo arrivare a Surfers alla pensilina dell’autobus. Sarà ancora un’oretta a piedi, sperando in un passaggio ma quelle due macchine che sono passate mai si sarebbero fermate a dare un passaggio a un matto che esce dal bosco con una tavola nello zaino!

Cammino lungo il lago ghiacciato. Il sole mi batte in faccia scaldandomi. Finalmente arrivo alla pensilina.

Aspettando il bus, mi riposo, mangio qualcosa e ripenso a tutte l’emozioni della giornata passata nel cuore del Suretta in profonda intimità…proprio quello che cercavo.

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSATIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.

domenica 6 febbraio 2011

Altro che Valpiana – Sa1

Seconda uscita del Sa1 con la Righini ma prima vera gita di gruppo. La meta è il Poncione della Valpiana in val Bedretto. Sono proprio felice di questa meta perché da tempo la val Bedretto è nel mio immaginario come un luogo incantato dove la neve scende copiosa. Calcolando il periodo di vacche magre questo diventa il rifugio peccato rum di noi sci alpinisti.
La giornata inizia subito bene: la sveglia non parte e verso le 5.30 solo la telefonata dei miei compagni di viaggio mi fa scattare giù dal letto!!! Ci troviamo alla solita DeAgostini dove trovo Beber con altri amici intenti a fare una bella giornata di skialp. Trovare gli amici in giro nei posti che frequento (Beber oggi, Giuliana e Giorgio da Sport Specialist ieri) mi fa capire che sono sempre più radicato in questo mondo di appassionati di montagna.
Arriviamo in val Bedretto, località All’Acqua. Fa caldo. Sembra aprile e non febbraio. I pendii a sud mostrano l’erba. Per fortuna si sale a nord-ovest.
Preparo la Venture. Sono molto curioso di vedere come và. Tutti sono abbastanza interessati da questo strano oggetto metà sci, metà snowboard.
La prima parte della salita è bella ripida.

La neve sfonda parzialmente ma con la split mi muovo agile. Piano piano prendiamo il ritmo di salita. Il sole fa capolino dalla cresta in mezzo ai larici creando giochi di luce e ombra abbastanza surreali.

Superato il dosso si apre un primo pianoro che ci fa respirare, ma proprio davanti a noi una parete quasi verticale ci sbarra la strada. Gianfranco (istruttore) l’arte della salita: con diagonali, inversioni e raccordi si può trovare la traccia ottimale per salire anche il “ripido” senza troppa fatica. Peccato che il secondo gruppo era con Cerino che ha optato per la linea diretta (credo sia apparso loro il paradiso con tutti i santi che cantavano in coro).

Finalmente usciamo al sole. Fa caldo e si sta bene in maniche corte. Manca poco al colle ma l’energie sono al lumicino. Anch’io mi sento fiacco. Sono abituato a tirar dritto con il mio passo. Spezzando il ritmo e fermandoci di frequente mi fa sentire più stanco del normale. O forse è la corda che pesa nello zaino (l’ho vinta per tutto il corso).

Si è fatto tardi e non riusciremo a fare la cima. Però abbiamo imparato un sacco di cose, abbiamo osservato, siamo stati immersi nella natura. Per questo siamo felici, anche senza cima.

Ci si prepara alla discesa. Il momento della verità. Come sarà questo rocker?
Prime curve: in effetti non curva come una tavola normale. Sul firn tipo primaverile: gira svelta e facile. Mi ritrovo a trattenere la curva dalla facilità con cui chiude.
Usciamo dalla luce. Qui subito la neve è dura e compatta. La tavola tende scapparmi da sotto. Probabilmente carico troppo indietro perché abituato al camber classico (anche la posizione degli attacchi è troppo arretrata). Mi scappa un paio di volte. Mi sento rigido.
Arriviamo sul muro di 100 metri che varranno l’intera gita e ogni goccia di sudore spesa oggi. 100 metri di neve fresca, leggera, morbida e intonsa. Ci catapultiamo giù uno alla volta. Qui il rocker si sente. Galleggia in modo imbarazzante. Mi ritrovo ad andare forte. Ci sono un paio di dossi appena accennati, ma basta pompare quel minimo per staccare il volo….wow che spettacolo. Siamo tutti a mille. Come sempre lo snowboarder fatica in salita ma gode come un riccio in discesa.

La seconda metà della discesa è su neve rigelata particolarmente difficile. Non so se è il rocker o sono io ma non riesco a venir giù come al solito.
Prova arva e poi giù per il bosco. Ormai scendiamo come un branco disordinato.

Siamo stanchi e la neve fa schifo…però quei 100 metri sono ancora lì nel nostro cuore.
Arrivati alle macchine ci si ferma per una birretta (peccato aver disatteso la tradizione delle torte, del salame e del vino a fine gita...bisognerà recuperare). Il gruppo è veramente bello e stiamo legando alla grande. Andar per monti con questi ragazzi mi fa dimenticare quest’inverno avaro di neve. Non resta che prender confidenza con la Venture…mi toccherà prendere un giorno di ferie!!!

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSATIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.

sabato 29 gennaio 2011

World economic powder

Sabato io e Beber decidiamo di spingerci fino a Davos per assaggiare un po’ di quella powder caduta mercoledì. L’astinenza fa brutti scherzi e farci 260km per una gitarella pianificata al volo venerdì sembra una cosa normale.
Arriviamo a Davos e subito un bel posto di blocco ci ricorda che i grandi della terra sono riuniti qui per parlare della crisi economica. Passiamo indenni mentre un westfalia dell’80 viene subito fermato e perquisito (avevano proprio la faccia da black blocks).
Superiamo il grosso centro alpino per portarci verso un paesino sperduto, Litziruti. Qui la strada termina con un bel parcheggio. Ore 8.30 pieno di skialper pronti a partire (ma quanti sono????). La sosta si paga 5 franchi da mettere in una busta bianca sopra cui scrivere la targa. Ci saranno state una trentina di macchine. Ovviamente a nessuno verrebbe mai in mente di non pagare o, addirittura, prendersi i soldi degl’altri. Io che c’ho pensato ero l’unico italiano nel raggio di chilometri (essendo che pure Beber è francese).
Si parte. La traccia è ben fatta e s’inoltra subito in un fitto bosco.

Beber parte a testa bassa ed io da freddo arranco un po’. Superato il bosco ci ritroviamo alla destra del ruscello. Guardando il gps eravamo un po’ fuori traccia ma sembrava di poter rientrare più avanti. La realzione non era chiarissima (l’ho trovata solo in tedesco e tradotta con google…no comment).
Usciamo in una bella vallata. Alcune tracce la risalgono per girare a sinistra verso un passo. Mi sembrano coerenti con la cartina e la relazione della gita.

Continuiamo a salire. Incrociamo un gruppo di ragazzi che ci chiedono informazioni. Non sembrano sapere bene dove stanno andando…per contro anche noi, riguardando il gps, eravamo fuori di 2 km dalla traccia di salita. E adesso? Aggregarci a loro non mi sembrava una grande idea. Andare a caso nemmeno.
Bisogna scendere e riprendere la traccia originale. Al momento mi sembra che basti poco per rientrare, quindi non unisco la split ma scendo con le mezze tavole e le pelli montate. Alla fine sacrificherò 200/300 metri di bella neve e perderò forse più tempo che a smontare/rimontare…ma come si dice “non tutto il male vien per nuocere”…così ho imparato a scendere con le mezze tavole con uno stile tipo “telemark” e con molta più sicurezza (a volte capita nelle gite di fare qualche metro in discesa e, in passato, è stato abbastanza tragico).
Riprendiamo la traccia. Sono le 11.30 e ci mancano ancora 800 metri (alla fine la gitarella da 1100 metri si è trasformata in una da 1400…e domani ho anche Sa1!!!!).
Ripartiamo ancora più decisi per recuperare il tempo perso. La parte bassa è un po’ ghiacciata e scaldata dal sole, ma in alto la neve è fantastica con pochissime tracce di discesa da questo versante. Già fremiamo all’idea di surfare tanta roba.

Ma, arrivati al colle, la sorpresa: il lato nord che doveva essere ancora più polveroso, era tutto tritato!!! Ma come??? Ha nevicato mercoledì…oggi è sabato…ma qui la gente non lavora??? Inoltre non ci sono impianti…si deve faticare!!!
Cosa facciamo? Torniamo dal lato sud (con neve peggiore ma vergine) o dal lato nord, tritato ma chiudendo un bel anello? Beber vota per la seconda. In effetti il senso della gita non è solo la powder ma anche vedere un posto nuovo. Però non poter tirare almeno due curve nella neve intonsa mi rode. Sono lì che mi arrovello quando vedo una possibile linea fra le rocce scendere giù dalla croce.

La linea della discordia. Beber non è d’accordo e si oppone con insistenza. Peccato che sia capoccione…inoltre più mi dicono di no….
Arrivo sulla cresta e valuto la neve. Il vento ha lasciato una leggera increspatura risalendo però non ha fatto accumuli proprio lì. La neve non è coesa (altro buon segno) però è fatta da angoli sfaccettati. Scavo un po’ giusto per vedere cosa c’è sotto. 30 cm che poggiano su un piano duro. Spingo con la tavola da fermo…tutto ok.
Parto. Beber mi controlla dal canale. I primi metri sono attento a possibili rocce affioranti. Spingo su una prima curva e si stacca uno slush di neve non coesa. Ormai c’è sufficiente fondo per partire dritto per dritto senza esitare. Dipingo 4 curvette e sono già in fondo…nulla di speciale ma almeno sono “mie”.

Il resto è abbastanza tritato…ma in bella neve si riescono a tirare belle curve.

Dal vicino Rothspitz vediamo scendere goduriosi alcuni skialper con belle linee…se non avessimo perso tempo potevamo ripellare…ma ormai è tardi.

Scendiamo fino a degli chalet dispersi nel cuore della montagna. Sono tutti qui (quasi una folla).
C’è un corso Sa1 svizzero che si esercita nella prova arva su un campo predisposto dalla Mammut…proprio un altro mondo.

Da qui si scende su stradino fino alle macchine. Mentre mi cambio penso al lungo viaggio di ritorno e, comunque, so che ne è valsa proprio la pena.

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lunedì 17 gennaio 2011

Punta del Rebbio da primi

Dovevo andare a Colere con fidanzata e amici. Certo i 10° previsti non mi fanno ben sperare ma doveva essere una sciata in compagnia. Per “fortuna” Silvia ha un raffreddore devastante e ieri sera mi libera da ogni impegno. Ma come…e adesso? Avevo già deposto le armi? Inoltre l’anticiclone africano non molla la presa e la caldazza prevede lo 0 termico a 3200mt!!!
Non è una semplice questione di trovare neve fresca ma soprattutto di sicurezza. Con un rialzo così importante verrà giù di tutto!!!
Appena arrivo a casa mi metto al pc ed inizio a verificare un po’ d’informazioni…ultime nevicate, meteo vento…alla fine sembra che a Briga ne ha messi 40cm mercoledì. In zona c’è il Rebbio. Avevo già rinunciato ma oggi potrebbe essere la scelta giusta. In mezzo il passo del Sempione dovrebbe sbarrare la strada alla caldazza. Ma stamattina a Gondo sono le 7.30 ed il termometro dell’auto sembra impazzito: 12°C!!!!!! Mainchia!!!! Ma non demordo…ormai sono arrivato fin qui… La salita al passo fa scendere un po’ le temperature ma a 2000mt ci sono comunque 2°. Venendo dall’Italia ci sono prati verdi fino a 1800mt, il caldo s’è mangiato tutto. Passando da Rothwald il sottobosco è scoperto. Per fortuna qui fa un po’ più freddo. Parcheggio a Berisel con 0°C. Inizio la risalita nel bosco, la neve è ghiacciata.

Appena fuori sui dossi prima dell’alpe Bortel la neve è marcia. Mi svernicia un signore con gli sci. Non ho nemmeno il tempo di scambiare due parole che è già avanti a batter traccia. Meglio per me!!! Stiamo faticando non poco nelle tracce a mezzacosta perché la neve non tiene. Vedo che ravana un po’ su un dossetto ma alla fine passa. Quando arrivo io mi sento sicuro dei miei rampanti….ma nemmeno mi rendo conto che la pelle scivola con tutta la neve sotto e sono lungo disteso…inizio a scivolare giù. Punto le mezze tavole e in qualche modo mi fermo. Niente di grave ma 20 metri da rifare. Inoltre sono lavato!!!

Dopo un bel po’ finalmente sbuco all’alpe a 2000 metri. Da qui la traccia diventa più regolare e meno esposta inoltre, sorpresona, ci sono 20 cm di neve fredda e spettacolare. Anche il vento non l’ha rovinata troppo e, comunque, tra dossi e vallette è rimasta protetta. Davanti a me il Rebbio.

Nel frattempo mi ha passato un altro sciatore (sono proprio fuori allenamento). Siamo in tutto 3 e davanti a noi è tutto vergine. Mentre salgo già mi pregusto la discesa. Immagino la mia linea. Dove poter passare, dove saltare, dove stare attento. Valuto ben bene dove la neve è migliore. Dove ha fatto una leggera crosticina. Dove ci sono accumuli duri e compatti. Devo sfruttare al massimo il pendio.

Arrivo a 2600 metri. Mi fermo a rifiatare e mangio qualcosa. Il primo già è di ritorno. Beato lui ha avuto l’onore della prima traccia, ma se l’è guadagnata! Il Rebbio sfumacchia ma per fortuna il vento resta alto sulle creste e al sole si sta benissimo. Scende anche il secondo. Fa una linea vicina a quella del primo. Perfetto: la valletta di sinistra è intonsa, solo per me. Mi tornano le energia quasi esaurite. Continuo non puntando la sella ma stando un po’ più al centro. So che non è un bel posto quindi a quota 3000 mi fermo, abbastanza lontano dalla bastionata rocciosa mi preparo per scendere.

Non faccio in tempo a tirare gli scarponi che il vento girà. Adesso arrivano delle raffiche dalla cresta gelandomi le mani. Il forte vento stacca dei ghiaccioli dalla cima e ruzzolano sul pendio come proiettili. Non sono proprio in un bel posto. Smetto di perdere tempo, mi aggancio in fretta e furia però non voglio bruciarmi quelle prime curve. Mi concentro. Dopo tanta fatica (alla fine saranno quasi 1500mt di dislivello) non bisogna sprecare nulla. Parto. La neve è morbida, quei 20 cm sufficienti a farti sbiellare. Quasi perfetta. Mi porto tutto a sinistra. Prendo subito un bel ritmo, anche se è tutto per me resto in una serpentina abbastanza stretta e regolare. Mi fermo. Mi volto e la mia firma è là, solitaria.

Può sembrare una banalità ma da tanta soddisfazione. Riparto. Ora scendo più sciolto. Mi destreggio tra dossi e vallette. Corvette, curvoni, controtendenze. Ecco una piccola cornice, perché non sfruttarla per un bel salterello…e via, veloce e fluido mi mangio tutto il pendio in un sol colpo. E’ quasi un peccato.

Appena più in basso la neve è smollata dal sole. Salendo ho visto una bella valletta, là sarà perfetta. Anche gli sciatori son passati di qui….furbacchioni…ma ce n’è per tutti!!!
Quota 2000mt. La pacchia è finita. Dove ho ravanato in salita mi ritrovo a ravanare in discesa. Raggiungo il ruscello.

Da qui è solo stradello per il rientro. Arrivo alla macchina. Sono esausto ma carico d’adrenalina. Giornata strepitosa. L’idea di ributtarmi nelle fitte nebbie padane non m’alletta. Mentre mi sistemo alzo lo sguardo. Il Rebbio è là.

Mi dice arrivederci. Rispondo: a presto!

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mercoledì 5 gennaio 2011

X fortuna c’è il Devero

Oggi ho deciso di fare la Punta del Rebbio. Peccato che l’ultima nevicata risale a settimane fa…inoltre è previsto un freddo polare…quindi tentare una cima di più di 3000mt esposta ad ovest non mi sembra proprio una bella idea…vabbè…all’ultimo cambio idea…spulcio il mio prezioso libricino (Scialpinismo in Valdossola) e trovo una bella gita in mezzo ai boschi, non troppo alta…il Seehorn da Gabi…inoltre su On-ice leggo un report recente e parla di neve polverosa tra gli alberi ma dura in alto. Mi convinco che sia la gita giusta…cmq 1200 metri di dislivello per testare la mia forma e lo stato del ginocchio. Visto i -15 previsti in nottata desisto dal dormire in macchina e parto la mattina presto. Sprecare due ore di sonno prima di una gita mi sembra assurdo…devo sperimentare l’accoppiata sacco invernale+macchina perché sono convinto funzioni.
Arrivo a Domodossola con un bel vantaggio sulla mia tabella di marcia…ma ecco il disastro!!!! Strada del Sempione chiusa per frana! Ma come???? L’ho fatta solo la settimana scorsa? Com’è possibile? Però non devo arrivare al passo…forse mi và di culo….
Purtroppo a Iselle tutto bloccato. Devo ripianificare al volo….mi viene in mente il Pizzo Bandiera…provo a cercare la traccia gps su internet ma sto diavolo di smartphone non riconosce il file…ma chissene frega poi lo passo sul gps!!! Vabbè…inutile improvvisare…me ne vado al Devero a fare il Cazzola che almeno conosco e non è difficle. Arrivo al Devero ed è nuvoloso. Cade qualche fiocco di neve. Lascio la seggiovia alle mie spalle e comicio a risalire nei boschi che portano al Misanco. Neve poca, dura e tracciatissima. Temo già il ritorno. Insomma la giornata non sembra proprio indovinata. Arrivo all’Alpe Misanco.
Davanti a me due ciaspolatori. Qui la neve è già migliore ma trovare linee vergini è un’utopia. Continuo a salire. Gli spazi si ampliano. Gli alberi imbiancati più dalla galaverna che dalla neve mi ricordano che fa freddo. Piano piano, nel silenzio, inizio a sbucare sopra le nuvole.

Sopra un cielo azzurro e sole limpido m’infondono una gioia profonda. Il contrasto è pazzesco. Lascio le nubi nel bosco dietro di me e finalmente arrivo sul crinale al sole.

Ne avevo bisogno. Laggiù un mare spumoso con qualche isola che affiora. Sembra il mare.
Arrivo sul Cazzola. Troppo facile. Decido di scendere giù di qualche centinaio di metri e ripellare fino alla punta successiva. Dovrebbe essere la scatta d’Orogna. La neve è compatta e pesantemente lavorata dal vento. Ci sono dei sastrugi imponenti alternati a calotte lisce e compatte. Già so che sarà una faticaccia con lo snowboard ma sono ripagato dal panorama. Arrivo in cima mangio un panino e decido d’iniziare a scendere.

Potrei andare più in là ma la valle nel mezzo ha troppe conche e con lo snowboard sarei costretto a sganciare troppe volte. Inoltre la neve non ne vale la pena. Parto. Spingo forte cercando di rompere le punte ghiacciate formate dal vento. Scendo agine ma non certo divertendomi. Supero in qualche modo i vari avvallamenti ma spesso sono costretto a passare a piedi. Finalmente riguadagno il bosco. Qui dovrebbe rimanere più continuo ma in realtà ci sono varie vallette. Tengo un dosso dove trovo una bella linea vergine e della fantastica polverella!!!

Disegno 10 curve di pura libidine…le uniche della giornata ma non mi posso lamentare. Arrivo in basso. Qui è tutto tritato. Sbaglio e resto sulla destra del ruscello. Sono costretto a passarlo dove è ormai disegna una gola profonda.

Risalire a piedi è impossibile. Sono sprofondato nella neve fino al bacino e non c’è verso di avanzare. Lancio la tavola oltre il colletto e mi arrampico su un albero. Finalmente sono fuori. Sono esausto. Le ultime curve nel bosco sono un suplizio. Arrivo alla macchina e sono felice di tornare a casa. Qualcuno scende dal Bandiera…chissà che neve avranno trovato. Ma nella nebbia più totale andare alla cieca non è il massimo. Sono comunque soddisfatto. Aspettiamo condizioni migliori in questo pazzo inverno nevoso ma troppo caldo.

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSATIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.

giovedì 30 dicembre 2010

Corno Orientale del Nefelgiù a 100mt dalla cima.

Dopo la mezza gita di ieri al Sempione mi è rimasta la voglia di fare una bella gita in zona. Marzio mi pacca, probabilmente non molto convinto dalle condizioni della neve e ancora scottato dal solito marmo di Medesimo (quando capiranno che il Groppiera và tenuto aperto ed il canalone bonificato con le cariche e non tenerlo lì a sputtanarsi da solo!!!), quindi sono solo soletto. Mi alzo presto, faccio colazione per strada e già alle 8 sono in Val Formazza.

La fama di questa valle è ben meritata: sembra che il tempo si sia bloccato a cent’anni fa. La strada che porta a Riale permette d’arrivare nel cuore della Formazza, ma per andare oltre servono solo le gambe. Che posto magnifico e surreale. Parcheggio in località la Frua e già vedo le tracce che portano in su.

Ne approfitto e salgo agilmente verso il dosso. Seguendo la traccia mi rendo conto di quante differenze ci sono tra ciaspole e pelli. La salita è meno ripida con più sviluppo. Sembra di danzare tra le gobbe cercando la linea più redditizia. Ah quanto ancora ho da imparare!!!! Ripensando a ieri mi rendo conto che devo ancora maturare molta esperienza.

Dopo un’oretta arrivo in cima al primo dosso. Da qui si punta direttamente al Nefelgiù….emh…non proprio direttamente…ci sono due conchette da superare…il che vuol dire rimontare le pelli al ritorno…ovvero una gran menata con la split!!!!

Continuo a salire nel silenzio più totale. Se non fosse per queste vecchie tracce penserei d’aver sbagliato strada. Non c’è anima viva. Nemmeno sulle montagne vicine. E’ una solitudine inebriante, un silenzio profondo a cui non siamo più abituati. Superata la prima conchetta le tracce si dividono.

A sinistra c’è una comoda punta raggiungibile in meno di un’ora. Inoltre la neve sembra proprio bella. Dritto la seconda conca e la valle finale fino ai corni. Insomma ancora due ore. Ma non sono qua per la neve ma per esplorare questi posti. Tiro dritto.
Arrivo alla valle finale. Ormai ci siamo, manca poco.

Riparto spedito ma dopo solo mezz’ora mi devo fermare a rifiatare…riparto…altri 15 minuti e poi stop…riparto e stop…mi manca la forza. Improvvisamente le gambe arrancano. La gitarella di ieri e lo stop per il ginocchio si fa sentire. M’impongo di raggiungere la sella dove c’è il sole. Con la testa e con il cuore arrivo stremato. Sono a 100 metri dalla vetta ma non ne ho più. Mi godo il sole al riparo dal vento e mangio rimirando un panorama mozzafiato.

In discesa la neve è compatta. Speravo che questo vallone stretto stretto l’avesse protetta di più dal vento. Ci sono zone rivelate, zone dure e altre più morbide. In questo mix infernale mi distraggo e faccio un bel ruzzolone dopo solo due curve!!! Bisogna scendere concentrati, bassi e reattivi come ieri. Bisogna godersi la discesa!!! Riparto e trovo il ritmo. Punto un masso e mi concedo anche un saltino poi taglio tutto a destra verso una valletta vista in salita. Mi fermo sull’ingresso per valutare la neve. E’ completamente vergine. Mi lancio deciso a tirar dritto fino in fondo….neve fantastica!!!! Riesco a fare una decina di curve da urlo…e ne è valsa davvero la pena.

Arrivo sul fondo della conca e sono costretto a proseguire a piedi. Sono pochi metri e non ho voglia di smontare rimettere le pelli…però si sprofonda e faccio una fatica bestiale. Rimetto la tavola…ancora belle curve fino alla seconda conca. Vista l’esperienza precedente ed il dislivello maggiore ripello e con facilità passo oltre. Alla fine mi rendo conto che è un’operazione non impossibile e, anche se è meglio evitare, simile a dover ricalzare le ciaspole.
Sono sul culmine del dosso. Da qui è una discesa continua fino alla macchina per bei dossi e vallette.

La neve scaldata dal sole ha formato una fastidiosa crosticina ma me la surfo con massimo godimento…mi sono guadagnato ogni cm di quelle curve e non voglio sprecarle.
Arrivo alla macchina molto soddisfatto. “Scialpinismo in Valdossola” sta diventando uno dei miei libri preferiti. Bisogna tornare!

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSATIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.