domenica 26 maggio 2013

Gran Paradise back side

Meteo da misto a infame. Imbroccare il giorno e il luogo giusto è come tirare una monetina. Dopo 2 "fallimenti" consecutivi al Sempione non voglio tornarci. Troppo vento e troppo incerta la finestra di sole. Inoltre nuvolaglia da nord. Leggo e rileggo bollettini e previsioni e, alla fine, mi gioco la carta Piemonte (con il senno di poi i Forni sarebbero stati top ma veramente una scommessa).
Andiamo in val dell'Orco, destinazione cima del Carro.
Siamo nel parco nazionale del Gran Paradiso, lato sud. Forse quello più selvaggio e meno conosciuto. Tutto sommato non è troppo distante da Milano e in due orette e mezza si arriva a Ceresole Reale. Cielo limpido. Vento. Nuvole nere laggiù...proprio dove stiamo andando noi...e ma che sfiga!!! Non conosco la zona e non saprei come ripiegare. Mi guardo intorno a cercare alternative (ah se avessi studiato il Levenna...che gitona)...distratto vedo con la coda dell'occhio una faccina cornuta che, attirata dai fari, vuole attraversare (o suicidarsi)...inchiodo evitando di speronare un capriolo...i ragazzi si destano spiaccicati sui sedili. Che succede??? Nulla, siamo praticamente accerchiati da animali: stambecchi, caprioli, altri ungulati che non conosco...ma che spettacolo.
Ad ogni modo il meteo dove andiamo non è un gran che...ma siamo qui. Arriviamo alla sbarra a 1800 dove troviamo altri skialper. Ci prepariamo sferzati dal vento e congelati da un freddo invernale. Si parte sulla strada praticamente sgombra di neve in direzione del lago Sfarzu. Molti girano a sinistra per salire al Carro dal classico vallone.

Noi no. Seguiamo inizialmente due ragazzi. Arrivati alle baite li raggiungiamo. Qui a sud neve risparmiata dai venti. Pauder sopraffina. Mi piacerebbe cambiare al volo ma...troppe incognite. Siamo sulla linea di passaggio del maltempo che da nord, attraverso il col del Nivolet, s' infila qui andando a sbattere contro l'Anguille Rousse che sarà sempre avvolta tra le nuvole.
Rapido confronto con i ragazzi che ci sconsigliano un po...ma tornare indietro non ha senso. Insisto e ci portiamo oltre la diga. Qui ci sono dei facili e sicuri dossi su cui risalire. Purtroppo ho solo la cartografia digitale Garmin, davvero troppo semplice e imprecisa. Ho una traccia a cui m'attengo e la relazione in testa ma è davvero complicato muoversi in un terreno nuovo. Inoltre c'è un vento assurdo e costante che ci sferza contro rendendo la salita davvero faticosa. Almeno con la split ai piedi non ho l'effetto vela...ma i ragazzi faticano non poco.
Risaliamo questo splendido anfiteatro in direzione passo di Capra. Ho caricato una foto sul gps ma è praticamente un'icona. Impossibile scorgerne i dettagli. Botta di culo: sono sotto rete dati e al volo scarico dalla relazione di Guliver la stessa foto con l'indicazione del passaggio. Potere della tecnologia.
In effetti si può passare anche dove dicevano i ragazzi ma, dietro, avremmo dovuto disarrampicare una decina di metri (se non fare una doppia), mentre il passaggio che punto io è migliore...se non fosse presente un bel piede di un lastrone sceso qualche giorno fa.
Ragazzi vado avanti io. È rimasto il duro piano di scorrimento, quindi si sale facili e sicuri. Arrivati sotto la sella bisogna superare quello che rimane del lastrone. Tagliare verso il punto più basso ma proprio attraverso quello che rimane del lastrone è una pessima idea.
Faccio fermare i ragazzi di lato, tolgo la tavola e salgo dritto. In realtà il lastrone si presenta rigelato e crostato. Non più pericoloso. Ma la strategia è stata la migliore anche se lenta.
Arrivato sulla cresta scendo verso la sella e poi sul lato opposto.

Non voglio perdere troppa quota quindi scavo uno spiazzo e mi cambio quando il lacciolo del guanto scappa lasciando rotolare a valle la moffola. Che sfiga!!!
Scendo una decina di metri a recuperare il fuggitivo mentre gli altri scavallano uno a uno e raggiungono la base del bel pendio.



Da qui 400 metri di polvere compressa su pendio ripido, tutta da battere, con vento forte contro...una vera libidine. Sbuco al col d'Oin discretamente distrutto. Tra le nuvole vedo la cima Carro completamente trifolata. Non mi va di traversare e rivelare ad altri un pedio talmente bello e vergine. Punto una cimetta a quota 3250 e mi fermo. I ragazzi arrivano. Nuvole vanno e vengono ma noi siamo fiduciosi. Appena pronto aspetto la finestra di sole. Vesco sa di non dovermi rubare la prima traccia (dopo quel mazzo!!!) anche se non ho detto nulla...chissà che sguardo avevo.
Sole...ecco il momemto. Mi lancio ed è subito uno sballo. Neve invernale che la mia Furberg si divora voracemente. Il segreto è evitare le chiazze liscie tirate dal vento. Per il resto è powder.



Usciamo dal pendio e decidiamo di tagliare a destra per ricongiungerci all'itinerario classico.
Ancora 200 metri di powder prima di un pezzo di neve dura, non smollata. 600 metri da paura. Adesso cerchiamo i punti assolati dove c'è un leggero firn che permette curvoni. Arrviamo nei pressi di un canale ma non vedo l'uscita ed evito. Luca s' infila...cazzo!!!
Mi affaccio per capire. Lui è tranquillo e prova l'uscita (che non si vede).
Vorrei saltare dentro ma non capisco cosa c'è sotto. Rinuncio. Giro da fermo di 180 con un leggero salterello e non capisco cosa succede ma mi vedo una parete nevosa davanti la faccia, poi capitobolo sotto sopra e mi fermo.

Cazzo, si è rotta la cormice facendomi rovinare giù e non ho nemmeno saltato in ingresso.
Luca è andato. Dopo il volo non voglio ravanamenti per cui esco da una sella laterale e mi ricollego agli altri giusto giusto per finire su una barra rocciosa. Ottimo, sganciamo e passiamo a piedi mentre Luca si è goduto l'ottimo canale.
Da qui ampi pendii assolati con ottimo firn, grnadi curvoni fino al sentiero che riporta alla macchina.



Bellissima gita indovinata visti i report in giro (tranne quello del San Matteo, jolly imprevedibile) in un angolo poco conosciuto e dove vale la pena di tornare.

martedì 14 maggio 2013

Condense fuck

Dopo la ritirata di Russia domenica al Boshorn (dico solo che due curve prima ha tenuto il sole mentre noi, perseveranti masochisti, siamo saliti sotto un cielo plumbeo, ventoso e piovoso, avevo voglia di riscatto.
Prendo un giorno e, solo soletto, parto per il Sengchuppa. Ultimo giorno di bel tempo prima di 20 gg di pioggia continua. Non posso farmelo scappare.
Dormo poco, ma ormai con Massimo ci sono abituato. Arrivo a Simplon e parcheggio davanti ad una chiazza di neve, oltre non si va. Quota 1600. Mi aspettano 2000 metri di dislivello ma già l'avevo messo in conto. Spallo i primi 400 metri. Salgo veloce nel bosco ma il peso si sente. Ad un certo punto sbuca da un canalone svalangato un altro pazzo solitario con gli sci. Saliamo assieme. Pessimo errore. A 2000 mettiamo gli sci...e lui parte ad un ritmo forsennato. Tiro per stare al passo. Neve ghiacciata e liscia, vai di rampant.
Sbuchiamo in una valletta. La nord del Fletshorn incombe e ingolososce, ma è troppo per me, ancora qualche anno. La cima del Sengchuppa è lì,  assolata e invitante. La giornata è splendida e spero di "fare in tempo".



Superiamo vari risalti finché si giunge nel vasto vallone dietro il Boshorn. Immagino mille possibili itinerari qui. Ma oggi un solo obiettivo. Davanti il primo ripido canale che porta al bivacco. Lo salgo tutto split ai piedi. Il sodalizio con la mia Furberg su questa neve è davvero ottimo.
 
Sbuco in vista del bivacco posto sull'aerea sella. Ritmo buono, 1500 in 3 ore. Ma non basta. Il sole scalda presto e la neve inizia a spappare. Per non farsi mancare nulla vedo trafilare delle nuvole da sud.
 
Mi ritrovo in bilico sul traverso. Sono incerto se proseguire o mettere i ramponi. Nemmeno finisco il pensiero che scivolo. Pianto la mezza tavola con i rampant e mi fermo. Ok, via di ramponi. Salgo veloce fino al traverso. La neve scricchiola dal riscaldamento. Sono a 3200 e mancherebbero 400 metri ma... Lo zaino con la split pesa troppo. Ho dato tutto fin qui. Sono salito forte, forse troppo. Inoltre la neve è marcia e se slitta il pendio è un bel volo. Infine sono le 10 e le nebbie mi hanno completamente avvolto. Insomma game over. Il ragazzo prosegue nella nebbia ma non condivido. Mi cambio e inizio la discesa nella nebbia.
 
Il canale sotto il bivacco ha neve pressata molto divertente. Peccato doverla scendere con il freno a mano per via della visibilità pessima.
Pochi metri dopo il canale sbuco dalle nebbie su ottimo firn che mi regala belle curve.
Arrivo nei pressi della morena e vedo una valanga pazzesca (ne avevo sentito il boato mentre smadonnavo con i ramponi) caduta sulla via di salita, segno che non tutti i pendii avevano scaricato.

Come sempre in montagana la prudenza, alla lunga, paga sempre. Ben contento della mia scelta conservativa (le nebbie e nuvole arrivate da sud non hanno mai più mollato le cime) mi regalo bellissime curve fino all'alpeggio. Da qui spallo fino alla macchina comunque felice per una gita davvero pazzesca per pendenze e panorami. Devo tornare a farla ma con setup diverso. Praticamente si sale a piedi per il 70% del tempo. Meglio una tavola leggera e ciaspole. Con un po di allenamento 2000 metri ci possono stare.

domenica 28 aprile 2013

Palon de la Mare, duro da duri.


Buon 25 aprile. Finalmente 1 giorno di sole da ben spendere. La compagnia c'è (compreso Manuel a onorar la promessa). Ci prendiamo tutto il tempo salendo a Santa la sera prima (scelta non indolore vista la discussione non risolta con mia moglie). Il forte rialzo termico c'induce a partire molto presto. Pure troppo per questa gita che prende il sole molto tardi. Ad ogni modo saliamo forte sul rigelo...soprattutto i ragazzi ciaspolamuniti.
Subito un primo errore tenendoci sulla strada che porta al Branca. Questo non solo ci farà scendere di qualche decina di metri ma ci obbliga ad un passaggio veramente esposto prima della ringhiera. Meglio stare bassi e risalire poi. Ad ogni modo siamo arrivati al primo vero pendio. Questo sale subito ripido su neve rigelata e grumosa. Veramente pessima. I ragazzi interpretano alla bergamasca salendo dritti per dritti. Io monto i coltelli per non sbagliare.

Usciamo dal pendio di fronte ai seracchi del Vioz. Visti cosi da vicino sono uno spettacolo. 
Ancora uno sforzo sul ripido prima di uscire sul plateau sommitale. I polpacci sono in fiamme ma saliamo bene. Siamo i primi di molte persone. Finalmente tolgo i rampant. Senza il passo si fa subito liscio e veloce. Arriviamo sul primo muretto e finalmente si vede un po di sole mentre San Matteo e Tresero sono già illuminati da un paio d'ore.

Mi spoglio. Provo a salire senza coltelli. Sarà un' impressione ma la tavola tiene molto bene. Forse è merito delle pelli ben sagomate su tutta la soletta, forse sono migliorato nella tecnica, ma secondo me queste lamine dritte fanno la differenza. La presa è sempre sicura e stabile anche sul duro liscio in costa. Proprio quello che cercavo.
Secondo plateau. Qui a 3300 la neve non è trasformata ma semplicemente un po compressa dal vento. Saliamo anche il secondo muretto e arriviamo sul dorso. Sento quota e stanchezza ma avanzo, un passo dopo l'altro. Oggi ho dosato le forze senza partire a 200/h. Appena arriviamo in cresta veniamo spazzati da un vento patagonico.

Devo ancorare i bastoncini mentre cerco d'infilare il guscio gonfiato come lo spinnaker di una barca a vela. In pochissimo mi si congelano le mani. Arrivo finalmente in vetta. La gioia d'esser li con i ragazzi è contrastata dal freddo. Maledetto me che ho lasciato il piumino a casa. Mai più senza.
Mentre armeggio con split e pelli e qualcuno aspetta per una foto di gruppo s' intonano canti partigiani. Sclero dal freddo che mi fa tremare. Riparto sul duro. Evito cauto diverse roccette e mi porto sul muretto. Tengo il dosso dove c'è neve paura e mi butto a tutta sul plateau. Oggi sento la Furberg particolarmente mia e le curve vengon facili come con ogni altra tavola.

I ragazzi capitanati da Marcello la vedono lunga e si spostano ancora più a destra dove il pendio è più ripido e con neve migliore. Bravi voi...ripagati dalle curve della giornata.
Arriviamo sul primo muretto. La neve è ancora dura, per nulla "fiorita". Abbiamo 30' o forse 1h d'anticipo che da un lato c'ha permesso di scendere la cima con il sole (dopo 5 min è stata avvolta dalle condense) e la bella neve sopra, dall'altro scieremo fino al parcheggio neve dura, troppo da sciatore.

Ci lanciamo. Le lamine nuove incidono bene. Ci buttiamo dentro il canale dove iniziamo a interpretare pendenza e terreno come un half pipe naturale. La parte bassa è quella più divertente sciisticamente. Usciamo fuori e decidiamo di saltar giù dalla morena per cogliere ancora toboga e conche dove surfare in contropendenza e saltare da ogni kick.
Arrivo al parcheggio. Oggi anche il rientro è rimasto particolarmente scorrevole.
Bellissima gita in ambiente che adoro. Vale la pena rifarla il prossimo anno con condizioni un po più invernali e, magari,  scendere per il bel pendio nord-ovest.

Grazie ragazzi.

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Cervinia freeride inaspettato


Ancora brutto tempo. Ma ancora neve, tanta neve. Ma siamo a fine aprile e appena esce il sole scalda di brutto con un forte rischio valanghe. Pericolo 4 diffuso e mini finestra di bel tempo...troppo per rischiare una gita. Ma ecco l'illuminazione: Cervinia. Vado solo abbandonato da le solite fighette che non ci credono. Peggio per loro perché quando arrivo alle 8.00 il cielo è terso (incredibilmente dato che solo qualche km prima ero sotto un diluvio universale) i pini imbiancati e fa freddo...ma è inverno???
Prima funivia. C'è frenesia nell'aria.

Mi sparo un Ventina. Spettacolare. Però troppi freeriser...troppa frenesia. Mi sposto verso la Valturnace dove c'è una seggiovia che serve un bel pendio con molte varianti...mentre gli altri si contendono i classici sotto la testa grigia io me la godo tracciando in solitudine. 

Peccato che verso le 12 le condense si alzino cosi come le temperature rovinando la neve. Ok è in momento di salire al Piccolo. Prima discesa spettacolare anche se volevo entrare subito nel canale. Peccato perché l'ho concesso a tre sciatori...
Ritorno su alla svelta. Purtroppo la nebbia arriva anche qui. Aspetto una finestra. Appena arriva mi lancio. Trovo l'ingresso del canale. Passo con rispetto sotto al seracco. 

Sotto il canale meno pendente di quanto ricordassi (forse per la molta neve). Mi lancio. Al centro un po trita ma subito dopo le rocce ecco un corridoio vergine separato da una piccola spina. Non esito e con un salto mi ci fiondo dentro. Curve da sballo mi lanciano sul piattone di rientro.
Altro giro ma il meteo peggiora. Spero in una finestra che non arriva e mi perdo nella nebbia. Sbaglio l'ingresso di qualche metro. Tagliar fuori è troppo rischioso...non so dove si passi. Meglio risalire di pochi metri con molta cautela. Ecco la traccia. Mi butto dentro per una seconda discesa a chiappe strette.

Ok la giornata è stata più che proficua ed è ora di tornare a casa. Tiro dritto dalla cima fin in fondo al parcheggio. Soldi spesi  bene...peccato fossi solo soletto.

Uno Scalino per riprendere.


"Tesoruccio vai pure a sciare, ne hai bisogno". Colgo la palla la volo e organizzo una gita. Condizioni super nonostante il forte riscaldamento. Partire presto e rientrare prima...ecco le regole da rispettare.
Del gruppo di 5 rimaniamo io e Carlo...troppe fighette gli altri.
Come sempre lo Scalino è una superclassica iperinflazionata. Oggi c'è anche il super gigante e 100 persone sul percorso. Partiamo dal tornante e su sentierino bel gelato saliamo bene. 

Oggi primo test della Furberg. La tavola è leggera e sale bene. Anche le voltate sono comode nonostante la lunghezza di 173 cm.
Tutto il primo tratto della gita è un po monotono, un lungone tra sali e scendi che porta sotto al Cornetto. Però la vista sullo Scalino è notevole con la sua estetica caratteristica.

Affronto i ripidi pendii del Cornetto senza coltelli e su ottima traccia. Condizioni troppo facili per verificare a fondo la resa della tavola, però mi sembra di un altro passo. Primo la minor sciancratura permette di salire con le mezze tavole invertite molto più vicine e senza che si struscino una sull'altra. Poi restano ben in traccia e la tenuta laterale è davvero buona.
Usciamo sul ghiacciaio finalmente al sole. Sono un po stanco ma dopo 1 mese di stop e notti quasi insonni ci sta.

Arriviamo nei pressi del colle dove giro a destra per affrontare il pendio finale. La neve è marcia e mi rendo conto che siamo in ritardo di 1 ora. Qualcuno già scende sganciando una grossa valanga umida che per un pelo non lo seppellisce.
Supero il deposito sci seguendo le tracce mal fatte sopra il roccione. Quando mi rendo conto d'essere in un punto esposto con neve marcia è tardi. Penso che sono papà e non voglio rischiare. La croce è lì a una 20 di metri ma è troppo tardi...il bollettino dava pericolo 4...si scende!!!

Mi cambio e sono pronto. Mentre tutti scendono a sinistra dove il pendio è marcio e pericoloso, io opto per un bel canale a destra, vergine e meno esposto al sole. Infatti la neve è da sballo. Alla 3 curva ho le gambe cotte e troppo dritte per girare, mi affido alla curvatura della tavola...non curva!!! Butto dentro la spalla e giro appena prima di centrare un povero skialper spaventato a morte!!!
Vabbe è una tavola particolare e devo farci la mano. Anche per questo motivo non scendiamo per i pendii ripidi alla sinistra del cornetto (veramente golosi) ma optiamo per il facile e vergine pendio che scende fino al passo di Campagneda per chiudere un bellissimo giro ad anello. 

La discesa di per se banale mi ha permesso di capire la Furberg. Bisogna farla girare ma non è affatto difficile. Certo è lunga e poco sciancrata ma le serpentine strette vengono tanto quanto...e nei curvoni in appoggio è stabilissima.
Il pendio s' incanala in un bel toboga dove curvare in contropendenza e saltare da ogni roccia...ma ci sarebbe spazio anche a destra per linee totalmente immacolate.

Ma che bella gita...bisogna tornare...magari a marzo.
Risaliamo al passo. La bella vista sul Bernina è un plus a quest'ambiente superlativo.
Scendiamo i pianori verso la macchina. Qui conviene tenere la sinistra del ruscello surfando tra le piante. Lo dico perché facendo il contrario ho ravanato come un pazzo.
Arrivati alla macchina siamo ben felici d'averci creduto...ma bisogna tornare per la croce di vetta e il Cornetto.

sabato 2 marzo 2013

Prendi un grosso Breith prima della "pausa"


Dopo la scorpacciata di powder e boschi di ieri ho voglia di una gita. Ho voglia di una giornata di sole e di spazi aperti. Guardo veloce le condizioni e mi viene in mente che si potrebbe proprio fare il Breithorn dal Sempione con discesa alternativa verso Egga. Non serve pregare troppe persone per ritrovarci in un bel gruppo in direzione del passo. Siamo con Puppi e I due Vescos. La giornata è limpida e frizzante. Iniziamo la risalita e c'è già un discreto numero di persone sul tracciato. Molte tutine che faranno su e giù tutto il giorno senza godersi nemmeno troppo l'ambiente o la neve. Neve che, per altro, sembra rimaneggiata dal vento. Saliamo sul duro e tra sastrugi. Sono perplesso e dubbioso d'aver sbagliato a itinerario e dati. Dopo il traverso (oggi veramente in ottime condizioni) la neve cambia. Rimane si compressa ma molto bella. 

Ci gasiamo. Davanti a noi la conca spettacolare che porta fino al colle. Molte tracce ma ampi spazi ancora vergini. Saliamo. A metà fa un caldo pazzesco ma poco dopo essermi spogliato inizia a tirare un venticello freddo che mi costringe a mettere su tutto quello che ho nello zaino. Mi aspetto che al colle sia anche peggio e invece superata la cornice il vento cessa e sono abbacinato da una luce e un sole pazzeschi. Mi rispoglio. Arrivati al colle la gita è fatta.

Manca ancora una piccola crestina. Io e il Puppi con le split siamo andati forte, I Vescos ritardano un filo.
Arriviamo in vetta dove un bel gruppone di svizzerotti ci saluta. Ci godiamo il panorama e la pace che lo sforzo e la vista infondono dentro l'animo. Siamo in pace con il mondo. Siamo parte di questa bellezza.
Oggi ce la siamo presa veramente comoda. Abbiamo lasciato scendere tutti. Ora tocca a noi goderci la linea. Valuto l'ingresso nel canale ma una guida passata appena prima ha toccato vari sassi. 

Allora già immagino l'ingresso in salto dalla cresta. Peccato che un sastrugio mi abbia fatto cadere appena prima dello stacco. Pazienza...entro da quasi fermo saltando dal punto più alto, 2 o 3 metri, direttamente sul pendio ripido. Qui trovo una neve da favola che mi fa dipingere curve in libertà. Tiro tutto d'un fiato i primi 500 metri. Aspetto gli altri e penso che non valga la pena cercare varianti...meglio godersi questa nevona!!!
Nella parte bassa troviamo una bella valletta con polvere. 

Da qui si potrebbe tagliare verso la strada e la galleria anche spostandosi tutto sulla destra dove di rado si scia o, come di norma, rientrare tramite il traverso. Oggi è la prima per gli altri quindi restiamo sul classico. La neve è talmente bella e fredda che ce la godiamo fino al parcheggio. Oggi veramente gita super da 10 e lode...una degna conclusione di stagione invernale.

Massimo nascerà il 4 aprile 2013. Tutto marzo sono rimasto in attesa perdendomi delle condizioni super. Ma non mi è pesato troppo dopo questi due giorni e pensando alla gioia della nascita. Un'emozione unica. Bisognerà aspettare 3 anni prima di metterlo sugli sci...vabbe nel frattempo farò un po di gite da solo ;-)

venerdì 1 marzo 2013

Treemaster@Jafferau


Cosa fare al venerdì dopo copiose nevicate e un periodo che lavora troppo?
Prendersi le ferie e seguire gli amici a Jafferau!!!
Carlo mi parla di questo posto ormai da diversi anni. Mi faccio ingolosire e accetto. Con me il Puppi e il Magister. La strada è lunga e il meteo non buono. Avevo proprio voglia di ampi pendii, cielo blu e sole...sembra che per il momento non se ne parli.
Il bello di questo posto è che non c'è competizione. Siamo davvero pochi a contendersi 40 cm di neve fresca e polverosa. Buon per noi!!!
Apriamo con un bel canaletto. La neve è tanta è buona...peccato che manchino le pendenze. Insomma è un susseguirsi di piani che non m'entusiasmano.
Ci buttiamo nel bosco. Le cose cambiano. La pendenza aumenta così come i passaggi diventano più calibrati. 

Certo che dopo i faggi di Lagdei qui mi sembra un' autostrada ma bisogna essere amanti del genere. Come sempre nel bosco do il meglio di me. Scendiamo fin verso il parcheggio. Verso la fine la neve peggiora e il fondo scarseggia. In un passaggio stretto il Puppi parte in avanti scoperta...frena all'improvviso perdendo il controllo...vedo solo la tavola volare e un rumore secco...poi lo sento imprecare...ha spezzato in due la Bataleon tanto amata anche se nuova di pacca. Che sfiga. Proseguiamo fino al parcheggio. Qui riprendiamo le danze. Ancora bosco. Le linee sono infinite e devo dire che merita. 

Purtroppo il brutto tempo non ha mai mollato e la parte superiore non era bellissima.
Dopo diverse discese iniziamo ad essere un pò cotti. Ci buttiamo tutto a sinistra. Questo è uno dei fuoripista più belli che passando per delle baite spettacolari arriva su una strada. Pochi passi a piedi e poi di nuovo giù verso una chiesa e una condotta dell' acqua.

Arriviamo su una radura sotto l'ovvia dove il sentiero estivo rimase la china...c'è un kiker naturale...non ci penso nemmeno è tiro un "trail" gap da paura...
 Dopo questa discesa siamo tutti belli cotti. Carlo spinge per fare qualcosa di più. Prendiamo le ciaspole. Arrivati in cima lui vorrebbe risalire la sponda destra dove ci sono evidenti cornici e accumuli. Non mi sembra una gran idea ma propongo di andarci sotto e vedere com'è.
Alziamo le ciaspole mentre una fitta condensa risale il pendio rivolgendosi nel bianco. Appena si apre uno spiraglio identifico una linea per passare. L'idea è di rimanere il più possibile sotto le rocce. Arrivati lì la situazione non è delle migliori. Sprofonda con tanto di ciaspola fino alla'inguine. 

Se dovesse partire tutto noi saremmo fuori...ma temo per un possibile accumulo sulle piste giù in fondo. Dico che sarebbe il caso di tornare indietro. Manca poco ma non mi fido. Provo a sondare con il bastoncino e in effetti dopo qualche metro c'è neve dura portante. Ormai siamo fuori. Con il senno del poi bisognava tornare indietro. Ormai siamo qui...la pala è molto interessante...peccato ci siano 40 cm nuovi su 0 fondo...anzi su rocce acuminate. Carlo tocca diverse volte. Io parto leggero leggero e supero la parte più delicata volando sulle punte. Salvi. Da qui parte una magnifico bosco completamente intonso. Né è valsa la pena. Scendiamo divorando il pendio voraci. 

Dopo quasi 1000 metri di dislivello arriviamo ad un sentiero che ci riporterà verso le piste (dopo almeno 40 minuti a piedi).
Arriviamo al rifugio dove troviamo gli altri. Soddisfatti ci lasciamo andare sulla panca con una mega birra in mano. Non male direi.