venerdì 18 febbraio 2011

BIG DAY

Dopo 2 mesi di siccità e astinenza da vera neve fresca ecco finalmente una bella nevicata sull’italia. In molti saranno ai cancelli per trifolare tutto e di più. Anche noi siamo della partita. Non si può aspettare il w-end e decidiamo per il venerdì. Passiamo tutto il giovedì a vedere com’è il meteo per capire dove e come avranno già arato i più assatanati. Cosa sarà rimasto? Dove potremmo trovare ancora qualcosa? Ed ecco l’informazione giusta: San Domenico, 50 cm di powder e impianti chiusi fino a venerdì. Non c’è dubbio, dobbiamo andare là!!!
Venerdì il sole è già alto e la giornata si prospetta splendida e…calda. Giusto una nube si schiaccia sul pendio là in fondo…non sarà una nube fantozziana??? Per fortuna erano le condense che si sviluppavano sul Sempione…sopra le nostre teste un cielo terso e blu intenso ci gasa ancora di più. La biglietteria apre alle 9.00 ma già alle 8.00 siamo una ventina già in fila. Immaginando la competizione mi porto avanti ad aspettare…in questo modo saliremo per quarti garantendoci il giro giusto per tracciare molte prime linee. Uscendo sulla conca restiamo basiti: i dubbi si fugano, la neve c’è ed è buona e tanta. Tutto vergine…vorremmo che la seggiovia accelerasse….scalpitiamo.

Non siamo mai venuti a San Domenico, quindi rinunciamo al canale di destra (che, aimè, verrà istantaneamente sverginato) ma optiamo per un più saggio bordo pista. La neve è stupenda. C’è poco tempo per le foto perché dietro di noi 20 affamati divoreranno il pendio in pochi secondi…come cavallette assassine dopo pochi minuti tutto è pesantemente tracciato.

Un paio di giri fatti a fuoco, quasi da non godersi tanta manna e poi andiamo su. Apre lo skilift alto…ancora powder, ancora prime tracce. Qui la pendenza decresce, ma ci sono insidiose gobbe e vallette prese a bomba…la fretta è tale che si affronta metro per metro con istinto puro.

Dopo un paio di ore di combattimento scatenato c’è una strana calma nell’aria. Secondo me c’è qualche local che la sa lunga…detto fatto…li vediamo salire un costone fino alla croce. Da lì una bellissima discesa vergine. Andiamo???? Mi piacerebbe salire ma vorrebbe dire perdere mezza giornata. Ma questa bella neve è così rara quest’anno che non vogliamo sprecare nemmeno un minuto…ci sono ancora ampi spazi dove goderne.
Stiamo scendendo i dolci pendii sopra la stradina quando quei local partono dalla cima e…bam una bella valanga. Si vede bene il piano di scorrimento anche se la neve sembra debolmente coesa. Credo che l’abbiano fatta partire apposta per bonificare il pendio. Che inverno assurdo…con la poca neve che c’è è molto più pericoloso del solito…bisogna stare con le antenne dritte!!!

Sono tre ore che tritiamo senza sosta. Salendo verso un colle vedo una bella valletta verso sud. La neve è scaldata ma sarà sicuramente una bella sciata. Ci confermano che la discesa riporta giù fino al paese. Aspettiamo ancora qualche minuto ma al secondo passaggio è già sverginata!!! Ah maledizione…avevo visto giusto!!! Ci buttiamo dentro. La neve e smollata ma si scia bene. Ci sono vari dossi e massetti con cui divertirsi a zompare come grilli.

Dopo il primo pendio la valle gira dentro un bel canale. La sciata diventa più “tobogosa” ma molto divertente….siamo in pieno sole e fa un caldo pazzesco.

Arriviamo al boschetto. Da qui qualche metro di super ravanage (la neve è evaporata) fino allo stradello che, per fortuna, ci conduce facilmente fino alla strada.
Sono le 14.00…abbiamo dato. La camminatina finale fino al parcheggio consuma le ultime energie ma non è rimasto molto da fare. Sprofondiamo in un senso di gioia profonda, di calma e serenità. Grazie a tutti è stato un vero BIG DAY.

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSATIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.

sabato 12 febbraio 2011

La gita che non ti aspetti (holiday on ice)

Suretta da Splugen.
Stavo cercando una bella gita da fare sabato per testare a fondo la Venture. Mentre scorrevo gl’itinerari sulla guida, questa gita m’ha rapito: la salita al Suretta da Splugen e la discesa della Val Suretta verso Surfers. Si è la mia gita. Si poteva organizzare in compagnia ma desideravo proprio farla in solitaria, prendermi i miei tempi, godermi i miei spazi, sprofondare nei silenzi, capire a fondo la nuova tavola.
Parto di buon ora. Davanti a me un gruppo di skialpers che mi precederanno per tutta la gita di un centinaio di metri. Il primo dosso è infido, pieno di buchi e ghiacciato.

Nonostante i coltelli perdo aderenza di una mezza tavola e mi ritrovo sdraiato. Iniziamo bene! Stavo salendo troppo distrattamente…e forse ero ancora un po’ addormentato. Poco male, arrivato al bosco la neve non c’è più, solo aghi di pino. Spallo la tavola e inizio a salire (sarà la split, sarà la Venture ma il peso si sente). Procedo per 150 metri a piedi poi, finalmente, uscendo da bosco ritrovo la neve. Da qui in poi sarà una salita per bei valloncelli ma tutta di traverso, tanto da spaccarmi le caviglie. A destra la bella vista sul Tambò (oggi dovrebbe esserci Silento), il passo e gl’impianti di Splugen.
In fondo una cima che non conosco ma che ben si presenta per una futura gita.
Proseguo. La Venture in salita mi piace sempre di più. Si muove precisa. Si tocca anche meno della Yukon (forse perché più stretta, forse perche meno sciancrata) e, comunque, ha un topsheet davvero resistente (dove la lamina ha toccato ha fatto a malapena un graffietto).

Sono in vista del colletto finale. Gli sci alpinisti sono già lì che tolgono le pelli e montano i ramponi per la vetta, ma a me questa non interessa. Quando arrivo al colle loro iniziano a salire. Qualcuno è incuriosito dal mio attrezzo: “che bel paio di sci”!!!! Sembra serio….
Guardo dall’altra parte e subito colgo un bel pendio abbastanza ripido dove poter scendere.
Però non vedo il traverso per passare la calotta glaciale come recensito. Non mi trovo nemmeno con le foto. Forse sarà la poca neve a cambiare la prospettiva. Mi preparo….nel mentre gli sci alpinisti scendono trafelati: abbiamo sbagliato colle…la cima è più in là. Guardo il gps…ma no, ho sbagliato traccia ancora!!!! Proprio nell’ultimo valloncello credevo d’esser arrivato, c’era il colle, la traccia e le persone…pareva ovvio…ma non era. Siamo al colle segnato 2746 e non a quello sulla destra a 2800. Loro scendono e risalgono…io…posso passare anche di qui. Anzi. Non c’è una traccia in giro. Tanto meglio. La neve è pesantemente lavorata dal vento, sembrano onde nel mare, ma è sufficientemente “morbida” da surfarla. Perfetta per testare a fondo questo rocker.
Si parte! Faccio le prime curve con circospezione ma la tavola con gli attacchi centrati è molto meglio. Gira facile e scappa meno. La bella punta a siluro spacca i sastrugi che è un piacere.
Il pendio si divide. A sinistra, tra una bastionata rocciosa e un dosso, si apre un bel canale ripido.
Se c’è della neve decente in giro dovrebbe essere lì!!! In effetti sulla sinistra del dosso (destra del canale) c’è della bella neve vagamente fresca. Al centro è molto duro. Scendo con curve abbastanza controllate, sono da solo e, comunque, la neve non è abbastanza morbida per andare giù a fuoco. Inoltre la consistenza varia di metro in metro e rischiare di arrivare a bomba su una bella crosta non portante non è il massimo.
Alla fine il canale si allarga. La neve qui è molto più dura. Mi volto a cogliere questo regalo.

Se avessi fatto il colle classico non l’avrei mai colto. Però già so che devo tornare per fare il percorso classico!!!
La parte mediana della valle è molto meno pendente (praticamente ti bruci tutto e subito) però è già trasformata dal sole. La sciata si rivela assolutamente piacevole…tra dossi e vallette ci scappa anche qualche saltino (davvero modesto però).

Verso i 1800 la discesa diventa più un rientro seguendo la flebile pendenza e cercando d’evitare i numerosi sassi. Fa caldo. Mi ritrovo in maglietta come se fosse maggio. Arrivo ad una bella baita appena prima del bosco. Procedo one foot quasi pronto a staccare quando nel bosco…20 cm di brina di superficie!!!! Sembrava avesse appena nevicato!!! Mamma che spettacolo. Si scia per solo due curve ma che sballo!!!!

Poi arriva il conto…ed è salato! Il sentiero di rientro è completamente ghiacciato con molti sassi fuori. Ne prendo uno sotto la soletta, di quelli che senti frenare la tavola…avrò sbragato tutto!!! Decido di procedere a piedi, non ne vale la pena di distruggere la Venture (con quello che costa!!!!).
Guardo sotto e…appena un graffio superficiale…questa è la soletta che voglio…se devo barattare questa super resistenza con un po’ di peso in più ben venga!!!
Mi ritrovo di nuovo con la tavola nello zaino. Procedo abbastanza bene finche il sentiero non è più di neve dura ma di ghiaccio vivo. 20 cm di ghiaccio trasparente come i vetro.

Sono costretto a procedere con estrema cautela, cercando sassi, radici o terriccio per avere un minimo di grip. Le bacchette sono il mio unico supporto. Ma con 8 kg di tavola nello zaino l’equilibrio è piuttosto precario. Si rivelerà una discesa lunga e snervante. Almeno tre volte ho giocato il jolly scivolando e rimanendo in piedi per miracolo…poi la quarta volta, proprio a venti metri dalla strada…bummm…a gambe all’aria!!!
Poco male…sono in fondo. Mai e poi mai avrei pensato di trovare una situazione del genere. Ghiaccio vivo fino a 1300 metri nonostante i 9°C dell’aria. Bisognava portare i ramponi più per questo sentiero che per la cima!
Sono arrivato sulla statale. Si scioglie la tensione e mi sento esausto. Però non è ancora finita. Devo arrivare a Surfers alla pensilina dell’autobus. Sarà ancora un’oretta a piedi, sperando in un passaggio ma quelle due macchine che sono passate mai si sarebbero fermate a dare un passaggio a un matto che esce dal bosco con una tavola nello zaino!

Cammino lungo il lago ghiacciato. Il sole mi batte in faccia scaldandomi. Finalmente arrivo alla pensilina.

Aspettando il bus, mi riposo, mangio qualcosa e ripenso a tutte l’emozioni della giornata passata nel cuore del Suretta in profonda intimità…proprio quello che cercavo.

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSATIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.

domenica 6 febbraio 2011

Altro che Valpiana – Sa1

Seconda uscita del Sa1 con la Righini ma prima vera gita di gruppo. La meta è il Poncione della Valpiana in val Bedretto. Sono proprio felice di questa meta perché da tempo la val Bedretto è nel mio immaginario come un luogo incantato dove la neve scende copiosa. Calcolando il periodo di vacche magre questo diventa il rifugio peccato rum di noi sci alpinisti.
La giornata inizia subito bene: la sveglia non parte e verso le 5.30 solo la telefonata dei miei compagni di viaggio mi fa scattare giù dal letto!!! Ci troviamo alla solita DeAgostini dove trovo Beber con altri amici intenti a fare una bella giornata di skialp. Trovare gli amici in giro nei posti che frequento (Beber oggi, Giuliana e Giorgio da Sport Specialist ieri) mi fa capire che sono sempre più radicato in questo mondo di appassionati di montagna.
Arriviamo in val Bedretto, località All’Acqua. Fa caldo. Sembra aprile e non febbraio. I pendii a sud mostrano l’erba. Per fortuna si sale a nord-ovest.
Preparo la Venture. Sono molto curioso di vedere come và. Tutti sono abbastanza interessati da questo strano oggetto metà sci, metà snowboard.
La prima parte della salita è bella ripida.

La neve sfonda parzialmente ma con la split mi muovo agile. Piano piano prendiamo il ritmo di salita. Il sole fa capolino dalla cresta in mezzo ai larici creando giochi di luce e ombra abbastanza surreali.

Superato il dosso si apre un primo pianoro che ci fa respirare, ma proprio davanti a noi una parete quasi verticale ci sbarra la strada. Gianfranco (istruttore) l’arte della salita: con diagonali, inversioni e raccordi si può trovare la traccia ottimale per salire anche il “ripido” senza troppa fatica. Peccato che il secondo gruppo era con Cerino che ha optato per la linea diretta (credo sia apparso loro il paradiso con tutti i santi che cantavano in coro).

Finalmente usciamo al sole. Fa caldo e si sta bene in maniche corte. Manca poco al colle ma l’energie sono al lumicino. Anch’io mi sento fiacco. Sono abituato a tirar dritto con il mio passo. Spezzando il ritmo e fermandoci di frequente mi fa sentire più stanco del normale. O forse è la corda che pesa nello zaino (l’ho vinta per tutto il corso).

Si è fatto tardi e non riusciremo a fare la cima. Però abbiamo imparato un sacco di cose, abbiamo osservato, siamo stati immersi nella natura. Per questo siamo felici, anche senza cima.

Ci si prepara alla discesa. Il momento della verità. Come sarà questo rocker?
Prime curve: in effetti non curva come una tavola normale. Sul firn tipo primaverile: gira svelta e facile. Mi ritrovo a trattenere la curva dalla facilità con cui chiude.
Usciamo dalla luce. Qui subito la neve è dura e compatta. La tavola tende scapparmi da sotto. Probabilmente carico troppo indietro perché abituato al camber classico (anche la posizione degli attacchi è troppo arretrata). Mi scappa un paio di volte. Mi sento rigido.
Arriviamo sul muro di 100 metri che varranno l’intera gita e ogni goccia di sudore spesa oggi. 100 metri di neve fresca, leggera, morbida e intonsa. Ci catapultiamo giù uno alla volta. Qui il rocker si sente. Galleggia in modo imbarazzante. Mi ritrovo ad andare forte. Ci sono un paio di dossi appena accennati, ma basta pompare quel minimo per staccare il volo….wow che spettacolo. Siamo tutti a mille. Come sempre lo snowboarder fatica in salita ma gode come un riccio in discesa.

La seconda metà della discesa è su neve rigelata particolarmente difficile. Non so se è il rocker o sono io ma non riesco a venir giù come al solito.
Prova arva e poi giù per il bosco. Ormai scendiamo come un branco disordinato.

Siamo stanchi e la neve fa schifo…però quei 100 metri sono ancora lì nel nostro cuore.
Arrivati alle macchine ci si ferma per una birretta (peccato aver disatteso la tradizione delle torte, del salame e del vino a fine gita...bisognerà recuperare). Il gruppo è veramente bello e stiamo legando alla grande. Andar per monti con questi ragazzi mi fa dimenticare quest’inverno avaro di neve. Non resta che prender confidenza con la Venture…mi toccherà prendere un giorno di ferie!!!

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSATIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.