lunedì 25 febbraio 2013

Colombana reloaded - SA1


Seconda gita SA1. Meteo non dei  migliori ma ha nevicato…e nevicherà…quindi gita sicura in mezzo al bosco…come non tornare al Colobana. Condizioni nettamente diverse alla volta scorsa…la strada è interrotta 100 metri sotto. Mi porto avanti, lascio tutti ancora presi con la colazione al Dolce Forno e così trovo un comodo parcheggio. Ci prepariamo sotto un’intensa nevicata.

La partenza è su comoda strada asfaltata…ma ci sono 40 cm da battere. Siamo i primi, per non dire gli unici.
Ad ogni modo la partenza soft è perfetta per allenarsi nella battitura. La pendenza dolce aiuta…ma che fatica!!!

Arriviamo alla dorsale. Il pendio è ripido e carico. Meglio tenerci sulla strada che con numerosi tornanti prosegue fino a Castello. Certo che l’abbiamo allungata di non poco ma non era proprio il caso.
Le case sono semisepolte. C’è una quantità di neve imbarazzante.

Decidiamo di rimanere sulla strada. Più si sale e più ce n’è (anche perché ne sta cadendo parecchia). Con 40 persone di cui la maggior parte alle prime armi meglio stare in campana.
Superato il paesino entriamo in una bellissimo bosco di pini.
Ogni tanto le fronde non reggono al peso e scaricano a terra tonnellate di neve polverosa che invade la strada. Siamo avvolti dagli sbuffi.

Arriviamo a Laveggiolo dove la strada termina. Iniziamo a battere in campo aperto per guadagnare il bosco superiore. C’è troppa neve. Fermo Marc e passo avanti per valutare la situazione. Mi raccomando per le distanze. Nonostante la split sprofondo fino al ginocchio.

Arrivati al bosco proseguiamo io e Astrid. In realtà lei apre la strada battendo traccia instancabilmente…mentre io ogni tanto mi alterno ma, più spesso, tengo gli occhi incollati alla traccia gps della volta precedente. Se non avessi scaricato la traccia sarebbe stato impossibile districarsi in un bosco così incasinato.
Arriviamo ai ruderi delle baite a quota 1800 mt. Siamo completamente bagnati. Nevica copiosamente. La gita termina qui. Il canale di discesa è vergine. Astrid si è meritata l’apertura da prima. Parte avvolta nella neve fresca fino alla cintola!!!

Lascio andare avanti due ragazzi. Poi non resisto e parto. C’è talmente tanta neve che ci si pianta. Loro arrancano. Io sfrutto una scia per prendere velocità, poi mi butto dritto verso il basso. Sollevo neve ovunque. La respiro, la mangio…non vedo più nulla. Che spettacolo. Sembra il Canada!!!
Arriviamo al secondo canale. Questo è ripido e preferiamo evitarlo andando a ravanare nella boschina. Forse sarebbe stato meglio scendere di lì. Senza pendenza si è quasi paralizzati.
Arriviamo sulla strada. Meki và in avanscoperta. Al bivio con la radura si ferma. Dove si và??? Arrivo a bomba ricordandomi del dentino…bammm super salto mentre i ragazzi sgranano gli occhi…”di qua che è uno spettacolo” …urlo…di gioia!!!
Arriviamo alle case basse dell’altra volta. Il cielo si apre, azzurro, il sole c’illumina mentre dall’alto cadono dei batuffoli di cotone…

Arranco a piedi sulla stradina. Poi proviamo a fare un taglio che ci porta molto più in basso di dove dovremmo andare. Il bosco s’impenna e sarebbe stupendo tuffarsi in quella neve fino alla statale…purtroppo dobbiamo rientrare in sicurezza. Arranco dentro fino alla vita dietro agli sciatori. Finalmente guadagnamo la stradina che ci riporta al parcheggio.
Ma la macchina dov’è???? Ok, tiriamo fuori le pale….

Che giornata da ricordare…

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSARIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.

domenica 17 febbraio 2013

1200mt x 40° = superdiscesa!!!!

La grande abbuffata infrasettimanale non è passata indenne…mercoledì mi sono trascinato al lavoro con un raffreddore fulminante…giovedì sono capitolato con 38° di febbre…venerdì l’ho passato a letto…sabato mi sentivo parzialmente ripreso ma non è che fossi proprio un fiore. Insomma i miei grandi progetti sono sfumati…però domenica…terapia d’urto: o miglioro di brutto, o peggioro definitivamente.
Mi aggancio a un gruppetto di miei amici che hanno deciso per la Val Bedretto. Arriviamo ad Airolo e il meteo non è dei migliori. Le previsioni hanno cannato in pieno. C’è della nuvolaglia che spinge da sud. Con questa condizione sarebbe meglio imboccare il tunnel e puntare a Nord dove, per altro, ha fatto anche un po’ di fresca. Però improvvisare non è semplice…decidiamo di rimanere sui nostri passi.
Grande affollamento all’Acqua. Molti sulle gite classiche. Partiamo di gran carriera su buona pista in direzione Piansecco. La neve è scaldata, rigelata, crostosa ma non portante. Insomma una schifezza. Inoltre è pesantemente tracciata. Saliamo arrancando un po’ sul dosso sotto la capanna. Un paio di splitter sono in difficoltà. Io, forte del TLT5, passo più agilmente evitando di montare i rampant. Matteo, che sta testando dei coltelli self made tenuti in sede da una barra filettata e due bulloni, si aggancia alla mia coda…e non mi mollerà più. Ma si…vengo con voi fino alla capanna.
Passiamo i primi 600 mt in 1 ora e 20’. Il ritmo è alto ma io mi sento fiacco. Non vorrei aver sottovalutato la convalescenza. Puntiamo al Gerenpass. Simone e Ambro vanno molto forte. Loro puntano il Chubodenhorn. Io sono più perplesso. Quella dorsale prende molto vento e temo di trovarla spelata. Il Poncione fa una conca esposta a nord, secondo me più riparata. Arriviamo in 4 al passo. Giorgio e Vesco si sono un filo attardati. Mi copro ma sono molto sudato (ho espulso tutti i batteri) e mi raffreddo subito. Non ho le forze per fare il Chuboden scendere e risalire al canale. Inoltre verso il Maniò ci sono 20 cm di polverella intonsa.

Discutiamo un po’. Non mi piace dividere il gruppo e nemmeno fare il bastian contrario però non ho voglia di mollare il Maniò e la discesa del canale per un sasso spelacchiato. Gli skier vanno al Chuboden, io e Matteo al Maniò. Giorgio e Vesco vorrebbero riconciliare tutti (nel frattempo mi stavo così raffreddando che ho perso un po’ a pazienza) salendo il Chuboden per scendere dalla via di salita…meno male che si sono convinti a seguirmi. Anche Giorgio era in convalescenza ed entrambi eravamo al limite.
Ci separiamo. Arrivo nei pressi del canale: vergine!!! Testo la neve all’interno: perfetta. Ritorno sulla via di salita…inizio a gasarmi. Mancano pochi metri al Poncione ma una nuvola sale proprio dal canale appoggiandosi al pendio. Non vedo nemmeno le punte della split. Altro che canale, già mi vedo a fare una discesa strumentale con il gps.
A pochi metri dal deposito sci ritorna un minimo di visibilità. Siamo stanchi e di fare la cresta (affilata, lunga ed esposta) non ne abbiamo voglia. Ci raggiunge uno sciatore solo soletto (Christian) chiedendoci se volevamo scendere dal canale. Certo che si. Matteo, che doveva prima venire con noi solo fino alla capanna, poi fino al passo, poi fino al Poncione, è un po’ titubante. Mi cambio velocemente per non prendere freddo e non perdere tempo. Aspetto una finestra di visibilità e parto. La neve non è male ma ho in testa solo il canale.

Arriviamo all’imbocco. I dubbi crescono. La pendenza c’è (ingresso a 40° poi sui 35°) e non c’è una traccia. Mirko che facciamo? E che facciamo…lo facciamo!!!! Mi raccomando uno per volta!!!
Parto. La neve è leggermente pressata ma perfetta. Sparo delle curve velocissime. Mi spiace essere sceso per primo perchè se da un lato godo per l’apertura, dall’altro  avevo un po’ di timore reverenziale. Mi sarebbe piaciuto spingere di più. Inoltre l’uscita è su una balza e volevo capire bene dov’era per non sbagliare. Ad ogni modo è stato spettacolare!!!

Christian arriva. Parte Vesco con gran stile. A questo punto i ragazzi non resistono e partono tutti assieme in gruppo. Vabbè…bollettino grado 2 perfettamente rispettato…non c’erano problemi e si andava alla grande. Matteo ha sciolto tutti gli indugi (tra l’altro se non era per la mia pinza sarebbe ridisceso in modalità sci causa bullone ghiacciato!!!) ed è felice come una pasqua.
Identifico la balza. C’è molto spazio per passar fuori. Ci giriamo ad ammirare il pendio tronfi di soddisfazione.

In uscita c’è un po’ di crostone. Vabbè abbiamo goduto adesso vediamo di scendere in qualche modo. C’è un pianone da superare. La luce non aiuta a definire le pendenze. Mollo tutto sperando di traversare. La sciolina aiuta. Appena cambia la pendenza ritorna la polvere. Spettacolo. Punto due ciaspolatori che mi guardano attoniti, pietrificati.  Chiedo info per superare la fascia boscosa ma non sanno nemmeno dove si trovano…puntano alla Piansecco su sentiero piatto e lungo. Con lo snow sarebbe un suicidio. Consulto la cartina. Secondo me si passa nel rio. Mi butto nell’imbuto sopra il canale. Polvere spettacolare. Mi faccio prendere la mano. Arrivo verso l’attaco e…bum, pareti a strapiombo!!! Fermi tutti…fermi!!!

Da qui non si passa…meglio traversare e cercare una linea oltre il dosso. Vesco apre. Siamo bassi e non credo che riusciremo a passare. Però, all’improvviso, quasi per miracolo, si apre sulla sinistra un canale raccolto, dritto come una canna di fucile, bello in piedi e completamente intonso. Si vede il fondo del rio per cui si passa. Vesco m’interroga se è il caso di scendere da qui…aspetta che te lo dico: mi butto dentro a tutta!!! La pendenza sarà tra i 40 e i 45° costanti. Ogni curva è in appoggio. E’ uno spettacolo. Forse ancora più bello del canale superiore, con neve migliore nella parte alta. A metà spacco una leggera crosta che parte verso il basso. Sopra di me i ragazzi scendono scaricandomi addosso pezzi di neve.

Il canale è stabile ma preferisco fermarmi all’uscita su un lato per vedere che non succeda nulla. Discesa spettacolare, più rognosa per Christian ma ottima per noi.
Ragazzi che goduria…discesa epica…spettacolare…ripida, raccolta, intonsa!!!
Vabbè…adesso sarà una schifezza…e invece no!!!! Discesa sul letto del rio con polvere su dossi, sassi e buchi da saltare.

Usciamo sulla sinistra verso il bosco con altra polvere intoccata. Scendo tutto d’un fiato godendomi ogni millimetro. Si arriva sulla strada dei caspolatori che, con leggero falsopiano, ci riporta senza il minimo sbattimento al parcheggio. Ragazzi che gita. Certo non c’era il sole e poteva essere un filo più polveroso. Ma chissenefrega!!!! E’ stato da paura!!!!
Adesso che nel gruppo è partita la scimmia dei canali ci sarà da divertirsi!!!


N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSARIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.

martedì 12 febbraio 2013

Lagdei Epic


A volte bastano piccole cose per fare una giornata epica. Rubarsi un giorno di ferie al lavoro. Trovarsi con pochi amici. Rimettere in moto una seggiovia sgangherata per pochi euro. 40 cm di neve fresca. La voglia di sbattersi per organizzare l’evento. Grazie Fiso, senza di te non avrei goduto così tanto!!!
Arrivo a Parma lunedì sera sotto una fitta nevicata. In autostrada nessuno, ma dallo svincolo al parcheggio di casa il delirio. Macchine cappottate, camion in panne, spazzaneve furibondi…chissà se riusciremo a salire a Lagdei…
Partenza con calma…5.30 al Campus…azz. Recuperiamo i più sciammannati per strada. Tranquilla colazione e arrivo anzitempo al parcheggio: ore 8.00. Perché arrivare così presto con la seggiovia ancora chiusa? Ma che domande Mirko, per risalire a piedi e fare la prima traccia in barba ai Cornigliesi!!!

Scherzetto non riuscito…Gino è già avanti a battere la vecchia pista. Noi partiamo a velocità folle. A metà pista ho il cuore che batte come un martello pneumatico. A pochi metri dall'arrivo Gino sfreccia verso il basso…ha aperto la pista lasciandoci la chicca tutta per noi. “Ansia-man” riparte a bomba. La linea dev'essere nostra. Io e il Balo fatichiamo a stare dietro…abbiamo i nostri tempi.
Si parte. La neve è da paura e invita a osare. Subito mi lancio su un primo drop a seguire una traccia…volo per atterrare nel morbidone. Il terreno è sconosciuto e fitto di faggi particolarmente stretti..giusti giusti per la Jones 168…come fare uno slalom con degli sci da libera.

Seguo il Fisio. Si butta a sinistra dove trova un budello ripido e vergine da fare a bomba. La GoPro sulla bacchetta mi rompe non poco…arrivo lungo e centro un tronco…riparto ma appena dopo pochi metri mi ribalto di nuovo…ce n’è quasi troppa!!!

Arriviamo alla seggiovia. Siamo tra i primi a risalire…quindi ancora linee per noi. Ci lanciamo veloci in un sotto seggiovia da urlo. Ci sono dei salti fantastici da prendere a tutta. Sul cambio di pendenza entro forte e dritto…mi sa che ho sganciato un bel lastrone. Ce la mangiamo tutta d’un fiato. Basta GoPro. Voglio godermi ogni curva…senza ansia, tanto ce n’è per tutti!!!
Altro giro. Il dislivello è contenuto (250 mt) ma alla fine è giusto giusto da bersi in un colpo solo. Il Fisio apre portandoci in giro in angoli di paradiso. La faggeta è bella ma vorrei un po’ più di spazio. Eccoti accontentato…una bella paginetta…peccato che sia un bel lastrone su fondo ghiacciato e duro. Appena carichiamo parte via tutto in blocco.

 Il Fisio è più possibilista: ma se tiri dritto veloce e leggero gli stai davanti…io penso che se per sfiga mi cappotto mi ritrovo più di 2 metri di neve in testa!!! Di 3 “paginette” nemmeno una è rimasta in piedi: appena sollecitate all'ingresso per provarne la tenuta, sono partine in blocco. Delle belle trappole.
Le run si sprecano e c'è sempre da tracciare qualcosa di buono. 

Ma gli spazi si stringono. Il Fiso si muove agile. Io arranco e inizio a non incastrare le curve come vorrei. Per fortuna sono le 13.00 ed è ora del pranzo.
Arrivo al Rif. Mariaotti bagnato fradicio. Pantaloni a parte (che sono una schifezza di materiale), sarei meno fradicio se mi fossi buttato nel lago. Resto in calzamaglia e metto tutto sopra la stufa ad asciugare. Nel frattempo mi corroboro con dell’ottima polenta e formaggio e una torta di noci che da sola vale in viaggio fin qui!!!

La compagnia è eccezionale (non posso riportare per pudore la barzelletta di Ermanno…ma ha fatto scompisciare tutto il rifugio). Ripartiamo. O meglio, mi lancio a bomba verso il basso, verso il furgone dove ho il cambio. Tolgo le cose zuppe e m’infilo la tuta sotto i pantaloni da snow. Cambio la maglia e infilo il piumino. Oggi sono uno straccio, ma se non avessi fatto questo cambio (la prossima volta due cambi!!!) oggi sarei con 40 di febbre!!!
Dopo la polenta le velleità camminatorie del Fisio si spengono…meno male perché sono cotto. Altri due bei giri nel bosco e poi a casa…anche presto.
Mitica giornata, ultima chicca regalata dalla vecchiotta seggiovia che a settembre sarà costretta a chiudere i battenti.

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSARIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.

domenica 10 febbraio 2013

Monte Pedena SA1 - prima gita


Si comincia. Prima gita SA1 come osservatore. Non so bene cosa aspettarmi ma cerco di prepararmi al meglio sulla gita, sulle condizioni e su quelle che potrebbero essere le domande dei ragazzi.
Ci si trova al Dolce Forno per una comoda colazione. Il freddo intenso e la bella giornata ci permettono una partenza piuttosto rilassata. Percorrendo la strada che porta al Passo S. Marco la neve ai lati diventa via via sempre più importante. In prossimità del Rifugio il passaggio è a una sola corsia…per fortuna c’è un comodo parcheggio…ci sarebbe, perché l’accesso è sbarrato da un fuoristrada. Inizio a scavarmi una piazzola (mi spacco la schiena). Franco legge che l’accesso è subordinato al pranzo. Poco male…telefoniamo e prenotiamo.
La salita diretta si presenta subito ripida e gobbosa. Troppo per iniziare con chi non ha mai provato le pelli.
Per fortuna c’è una stradina che sale più comoda. I ragazzi iniziano a prendere confidenza ma quasi tutti, appena la pendenza impenna, tendono a piegarsi in avanti per paura di scivolare.

Peccato che proprio così la pelle scappi via. A voglia a cercare di rimetterli “dritti”. Ricordo ancora quando sono finito a pelle d’orso durante le prime uscite in split...ci vuole un po’ di pazienza ed esperienza.
Saliamo a fatica (300 mt in 2 ore) ma ci sta alla prima gita. Gli snowboarder sono più rapidi ma la ciaspola è più diretta nell’apprendimento.
Per fortuna sbuchiamo al sole perché salendo così piano a -10 stavo congelando (per fortuna avevo il mio super piumino, mai più senza).

Ad un ragazzo si staccano completamente le pelli. Prima la destra e poi la sinistra. Ancora nastro. Ci attardiamo. Un altro è abbastanza affaticato nonostante il dislivello contenuto. Questi continui strappi e stop&go mi segano le gambe più di 2000 mt di dislivello. Giungiamo in vista di un gruppetto e sono convinto d’essere arrivato. No, loro sono scoppiati e lasciati ad aspettare. Mancano 100 metri all’anticima dove è fermo il grosso del gruppo. Tiro i ragazzi che sono con me. Piano piano salgono.

750 mt come prima gita non è male. Inoltre la difficoltà BS non è banale. Bravi!!!
Loro mangiano e si riposano guardando il panorama, io cerco una bella discesa. Gli snowboarder sono andati molto a destra ed hanno trovato un bel valloncello vergine.

Qui a sinistra solo alcune tracce e neve dall’aspetto migliore.

Ma siamo alla prima uscita ed è meglio scendere lungo la via di salita cercando dei bei fazzoletti da raccordare. La neve non è il massimo. Rotta e grumosa rende la sciata non fluida come vorrei. Aprendo cerco gli incastri, ma la linea è un po’ troppo hard per tutti.

Superate le gobbe il terreno si apre e si può scendere più in libertà.
Raggiungiamo il rifugio per una buona birra e un piatto fumante di pizzoccheri. Peccato sia finito tutto. “Eh, siete arrivati troppo tardi”…mi sento pure dire…e per non bastare tornando alla macchina mi trovo un bel bozzo di uno che, scivolando sul ghiaccio, mi ha centrato per poi, maldestramente, cercare di sistemarmi il passaruota a mano. Ma un biglietto??? Grazie cari Valligiani…tornerò presto.

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSARIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.

domenica 3 febbraio 2013

Tre Jolly dal mazzo!!!



Dopo l’abbuffata d’impianti a Courmayeur ho deciso di cogliere l’occasione e cambiare tavola. Grazie a Pietro posso sfoggiare una bellissima Jones Flagship 168W. Dal vivo si presenta proprio bene. La dimensione è importante ma, in realtà, è solo 4 cm più lunga della mia Yukon. Ce l’hanno tutti e tutti si divertono troppo, non ho saputo resistere. In sostanza è la tavola ufficiale della Righini…
Condizioni difficili questo w-end. E’ previsto un vento impetuoso. Inoltre ha nevicato bene (Vallese, Devero e Formazza circa 40 cm). Insomma condizioni non proprio ideali per fare una gita. Poi ho troppa scimmia di provare questo tavolone… Rapido giro di consultazioni e troviamo la quadra: si và a R….otella!!!
Stefano è subito della partita…Cristina, Giorgio, Luca e Veschino inizialmente tentennano…loro sono uomini da gita…ma dopo pochi e blandi convincimenti si aggiungono alla partita.
Un amico è stato su ieri cogliendo l’attimo. Hanno tritato bene ai lati dell’ancora e il solito boschetto laterale. Arriviamo al parcheggio molto presto. La neve c’è. Sul passo anche i segni del vento. Qui, incredibilmente, nulla. Eppure che l’esposizione nord non dovrebbe aiutare. In realtà sembra che soffi alto. Le cime fumano ma dentro al bosco non ci sono ne sastrugi ne rametti spezzati. Ottimo!!!
Il posto è piccolo….forse varrebbe la pena scendere verso Betmeralp che lentamente si sta aprendo al sole. Ma no, restiamo qui…ed è andata benissimo!!!

Prima discesa a sinistra: partiamo in alto e troviamo subito 70 cm di fresca. E’ quasi difficile far partire la tavola. Meno male che i pendii sono ripidi perché oltre alla neve, la soletta nuova di pacca mi sembra un po’ lenta…mannaggia a me che non ho sciolinato. Ci sono ampi spazi da tracciare…mi faccio prendere la mano e arrivo a fuoco sul primo cambio di pendenza…tiro un salto da paura…atterro leggermente avanzato…già mi aspetto il cappottone…ma il nose della Jones resiste quel decimo di secondo che mi permette di riprendere l’assetto…che figata di tavola!!!
I ragazzi sono euforici, non credono ai loro occhi. Stefano scalpita…ma preferisco tirare il freno a mano e tenere il gruppo unito.
Dopo una seconda discesa a destra ancora migliore, ecco la botta di cu…lo. Aprono la seconda ancora. Tutto vergine e inesplorato!!! Apriamo traccia sul dosso leggermente esposto a destra ma immacolato…

…e ci buttiamo a capofitto in una valletta stretta tipo half pipe davvero spettacolare. Pago pegno per essermi fermato a fotografare e rimango indietro…ci sono giornate dove non ci si può fermare…
In realtà quello che mi piace di questo posto è che ci sono mille varianti (ne ho scoperte altrettante) e c’è, quasi, tutto il tempo di gustarsi ogni linea. Questo è il freeride che mi piace. Scendere senza ansia, godendomi ogni curva, ogni salto, ogni passaggio insieme ad un bel gruppo.

Rientriamo da una stradina. C’è tutto un dosso da esplorare. Ci buttiamo dentro al bosco vergine. Questo è il paradiso!!!

Pendenza ideale e tronchi tagliati che permettono ogni genere di salto in un orgasmo di powder.
Purtroppo ci facciamo prendere la mano…anzi…i ragazzi si fanno prendere e tirano dritto verso la strada. Noi rientriamo veloci verso gl’impianti dove troviamo Ale e altri due skiers. Facciamo un paio di run con loro. Ci portano in un bosco ancora più bello che termina sulla strada a 5’ a piedi. Bisogna solo stare attenti quando si cinghiala in mezzo alle fronde secche…non tutte cedono al passaggio… il pantalone di uno skier viene completamente sventrato dal ginocchio alla cintura…per fortuna la sua “virilità” è salva (e per fortuna con il nastro telato gli faccio un rattoppo).
Risaliamo. Lascio Stefano con i ragazzi mentre cerco di ricompattarmi con il gruppo. Loro sono giù che mi aspettano. Mi butto a tutta in mezzo e trovo una bellissima linea. Però sono da solo quindi non esagero e mi ributto in pista per raggiungerli il prima possibile. Ovviamente li porto nel boschetto della felicità!!!

La giornata si apre e vediamo alcune tracce che salgono i pendii soprastanti. Niente vento pure là. Bellissima neve ma siamo stanchi e di mettere le ciaspole non ne ho proprio voglia.

Loro si fermano…io e Stefano ci concediamo un paio di discese nei boschetti ripidi di sinistra. Qui è bello tritato, soprattutto la parte bassa. Seconda discesa: troviamo un bello spazio. Guardo il gps e vedo che di qui non ero mai passato. Tentiamo. Ci sono poche tracce e dopo un po’ capisco il perché: c’è un salto di roccia. Freno a tutta rischiando di cadere e perdere il controllo (in realtà mi sono sdraiato e fermato al pelo…1° jolly della giornata). Fermo anche Stefano per evitare che s’infogni come me. Da dove sono io ci saranno 4 o 5 metri. Saltare la vedo grigia. Però ci sono come dei gradoni che scendono. Con il passo del granchio scendo finchè non rimango bloccato su un pinnacolo a 2 metri d’altezza. Game over. Per fortuna c’è una bella radice solida a cui aggrapparmi.  Sgancio la tavola per disarrampicare. Ma come fare? La lancio capovolta nella neve fresca…peccato che urti con lo spoiler una roccia, si giri perfettamente  in linea con la massima pendenza e parta giù come una fucilata!!! Resto sbigottito mentre la vedo scomparire dopo le prime fronde. Con l’orecchio, teso verso valle, sento dei rumori raccapriccianti di legna fracassata. Già m’immagino la tavola divelta lungo un tronco. Scendo giù dalla paretina e mi metto seduto con le gambe aperte verso valle. Scivolo seguendo una linea dritta sperando di ritrovarla. Dopo una ventina di metri mi rendo conto che l’ho persa. Troppo vario il terreno, potrebbe essere ovunque. Inoltre sto rimestando tanta neve con il rischio di ricoprirla. Piano piano prendo consapevolezza di averla persa per sempre. Proprio in quel momento la pendenza aumenta ed inizio a scivolare. Per non perdere il controllo mi attacco a un pino e inizio a ragionare sul da farsi. Inizio a pensare che in basso ci sarà un canale di neve dura…e come ci scendo da lì con solo gli scarponi soft??? Di Stefano neanche l’ombra. Sono solo. Mentre lo sconforto m’assale noto a destra del tronco una scia di pochi mm. Sicuramente è la tavola “scossa”. Uso le fronde per scendere ancora un po’. Arrivo in vista del canale. A destra un gruppo di alberi prima di un risalto. Alla base una cunetta di neve. Sopra la tavola, appoggiata come in esposizione. L’ho ritrovata!!! (2° jolly della giornata).  La raggiungo. Sono commosso. Sono salvo. Temo di non essermela cavata tanto alla leggera…inizio a ispezionarla in cerca di una crepa, un solco, un buco…sicuramente sarà distrutta…invece no…non ha un graffio!!! (3° jolly…meglio tornare a casa).
Rientro alla partenza dell’ancora convinto di trovare Stefano in ansia…ma lui non c’è. Lo chiamo ma nulla. Inizio a preoccuparmi. Per fortuna lo vedo rientrare. Anche lui si è impestato bene per passare la balza. Siamo due cazzoni.
Risaliamo per recuperare gli altri. La giornata volge quasi al termine e già abbiamo esagerato. Giusto per non rimanere con l’amaro in bocca risaliamo sul dosso per prenderlo dritto dalla cima e seguirlo dentro il bosco fin verso la strada.
Questa linea è forse la più bella con una sequenza di salti su tronchi tagliati entusiasmante.

Ultime curve. Gambe lese. Luca sbaglia a frenare e s’incunea tra le gambe di Stefano. Per un pelo non gli sfascia il ginocchio.
                                                                                                                                                                                                          
Vabbè…jolly anche per lui…ne era giusto rimasto uno nel mazzo!!!  

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSARIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.