lunedì 23 aprile 2012

Palù - finestra sbattuta in faccia - SBA2

Siamo ben oltre la metà di aprile...dopo un Marzo disastroso, caldo e secco come il deserto ci si ritrova sommersi dalla neve come mai nemmeno negli inverni più piovosi era mai capitato.
Fino a ieri (forse per le ultime due stagioni) c'era una bolla anticiclonica che si spostava un po' qui un po' là...come la coperta corta ogni tanto faceva passare qualcosa ma in definitiva il "grosso" lo relegava a nord delle Alpi...ecco mi sono distratto, già con i pensieri alla primavera, alla bici nuova e ai preparativi vari e sempre più imminenti...e non mi sono accorto che la bolla è scoppiata...o meglio...mi sono accorto che a Milano è tornata la pioggia, quella vera, quella che mancava almeno da novembre. Ed è tornato il freddo. Chissà cosa capiterà in montagna...capita che nevica...magari dai 1500, 1700...2000 metri ma nevica a tutto spiano!!!
Ora il problema è trovare una finestra di sole per poter programmare una gita e non trovare uno spot con ancora neve per poterla effettuare.
L'ultimo impegno SBA2 non si può più rimandare e proviamo a cogliere l'occasione: sabato sole sul Bernina incastonato tra due perturbazioni...ottima occasione per salire in cordata su un ghiacciaio maestoso e mettere la ciliegina conclusiva su una torta davvero abbondante e piena di soddisfazioni (non credo solo per noi allievi).
Si và. Optiamo per dormire direttamente al Passo a 2300 metri. Scelta azzeccata. Nonostante una notte non proprio rilassata (pizzoccheri indigesti o Manuel agitato???) oggi mi sento riposato e in forma. Abbondante colazione e alle 8.00 siamo pronti per salire. Ci sono -10 gradi e 30 cm di neve farinosa già nel parcheggio. Pochi freerider in giro si godranno e spartiranno un ricco bottino. Viene la voglia di fare il giornaliero. Ma abbiamo corde e picche nello zaino con un obbiettivo importante. Salendo ci raggiungono i mugolii di chi, sotto di noi, sta aprendo prime linee da sogno.
Usciamo sul piazzale sotto un caldo sole. Davanti la meta e 200 metri di neve polverosa come antipasto per arrivare sul ghiacciaio.

Mamma che roba!!!! Polvere invernale, freddissima.
A questo punto la carogna cresce e le forze per arrivare in cima si moltiplicano. Ci leghiamo e partiamo seguendo la traccia appena battuta.
Per fortuna ci sono 10 bergamaschi esagerati che dal parcheggio della funivia hanno già battuto traccia fin qui...e stanno proseguendo filati a battere davanti a noi.

Seguiamo sul falso piano senza problemi. Qui la pendenza è dolce e si prosegue bene. La nostra cordata è in testa e, forti di una split, un paio di sci e delle gambe del Fieus, stiamo distaccando gli altri.
Arriviamo al cospetto del primo nodo di seracchi e la situazione si fa subito seria.

Il vento che inizialmente spennacchiava le cime si è abbassato e si sta incanalando nella parte sommitale spostando molta neve.
Il problema non è tanto sul ghiacciaio quanto dalle pareti di roccia laterali che fungono da raccoglitori. Si caricano fino ad un limite, poi scaricano e ricominciano a caricare neve fino alla scarica successiva. Due davanti a noi sostano per 5 minuti buoni allo sbocco di un canale che di lì a poco a buttato fuori una massa di neve pazzesca.
Ci portiamo in mezzo ai seracchi.

Siamo in balia del vento che sposta la neve e ricopre le tracce. La musica cambia. Devo ribattere la traccia...ma il problema è trovarla!!! Sondo con la bacchetta e vedo dove sprofonda meno. Avanzo abbastanza agile ma il vero problema è che ne io ne Gianfranco riusciamo a schiacciare la neve a sufficienza...e Giorgio con le ciaspole fa una fatica bestiale. Sprofonda oltre il ginocchio. Lo stiamo trainando. Per gli altri dietro di noi anche peggio.
Stiamo perdendo un sacco di tempo e forze per superare pochi metri. Capiamo che sicuramente oggi la cima è fuori portata.
Iniziano a scendere gli sciatori. Bisogna andare giù dritti perche c'è troppa neve. Qui almeno 1 metro!!!


Sono costretto a battere fuori traccia e sprofondo con tanto di mezze tavole. Qui per Giò è un calvario. Arrivano Ale, Vesco e Leo a darci il cambio. Ma non provengono molte speranze dagli sciatori che incrociamo, troppa neve, troppo vento e dopo il secondo nodo di seracchi, passato il pianoro, la pendenza schizza sopra i 30° gradi...Siamo veramente di gran lunga oltre il limite.
Davanti una barriera di ghiaccio imperiosa.

Ai lati buchi e blocchi di ghiaccio giganti ci fanno sentire lillipuziani al loro cospetto.

Finalmente guadagniamo il pianoro. Ci si concede una pausa, un po' di the caldo e una barretta. Il vento si è calmato e valutiamo di arrivare fin dove si sono spinti i bergamaschi.
All'improvviso come uno che, entrando in una stanza buia, accende la luce e ne rimane abbagliato, si alza un vento furioso. Tira dritto dalla cima della montagna verso di noi. C'investe in pieno. Ci schiaffeggia il viso.

Dopo un timido tentativo decidiamo di fare dietro front.
Non si vede a un palmo. In mezzo a buchi grossi come case non è il massimo. Sono ben contento d'essere legato. La traccia è stata cancellata. Scendiamo piano, troppo piano. Gianfranco preferisce dare l'ordine di mettere le tavole. Mi sembra d'essere in mezzo ad un uragano. Tolgo le pelli che volano ovunque. Provo a domarle e metterle via. Ricompongo la tavola e allaccio gli scarponi. Ho lo zaino pieno di neve. Ho ogni minima fessura piena di neve. Ho le mani congelate, quasi rigide. Non vedo l'ora di togliermi di qui.
Per fortuna dopo pochi metri usciamo dal white-out. Da qui sciata ipercontrollata in traccia ma su ottima polvere fino alla base della parete.
Ci si può rilassare un momento. Giusto il tempo di girarsi e godere delle nostre tracce.


Continuiamo lungo il Morterasch poco inclinato e un po' banale...ma non bisogna sottovalutare il pericolo. Anche nel piano più ampio e regolare ci sono dei buchi imbarazzanti.
Ci portiamo sotto l'Isola Persa. Qui è rimasta una bella lingua di powder da godere tutta slashando sul bordo dei crepi!!!

Pianone finale.
Ai lati crepi pazzeschi. Neve più trasformatella e comunque divertente.
Anche qui poco relax...bisogna stare attenti a diversi buchi qua e là...

fino alla bocca del ghiacciaio...una paretona di 20 metri dove tutto termina. La morena lasciata scoperta ci dice che una volta lo spessore era più che doppio.

Finalmente possiamo mettere via le picche e mangiarci un panino al sole.
Stradino finale un po' infame (ma nemmeno troppo con i bastoncini in mano) fino al mitico trenino

Lunedì. Riguardo le foto e riassaporo i ricordi di un posto davvero epico. Ci abbiamo provato a cogliere la finestra di bel tempo ma questa ci si è richiusa in faccia. Ci sta. Adesso aspettiamo che trasformi e si stabilizzi per bene. Per una cima del genere bisogna che meteo, neve e partecipanti siano tutti al top. Qui davvero non si scherza.

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSARIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.

lunedì 2 aprile 2012

Albaron di Savoia SBA2

Ebbene ci siamo. La 4° e penultima uscita del corso...ma finalmente bel tempo!!! Nonostante la stagione sia strana e troppo densa d'impegni mi sta tornando la voglia di andare in montagna. Ebbe si, mi stava quasi passando. Sono talmente incasinato che vorrei essere libero di stare due giorni sul divano...o di scegliere di andare per picchi...ma con i miei tempi. Inoltre la nuvoletta di Fantozzi che ha sempre rovinato la domenica delle ultime due uscite mi aveva proprio smaronato. Perturba in arrivo anche questa volta...ma più ad est e, comunque, dall'indomani!!!
Il giovedì ci si ritrova per pianificare la gita e la "gaina" sale. Nessuno ha mai fatto questa gita. Nemmeno gli istruttori. Ma in cuor nostro sappiamo già che sarà una gita stupenda. Il venerdì sera arriva rapidamente. Mentre Silvia è all'allenamento di beach è sempre bello preparare zaino e attrezzatura spargendo ogni cosa sul tappeto di casa, tutto a vista, con la musica giusta che pompa e la lista in mano (per non dimenticare nulla...tipo le pelli o la tavola da snow!!!!).
Si fa tardi ma non ho troppo sonno. Inoltre ho commesso l'errore di guardare il film 127 ore prima di una gita e prima di andare a dormire. Prendo le goccine e crollo senza troppi incubi fino alla sveglia. La Cri mi passa a prendere verso le 6.30. Il lungo viaggio passando per il Frejus passa rapidamente tra battute e racconti. Arrivati a Bessans sembra estate. La neve...non c'è. Fa caldo. Che si fa? Grigliata? Prendiamo il sole?
No, ci spariamo 7 km di piattone fino al Rifugio dell'Averole. Il versante sud, inizialmente considerato per la discesa, è completamente verde. Fa strano vedere tanti snow-alper andare per margherite...

Per fortuna abbiamo lasciato una macchina dal'altra parte in modo da poter avere entrambe le opzioni di discesa.
Proseguiamo a testa bassa. Non c'è salita, ma lo sviluppo unito al caldo, alle calze sottili a chissà che cosa (non mi è mai capitato prima) mi sta massacrando i piedi. Visto che domani è il 1 aprile mi avranno fatto lo scherzo e sostituito le solette con della carta vetrata...la sensazione è proprio questa. Ad ogni passo mi sembra che la pelle venga raspata via dal piede. Dopo 1 ora è chiaro che mi si sono formate delle vesciche imbarazzanti. Purtroppo manca ancora 1 ora al rifugio. Davanti la parete verticale della Bessanese mi guida e distrae dal dolore.

Finalmente siamo in vista del rifugio. Manca l'ultimo strappetto. Ho un dolore lancinante ai piedi. Il mio unico pensiero e svaccarmi al sole con un panino in una mano, una birra nell'altra e i piedi nudi conficcati nella neve!!!!

Il rifugio è molto bello. Fanno anche la birra artigianale. Rimanere sul portico a rimirare i monti scaldati (o scottati alcuni) dal sole è fantastico. Ho tolto gli scarponi con un sollievo come uno scarcerato della Santa Inquisizione. Mezzo calcagno si è letteralmente sollevato. Alluce e mignolo non sono messi meglio.
Dopo un' oretta di relax bisogna fare le prove di recupero da crepaccio...volo in camera per prendere un letto, togliere peso inutile dallo zaino e prepararmi. La vista è notevole.

Purtroppo rimettersi gli scarponi è un vero incubo. Assisto impietrito a tutte le manovre ma, purtroppo, ho solo voglia di rientrare. Appena prima di cena (verso le 19.00) ho un po' di tempo per provare a curare le vesciche. Opto per forarle senza rompere la pelle. La situazione migliora ma, in realtà, mi salva Ale con una bustina propizia di Compeed!!!
Buona cena in compagnia internazionale (francese e fidanzata norvegese). Vedere il bollore del Botta di fronte al pallore della scandinava è stato esilarante....ma Jorge che protezione hai usato...mah quella di mia madre...antirughe e abbronzante....ops...
Schizzo di rotta e via a letto. Sveglia ore 4.30. Devo dormire assolutamente...sono le 23.30...devo addormentarmi...sono le 00.30...ancora nulla...mi giro e mi rigiro ma ho il sonno troppo leggero...e Manuel russa a intermittenza incominciando proprio nell'istante in cui mi sto addormentando...dopo un po' provo a farlo girare o farlo smettere con il risultato che si sveglia scocciato...a questo punto e lui che mi sveglia pensando che russassi...cazzo ma allora chi russava, forse il Piffa!!! Insomma notte da incubo...solo verso le 2.00 sprofondo in un sonno continuo ma a breve la sveglia mi riporta alla realtà: 1400 metri di dislivello.

La neve è durissima, ghiacciata. Ci sono ampie chiazze d'erba. Optiamo per salire sci in spalla...o meglio split in spalla...più mezza corda da 60 metri. I primi 400 metri passano via veloci con salita diretta. Al momento non sento la fatica ma questo portage più il poco sonno si fa sentire.
Leo ci guida a luci spente. Infatti consiglia di usare la frontale solo per brevi momenti, giusto per vedere cosa si pesta...ma per valutare la traccia meglio affidarsi alla luce diffusa dalle stelle e dalla neve. La salita così al buio è strepitosa. Il manto di stelle è così continuo da risultare abbacinante... ogni tanto qualche puntino si muove cadendo all'orizzonte.
Piano piano la luce aumenta mostrando i numerosi dossi di questo versante.

In effetti al buio abbiamo fatto un po' troppo su e giù...inoltre ho preparato bene la discesa...la salita (fatta dall'altro gruppo) l'ho vista velocemente e pensavo di dover stare molto più a destra. Mi perdo un po'. Avrei dovuto fare meglio i compiti...
Nel frattempo il sole infiamma le cime dietro di noi.


Finalmente il pendio spiana e si può calzare la split. Mi sembra di volare. Purtroppo il falso piano dura poco e subito si riprende a salire. La neve dura non aiuta e spesso la tenuta della sola pelle è precaria. Ma non voglio ancora mettere le lame.
Ancora un falsopiano e poi un dosso ripido. La salita è tutta così.

Arriviamo dentro una valletta ripida. Demordo e metto le lame. Ora inizio a salire rapido e sicuro. La breve valletta sembra non finire mai. Tra infinite inversioni mi rincorro con il Leo come in una gara di Coppa America. A volte incrociamo le tracce, altre andiamo via paralleli. Ad ogni inversione mi sembra d'essere un filo avanti ma appena incrociamo le sue punte passano davanti (o forse accelerava). Non è una gara anzi. Andiamo avanti con il nostro ritmo in una specie di danza sincrona ma non organizzata.
Finalmente arriviamo al colletto. La Cri insegue con il suo passo Yoga...lento ma costante...come la goccia che rompe la roccia...

L'ultimo pezzo è troppo ripido e duro anche per i coltelli. Tolgo la tavola e procedo a piedi visto che lo scarpone incide bene. Ho freddo. Ogni tanto una leggera brezza fa rabbrividire. Piano piano il sole si alza incuneandosi nelle vallette. Finalmente usciamo dall'ombra delle creste e la temperatura schizza. Passo dal piumino alle maniche corte.
Velocemente mi scaldo...anzi inizio a sudare. Siamo a 3000 metri.Oltre metà gita. Davanti un dosso bello ripido.


Dalla cartina appena sopra c'è un bacino glaciale. Manuel opta per aggirare il dosso, fare più strada ma più dolcemente. Io non ho molta voglia di allungare e perdere quota (seppur minima). Con Leo e Giorgio optiamo per andar su dritti. Pessima scelta. Inizialmente la forte pendenza non disturba troppo poichè la neve sta fiorendo e la split con le lame tiene bene. Ma dopo il primo dosso c'è un successivo strappo ancora più ripido e con passaggi stretti tra le roccette. Leo toglie gli sci. Giorgio passa abbastanza comodo con le ciaspole. Io salgo a piedi. Ne usciamo stravolti. Al momento ho fatto quasi tutta la gita con la tavola in spalla...sono stanco. Ci ricongiungiamo con l'altro gruppo. Davanti l'ennesima parete ripida e dura con una sella sulla sinistra. Leo mi consiglia di mettere i ramponi. Loro mettono i coltelli. Ma la diagonale che taglia la parete mi sembra fattibile senza inversioni. Direttamente andrei alla sella.
Ci provo. Forse per dimostrare a loro che con la split si può fare tutto. Forse per stare al passo dei ragazzi che con le ciaspole si muovono sicuri e veloci. Forse per me, per vedere se sono capace. Di fatto a fatica salgo. Piano piano ma salgo. Tutti sono avanti. Appena dopo la sella scompaiono dalla mia vista. A 20 metri dal traguardo sono da solo. Manca così poco. Ma la pendenza sarà sui 40°. La neve ghiacciata. Talmente dura che una lama si slabbra in fuori. I coltelli non bastano. In questo istante mi rendo conto d'essere nella...
Ok, non perdiamo la calma. Tiro fuori la picca, la lego con una longe all'imbrago e la pianto nel ghiaccio (becca e punta) come sicura. A questo punto riesco a togliere le mezze tavole e fissarle sullo zaino. Tiro fuori anche i ramponi ma infilarli risulterebbe troppo problematico visto l'appiglio precario. Punto bene i piedi e sembrano tenere. Probabilmente con la picca e puntando un po' ce la dovrei fare...sono solo 20 metri...non faccio in tempo a finire il pensiero che l'appiglio cede e mi sdraio. La longe và in tensione e tira fuori la picca dalla neve. In un secondo mi rendo conto che sto scivolando. Qualsiasi manovra sarebbe inutile. Inizio a dirmi: prendi la picca prendi la picca...la vedo rimbalzarmi davanti legata al cordino. La prendo e mi ci butto sopra. Per fortuna la manovra di auto-arresto me l'hanno insegnata bene. Sarò fischiato giù 50 metri. Non c'erano grossi pericoli e, tutto sommato, non mi sono spaventato. Però mi brucia un braccio e devo ritornare al punto di prima. Calzo i ramponi e salgo. Ho le forze al lumicino. Con i ramponi non ho problemi e giungo alla sella. Mi accascio esausto. Metto via tutto e calzo la split. Mi tremano le gambe. In lontananza vedo i ragazzi già al deposito sci. A me manca tutto il plateù sommitale. Una distanza infinita. Inizio a pensare di non avere la forza di arrivare su. Provo con la chimica...in effetti il gellino mi dà quello spunto per arrivare al deposito sci. A questo punto ho uno scatto d'orgoglio e salgo. Sono solo 20 metri. C'è una corda fissa e mi ci assicuro velocemente con un moschettone. Non è una gran sicura ma bollito come sono temo di poter scivolare giù di sotto.
Arrivo in cima e spiego come mai ci ho messo tanto. Mi dispiace un po' per essere scivolato. Sono talmente sconvolto che fatico a godermi il panorama...anche se è sublime...

I ragazzi sono arrivati primi in vetta (credo). Poi, alla spicciolata, arrivano anche delle cordate a 3 di sciatori dell' SA2. Stessa cima da un itinerario diverso. Forse la mini gara informale è stata vinta? Che la ciaspola su neve dura e ripida sia meglio degli sci??? Chissà...io con la split chiudo il nostro gruppo e mi "classifico" nel mezzo (come giusto ibrido tra i due gruppi).
La cima è una piazza d'armi...ci si sta tutti comodamente come ad una ritrovo di amici.

Ma non mi trattengo...cerco di recuperare scendendo in doppia tra i primi così da poter togliere le pelli e sistemarmi per la discesa. Finito lo sforzo ho in mente solo questo.

Mossa azzeccata. Mangio e recupero le forze. Passato lo spavento ora sono ritornato in "mood" con la montagna. Pronti via...si sta in traccia, distanti e niente cazzate come al solito...ci ammoniscono gli istruttori...io seguo docile docile...oggi ho già dato.
Seguo il Leo...la neve è leggermente ventata ma non è male...basta un po' spingere e si fanno belle curve. Però bisogna andare dritti e veloci per superare il plateù sommitale fino ad un dosso che domina i seracchi. Qualche buco coperto è difficilmente riconoscibile (giusto una piccola ombra e avvallamento). Però il ghiacciaio è ben chiuso e non sembra troppo pericoloso. Ad ogni modo discesa in sicurezza con tanto di picca nello spallaccio (e se cado? meglio non cadere).
La cima tronca è laggiù...

Dalle premesse ci aspetta una discesa super.
Appena ci si affaccia sul grosso bacino la sorpresa...15 cm di neve fresca tutta da surfare nonostante le numerose tracce...

Vietato uscire dal seminato per cercare di tracciare....Gianfranco apre (godendosela) e noi dietro (godendo altrettanto).

Superiamo un punto potenzialmente più pericoloso e ci si apre un giardino non troppo pendente e uniforme. Il ghiacciaio è in buone condizioni e qui molto regolare.
Luce verde, in libertà ma occhio...
L'apoteosi...

Mi fermo a immortalare la mia linea e quelle degl'altri...mentre sorridono a più non posso...
Scendiamo insieme...intersecando le linee...

Ah se fosse tutto così....mmmm....
Arriviamo ad un bel collo di bottiglia. Un ripidissimo canale a S con neve trasformata. Si scende uno alla volta in modo molto controllato. Ma non in piattone...ci valutano...forse per capire cosa possiamo fare, quanto ci si può spingere con l'ultima gita (OSA, 4000????).
Usciamo dal canale e davanti una bella prateria e le piste sullo sfondo.

Silvia e Cero studiano la situazione...si bisogna mollare e puntare al letto del torrente fino in pista.

Ci si lancia. La neve cambia radicalmente tra ombra e luce...tra fresca e trasformata. Vietato perdere la velocità pena rimanere infossati. Ci si butta nel half pipe naturale...purtroppo non abbastanza pendente ma comunque divertente. Finalmente arriviamo alle piste da dove si può cogliere tutta la bellezza di questa discesa.

Stanchi ma soddisfatti scendiamo giù sulle piste.
Le gambe vanno a fuoco ma vietato fermarsi...giù fino alla macchina, verso le birre ghiacciate e le torte salate...quale miglior modo per festeggiare una gita del genere.



N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSARIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.

martedì 20 marzo 2012

Kronten, rosti e fonduta...mitico trittico in canton Uri - SBA2

Terza gita SBA2. Per la seconda volta io e il Puppi ci dedichiamo alla scelta della gita. Il compito era di trovare qualcosa a sud delle alpi, avvicinamento il sabato e finale alpinistico la domenica. Se fosse una stagione "normale" ci sarebbero infinite possibilità. Ma la neve scarseggia sempre più, il caldo, la siccità e il vento ci precludono molte gite "alte". Ad ogni modo ho un paio d'assi nella manica: lo scorso w-end ho potuto assaggiare con "tavola" 25 cm di fresca in quel di Livigno. Inoltre la domenica sono stato ai Forni dove ho visto scendere alcuni sci alpinisti lodando le condizioni del Tresero. Certo la parte bassa era messa male...
Per fortuna che il meteo ci ha risolto l'imbarazzo della scelta...una bella perturbazione in arrivo da sud proprio per domenica. Meglio non lamentarsi troppo, ringraziare per la nuova neve e trovare un'alternativa.
Guardiamo a nord. Molto a nord. Speriamo che le alpi facciano da sbarramento. Il problema è che più vai a nord meno le cime si ergono a quote elevate. Per fortuna si compensa con un innevamento pazzesco (dal sito slf a nord del Gottardo ci sono più di 2 metri di neve accumulata). Canton Uri. Si và al Kronten.
Studiamo la gita, prepariamo cartine e schizzi di rotta e prenotiamo il rifugio. Partenza sabato mattina presto. Non si capisce dove si possa arrivare con la macchina. Inoltre la via di salita alla Krontenhutte è minacciata da canali valanghivi molto pericolosi. Arrivati a Ersfield usciamo dall'autostrada e puntiamo alla stretta valle che si presenta sulla sinistra. Si sale rapidamente con una stradina asfaltata stretta e tortuosa. C'è un cartello che assomiglia a un divieto...ma partire da 750 mt sul prato per arrivare a 1900 non sembra una buona idea. Meglio proseguire. Raggiungiamo alcune baite in località Bodemberg...o meglio un po' prima dato che oltre è tutto sbarrato dalla neve.

La giornata è velata ma fa già caldo. Le nuvole scorrono rapide, segno che c'è più vento del previsto. Si parte. Rapidamente risaliamo lungo una stradina invasa da numerosi depositi di valanghe spaventose. Guardando in alto vediamo cime aguzze e canali ripidi che come cannoni hanno sparato la massa nevosa nel bosco facendolo a pezzettini. Ci sono rami e schegge di legno ovunque. Sembra l'effetto di un bombardamento.
Superato il pezzo piano, appena dopo due baite, subito la pendenza aumenta vertiginosamente.

Una parete a 45° dominata da alte creste si para davanti a noi. La neve è rigelata il giusto ma si riesce a sfondare quel minimo che mi permette di salire senza rampant finchè non diventa troppo ripido e duro, meglio perdere 2 minuti che perdere tutti i metri risaliti fin qui a fatica. Ovviamente i ragazzi tiran su dritto con le loro ciaspole che grippano bene. La pendenza sostenuta e gli zaini pesanti tagliano le gambe, ma la traccia diretta fa risparmiare un po' di strada.
Per fortuna non dobbiamo risalire completamente la parete ma tagliare nel bosco.

Altro che fortuna, il traverso nel bosco si fa su una traccia infida con precipizio da un lato e neve sfondosa e buchi nascosti dall'altro...per fortuna con la split passo agile.
Fuori dal bosco si apre una valle incantata. Neve a perdita d'occhio. Ci siamo ributtati nell'inverno tanto agognato e mai arrivato. Si vedono panorami che danno soddisfazione. Davanti a noi scorgiamo qualcosa spuntare dalla neve. Riconosco il tetto di una baita quasi sepolta e schiacciata da un bianco cappello. Che spettacolo.

Da qui la neve cambia radicalmente. Troviamo 5 cm di neve gessosa su neve dura. Noi che siamo di bocca buona già c'immaginiamo il godimento al rientro l'indomani. Qualche sciatore già se la sta godendo. Siamo in un mondo incantato quando un rombo ci fa tornare alla realtà. Dalle cenge esposte a sud dall'altro lato della valle si stacca una valanga di fondo. La massa nevosa pesantemente s'incanala sradicando sassi e terra in un fiume di fango e neve che precipita a valle con un fragore che intimorisce.
La cosa che più sconvolge è vedere delle baite sparse qua e là alla base della parete che è solcata da numerose valanghe. Queste arrivano a fondovalle distruggendo ogni cosa si pari davanti. Forse, in origine, c'erano molte più baite. Ce n'è una molto bellina, fatta di legno, con le persiane rosse e con una valanga che da dietro s'è fermata in salotto.
Proseguiamo. Ormai manca poco.

Raggiungiamo la sommità del pendio. Da qui si passa su un dolce dosso palinato a quota 2000 per affacciarsi sul lago Obersse a ridosso del quale c'è il bellissimo rifugio.
Da qui si calza la tavola per perdere gli ultimi 100 metri fino a rifugio. Un piccolo assaggio di polvere ventata. Arriviamo giusti giusti per le 12.00 il perfetto timing per evitare il riscaldamento e il pericolo valanghe. La foto sotto al toro è d'obbligo.

La cima del Kronten è il nube. Inoltre il vento non ha mai smesso di sferzare violentemente e qui è particolarmente insistente. Tempo di sistemarci nelle camerate, bere una birra e prepararci per l'esercitazione che scoppia un'intensa nevicata. Restiamo bloccati in rifugio. Ci tocca passare il tempo ripassando la lezione sulla discesa in doppia, per fortuna su una colonna c’è un anello che funge da perfetta sosta. Nel frattempo arriva un rosti epico. Un piattone con almeno 4 cm di patate grattugiate e perfettamente croccanti sormontate da 6 uova rosse, all'occhio di bue. Mamma mia che bontà. Impossibile difendere il piatto dagli assalti degli altri...sicuramente vale la pena rifarsi viaggio e avvicinamento solo per gustarsi questa prelibatezza (mentre scrivo mi brontola lo stomaco e salivo al solo pensiero).
Spazzolato il piatto sarebbe tempo di pennichella...però filtrano dei raggi di sole...incredibile ma la bufera è finita ed ora c'è un cielo stupendo.

Usciamo per la prova di discesa in doppia dal vivo. Per fortuna c'è una roccia di una dozzina di metri che si può attrezzare facilmente per la discesa.

La prima doppia non si scorda mai...vi posso giurare che anche questa, benchè banale, mi ha lasciato un po' di tensione prima (quando ti devi sporgere sul bordo e affidare il tuo peso alla corda) che è sbocciata in una scarica d'adrenalina, poi (quando scendi saltellando contro la parete e hai capito che il "giochino" funziona ed è molto divertente).

Uno a uno proviamo tutti mentre il cielo si colora di sfumature del rosso e viola, le nuvole scappano veloci e il vento sferza la neve.

Un grande grazie a Manuel che ci ha assistito tutti resistendo al forte e freddo vento che lo colpiva in pieno.
Finalmente abbiamo finito tutti. Il sole si nasconde dietro le creste e vorremmo solo rientrare (questa volta ho i pantaloni primaverili da skialp e sto congelando). Ma c'è la prova ARVA...e mi tocca anche dirigere!!!!
Finiamo giusto giusto in tempo per la cena. Potage di asparagi (non male), insalata con vinagrette (ma senza pane, in svizzera non esiste) e....riso bianco con della carne a pezzettoni tipo chappy, guarnita con tre spruzzate di panna montata!!!! Mamma mia...dopo aver sfornato un rosti da sogno non puoi presentarti con questa sbobba da incubo!!!
Ceniamo...in qualche modo...schizzo di rotta...e tutti a letto.
Questa volta ho lasciato aperta la porta e non siamo morti cucinati nel vapore...ma che freddo. Si dorme bene rannicchiati nel sacco...ma finalmente alle 4,30 suona la sveglia e mi alzo. Ieri ero spompo ma oggi ho voglia di salire per tempo. Il rischio di prendere la perturbazione e dover rientrare và evitato partendo presto e non perdendo troppo tempo.
Lauta colazione con pane fatto in casa (ottimo...peccato non averlo disponibile a cena) burro e marmellata sintetica e via nella notte.

Il vento è fortissimo e ci strappa i vestiti di dosso. Ci si prepara e si parte. Ringrazio di non avere la tavola sulle spalle perchè l'effetto vela è devastante. In compenso mi becco la corda e la zavorra si fa sentire.
Risaliamo sul dosso di destra verso il cengione. Altri gruppi decidono per il canale centrale, più ripido e, secondo noi, inutilmente più rischioso. Saliamo tra dossi e conche e guadagniamo la cengia. Nel frattempo le prime luci rischiarano il cielo con colori che scaldano il cuore.

Superato il cengione ci aspetta un ripido pendio completamente bianco e irriconoscibile dalla carta che segnava la zona come molto rocciosa e articolata.

Se mi fossi affidato alla sola carta mai e poi mai sarei passato di qui…ma gli svizzeri avevano ragione, nessuna difficoltà, buona copertura e traccia comoda anche se ripida.

Usciamo al colle che sbocca sul piccolo ghiacciaio. Ghiacciaio definito "mansueto” poiché privo di grossi crepacci e non richiede la cordata. Peccato che le nuvole e la nebbia sembrino volerci nascondere la strada.

Per fortuna la Cri suggerisce di mettere le bandierine. Ottima idea. In questo modo, forti di non perdere la via al ritorno, procediamo tra mezze schiarite e acuti di white out accecanti.
Il vento ora è frontale. Alza la neve che graffia il viso. Quota 2800. Ultimo sforzo: 150 metri su una piramide ripida verso il deposito sci. Da qui si risale la cresta a volte abbastanza affilata ed esposta fino alla cima. Per fortuna con gli hard non mi servono i ramponi...si cammina facilmente se non fosse per delle raffiche che un paio di volte mi fanno decollare le bacchette. Il vento spinge e tira sbilanciando. A 50 metri dalla cima la situazione si complica. Ci sono solo rocce scivolose. Bisognerebbe mettere una corda fissa ma perderemmo troppo tempo.

Bisogna considerare il timing di discesa. Lo stradino finale prima della macchina è ancora minacciato da una supervalanga non ancora scesa. Il rifugista ci ha messo in guardia dato che ogni anno cade e ogni anno è devastante. Meglio concludere la gita non oltre le 13.00. Quindi ci "godiamo" il panorama avvolti dalla foschia e velocemente ritorniamo al deposito pronti per la discesa, vera chicca della gita.
Parto tra i primi per superare quella piramide ripida che già in salita è stata un po’ ostica per via della neve lisciata dal vento… a destra. A sinistra ci sono 20 cm di neve pressata, riportata o non maneggiata…slurp…mi tengo stretto e accostato in contropendenza e me la godo anche se le gambe, come sempre appena si parte, sono di legno.

Arriviamo sul ghiacciaio. Qui la pendenza è modesta e gli spazi si ampliano. La neve è da urlo. Si parte un po’ tutti in ordine sparso. Si può fare quello che si vuole. Ognuno ha il suo pezzetto di lavagnetta vergine da firmare e interpretare. Stretto, largo, lungo in appoggio…ogni genere di curva.

Ma in pezzo forte è in attesa. Ci affacciamo sul primo tratto di canale quasi interamente vergine. I ragazzi vanno a sinistra…secondo me lì il vento ha tirato ma dalle urla e dagli sbuffi sembra bella. Provo comunque a destra. Molto esterno trovo un tavolo da biliardo duro…il vento dev’essere entrato e incasinato un po’. Appena a sinistra riconosco le increspature della neve pressata e mi ci butto a capofitto. Ora si che si ragiona. Spettacolo.
Siamo in vista del rifugio. Sotto di noi il lago ghiacciato da superare in piano e i 150 metri da risalire fino alla palina. A destra i pendii sono molto carichi e ripidi. Leo impone di non oltrepassare la traccia di Cedric che apre.
Tocca a me. Che fare…sono confinato a destra. Al centro sono passati gli sciatori-cavallette…a sinistra c’è un ampio e ripido fazzoletto percorso da palle di ghiaccio…bene mi ci butto in mezzo e inizia lo slalom!!!! La neve è perfetta. Qui il vento non l’ha sfiorata e la temperatura non l’ha mai scaldata. Lo slalom aggiunge quel pizzico di difficoltà che fa godere…si fila veloci, curva, ricurva, ollie…mi ritrovo sul lago alla massima velocità sulla traccia di Cedric…mi giro e già la mandria sta scendendo aprendosi a ventaglio…tutti con un sorriso a 32 denti…urla e frasi indecenti e improbabili da spiegare (ero ottenebrato da tanto godimento dopo mesi di siccità) escono dalle bocche.

Ci riuniamo e becchiamo il primo cazziatone…in effetti ci siamo fatti prendere la mano…su pendio ripido e carico sarebbe stato meglio mantenere le distanze e controllare la sciata…
Dopo lo shampoo ripello per guadagnare il facile dosso a 2000 metri. Solo ora noto lo spessore della neve nei pressi del lago: ci saranno almeno 5 metri di neve accumulata!!!!

Inizio la breve ascesa. Risalire anche solo un pezzettino dopo una lunga discesa costa sempre fatica doppia. Ma qui la segnaletica e la morfologia del terreno giocano scherzi strani. Ricordavo una palina alla sommità del dosso…ma qui ce ne sono almeno 4 ad ogni cambio di pendenza…morale ne vediamo sempre e solo una alla volta via via che risaliamo, illudendoci d’essere arrivati dopo pochi metri…e poi un’altra palina…e ancora…e ancora…
Finalmente sull’ultimo dosso ci possiamo riposare. I portatori di corda stramazzano. Alcuni vorrebbero pernottare qui. Altri lanciare lo snowboard portato a mano. Per fortuna ci aspetta una bellissima discesa immaginata già al sabato. Subito tornano le forze. Gianfranco ci esorta a non caricare i pendii di destra. Il terreno è vario (canalini, dossi e valloncelli con qualche alberello qua e là), non troppo pendente e relativamente sicuro ma è quello che sta sopra di noi ad essere pericoloso.
Si parte. Qui la neve è trasformata ma divertente.

Per non rischiare la cazziata mi tengo tutto a sinistra dove dossi e vallette sono una goduria da interpretare come un half pipe naturale. Ovviamente cerco la line a ridosso degli sparuti alberi e appena vedo un roccione non esito a sfruttarlo come rampa per un piccolo salto.

Davanti c’è un canale che sembra portare a fondovalle. In effetti ci sono due tracce ma la zona è molto ripida con balze e salti di roccia, neve rammollata (qui inizia ad essere molto scaldata) e, soprattutto, sconosciuta. Troppo rischioso. Meglio rientrare verso destra. M’infilo nella valletta a bomba e sfrutto il dosso di sinistra per un bel salto lungo e morbido…
CAZZIATA DOPPIA A TUTTI!!!! Gli osservatori per essere scesi senza controllarci tropo. Alcuni per essere andati proprio a destra, altri per aver saltato e sollecitato il pendio (mea culpa)…azz…
Accettiamo di buon grado…e con le orecchie basse ci buttiamo nel traverso bastardo a metà del bosco dove, Cero a parte, siamo costretti a togliere le tavole. Da qui il bel pendio ripido…ma non vorremmo beccarci l’ulteriore scappellotto. Sciata ipercontrollata e in traccia. In basso nel bosco di larici sciata più sciolta.

Vedo il Vesco uscire a sinistra verso una zona aperta. Inseguo e finisco in un letto di pillow perfettamente ricoperto…sarebbe un paradiso del jump ma tiro il freno e scendo con il paraocchi per non farmi ingolosire…
Ultimo pratone in mezzo alle baite. Da qui ci s’immette nella stradina fino alle macchine. La zona è minacciata dalla supervalanga quindi niente cazzeggio e via filati fino alla zona sicura. Scendiamo cercando di non perdere velocità…faccio una foto al volo senza fermarmi (sfocata) e mi distraggo cercando di rimettere via la macchina.

Seguo con la coda dell’occhio Ale e Luca…all’improvviso si aprono, uno a destra l’altro a sinistra…ma non ho tempo di reagire e finisco sul muretto della fattoria e mi tocca saltare al volo per non finire nel buco…non l’ho fatto apposta..però che gusto!
Stradina…basta cazzate si tira dritti fino alla macchina…peccato che sui resti ghiacciati della prima valanga per non tamponare Cedric faccio una manovra strana e tiro una mina pazzesca…mi rialzo e mi affretto a riprendere velocità e superare gli ultimi metri. Arriviamo alle macchine tutti. Niente supervalanga. Rimane lì sospesa in attesa di un po’ più di caldo per mettersi in moto e scendere a valle in modo devastante.
Ci cambiamo, riaccendiamo il furgone del Leo (batteria scarica, per fortuna che la famiglia di falegnami di lì non solo ha ospitato la macchina del Vesco per il w-end ma aveva anche i cavi per fare il ponte) e ci prepariamo a banchettare con un bel salamozzo di Felino e bonarda. Ma la latteria del Gottardo ci chiama…ci tenta. Ci distruggiamo con una fonduta libidinosa…peccato che la “simpatia” del personale ci faccia passare la voglia di tornare qui in futuro. Che strani sti svizzeri…quelli più remoti e tedeschi così gentili; questi quasi italiani un po’ cafoni…ma forse non è questione di cantone ma d’intelligenza ed educazione…come in ogni posto d’altronde.
Ripieni e bolsi come forme di Gruviera riprendiamo il viaggio verso casa sotto una pioggia fitta. Ripenso al Kronten, valle selvaggia ed isolata, che ci ha regalato la quasi cima e una sciata fantastica, praticamente in solitaria. Forse è per questo motivo che alcuni resistono costruendo baite ai margini di zone d’accumulo pericolose…per il fascino di questi posti isolati e incontaminati dal sapore antico.

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSATIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.