lunedì 2 maggio 2011

Boshorn, festeggiando il 1 maggio con un cu####lo così!!!!

Inverno strano quest’anno. Nemmeno la primavera poteva essere differente. Dopo una prima fase caldissima, quasi estiva, ora le temperature sono più fredde e si concede qualche spolverata sulle cime più alte. Leggo di 7 cm in zona Sempione (oltretutto i siti dedicati sono orami in vacanza ed è difficile reperire informazioni sicure e di qualità). Viste le temperature opto per una classicissima che da un po’ mi tormenta: il Boshorn.
Ne approfitto per fare alcuni esperimenti. Primo fra tutti dormire in loco con la tendina.
Arrivo sabato notte verso le 23.00. Parcheggio (già è stato difficile trovare il parcheggio giusto visto che sul Sempione era buio totale). Ci sono 3 gradi. Preparo lo zaino e le pelli. Accendo la frontale e m’incammino. Ricordavo di alcune baite, non proprio vicine all’attacco del Boshorn, ma con un bel prato in piano perfetto per dormire. Mi ricordavo che fossero proprio lì a due passi dalla strada, ma di notte tutto viene amplificato. Finalmente scorgo le costruzioni che ricordavo come un bel borgo incantato…ora illuminate dalla flebile luce della torcia sembrano un paesino disabitato sterminato dai nazisti!!! Inizio ad agitarmi. Trovo un bel posticino vicino ad un muretto, alle spalle un pratone. Mentre monto la paleria e sistemo i teli mi viene da girarmi ed illuminare il bosco in lontananza. Non si vede un gran che ma sembra brillare nel buio qualcosa…si, sembrano occhietti gialli…due lì, due là…altri due…lupi? Cerbiatti? Marmotte? Mi agito ancora di più…mi chiudo in tenda, rileggo il bollettino, assumo delle goccine rilassanti per dormire meglio, spengo la luce e chiudo gli occhi. E’ stata una nottata infernale… un dormiveglia continuo. Ogni ora aprivo gli occhi. Non che fossi scomodo o avessi freddo… agli occhietti gialli non ci pensavo più…ma l’ansia accumulata mi ha frullato come uno straccio per tutta notte. Alle 4.30, stremato e incerto se tornare a casa o tentare la salita, mi alzo e mi preparo. Inizia ad albeggiare e lo spettacolo delle prime luci è sempre emozionante.

Intorno a me solo prati, sembra che la neve sia rimasta solo lì, sul Boshorn. In alto una luce, una frontale, qualcuno che è già lungo la via a oretta di vantaggio. Inizio la salita su neve dura ben portante. Metto subito i coltelli. Subito è bello ripido ma le gambe girano bene. Arrivo a quota 2400 circa dove trovo la tenda da dove proveniva la luce. Sembra un accampamento himalayano.

Mi metto sulle loro tracce lungo un canaletto. Il Boshorn è là, illuminato dalle prime luci.

Mi giro e vedo il Breithorn sommerso nelle nubi e penso che ho scelto la gita perfetta. Nel metre che sono assorto in questi pensieri, arriva uno sci alpinista senza zaino. Dove vai? Vado al Breithorn, rispondo…Ma sei bollito? Si, sono bollito…volevo dire Boshorn (mi guarda con pietà e disgusto)…ma tu? Noi andiamo al Sengchuppa, ma ho dimenticato gli occhiali e sto tornando alla tenda (ah ah…chi è il bollito?).
Lo saluto e proseguo sbucando presso i laghi di Sirwolte. Purtroppo sono troppo a destra e devo traversare per riprendere la traccia di salita. Qui la prima sorpresa: neve fresca, invernale. Altro che 7 cm.

Arrivo sotto la bastionata. Seconda sorpresa: non c’è una traccia, sono il primo!!! Terza: un ciaspolatore arriva da sinistra…ha solo le ciaspole e fila come un treno. Spero di sfruttare la traccia e, magari, alternarmi a battere, ma sale troppo ripido. Inoltre inizio ad avere problemi di tenuta. Ci sono 20 cm di neve su fondo crostoso e mal legato. Inizio a scivolare. La pelle non tiene. I rampanti non tengono. Sono bloccato. Arrivano tre sci alpinisti a batter traccia. Perfetto, sfrutto la loro traccia e riesco a salire. Però sono un po’ demoralizzato per il mini fallimento. Poco male, siamo in 4. Arrivo al secondo muro. Nonostante la traccia scivolo in continuazione. La neve è molto varia. Ci sono punti duri, punti fondi, punti ghiacciati. Inoltre me ne capitano di tutte. Si forma lo zoccolo e le pelli quasi non tengono. I rampanti mi si staccano un paio di volte rischiando di perderli (forse causa il nuovo puntale Spark, prima non mi è mai capitato). Li blocco sotto l’alzatacco ma, un paio di volte, lo forzano ad alzarsi senza che me ne accorga. Con l’alzatacco e lo zoccolo resto in piedi come un’equilibrista, ma la traccia a valle sfonda e in un paio di dietrofront scivolo per una decina di metri. Ho i guanti zuppi e freddi. Supero questo secondo muro con grandi difficoltà. Sul piano tolgo la neve dalle pelli e passo la sciolina. Rifiato. Nel mentre mi passano orde di sci alpinisti (e pensare che ero solo e primo), dandomi consigli dei più disparati…ma vaffanculo, salici tu con la split e poi ne parliamo!!!
I conti con la nottata insonne vengono fuori…sono bollito. Manca poco, solo 200 metri.

Riparto raschiando il fondo del barile delle mie energie. Sulla terza rampa, quella finale, continuo ad avere problemi di tenuta (anche se molto meno), ma sono le gambe e la testa a mancare. Il vento freddissimo continua a schiaffeggiarmi. Arrivo a 30 metri dal deposito sci. Sono le 10.52 quando le nuvole calano più basse. Mi faccio due conti e decido di scendere.

Faccio le prime curve da imbalsamato. Devo riprendermi. Purtroppo chi mi ha preceduto ha tritato pesantemente. Inoltre ci sono parecchie rocce seminascoste e non mi fido a mollare come vorrei. Però ci sono 30 cm di neve invernale. Spettacolo!!!

Arrivo sopra la seconda bastionata: o traverso lungo la via di salita, o scavalco per i canali lungo i ripidi pendii vergini. Nessuno è passato. Però 30 cm di neve, vento (proprio verso quella zona), pendenza, coesione e fondo mal legato (croste e ghiaccio)…mi squillano tutti i campanelli, quindi decido per la discesa normale. Anche se già molto tritato trovo delle belle linee isolate e me la godo alla grande.

Mi giro e vedo tre sciatori affrontare il canale in qualche modo. Riescono a uscire urlando di godimento ma, onestamente, sono stati molto fortunati. C’erano accumuli ovunque. Inoltre hanno fatto tutto quello che non si dovrebbe fare: ad un certo punto il primo era fermo a metà canale mentre gli altri due scendevano insieme!!! Ok, vi siete fatti la discesa della stagione, ma che jolly!!!

Altri skialper erano pronti con il numero del soccorso. Mah, non ne ho voglia di vederli in faccia (forse rosicavo) e scendo. Qui la neve è scaldata ma ancora portante. La mancanza di sciolina si fa sentire ma si riescono a fare ancora belle curve.

Arrivo al limite della neve. Sono esausto. Ma non è finita. Devo tornare alla tendina e poi alla macchina. Passo in un campo, proprio sotto il pendio, disseminato da blocchi di legno appoggiati a pale metalliche. Sembrano delle trappole. Che sia un sistema antivalanga? Mi sono immaginato che una grossa valanga colpendo il legno, attivi una sorta di sbarramento esplosivo!!! Forse è la stanchezza.
Recupero la tenda e il sacco. Sono carico come un mulo. Il peso ora sembra raddoppiato!!! I centro metri che mancano alla macchina sembrano infiniti. Il bilancio è negativo. La nottata in tenda mi ha risparmiato un paio d’ore d’autostrada e la levataccia alle 3.00, ma mi ha annichilito le forze. La mancata cima e il sorpassone di una trentina di persone mi hanno lasciato l’amaro in bocca. Mi giro. Il Boshorn è lassù privo di nuvole.

Se avessi aspettato. Se mi fossi fidato, sarei arrivato in cima. In realtà ho fatto bene a rientrare. Ho fatto bene a scendere sul macinato. E’ il primo maggio e ho fatto una gran gita. Non è ancora finita!!!

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSATIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.

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