lunedì 7 marzo 2011

Pisgana 10 e lode

Dopo la pessima giornata di ieri volevo rifarmi. Non avendo troppe idee, da solo e un po’ stanco decido per una classicissima e frequentata gita: il Pisgana.
Mi sveglio presto e passo da Temù verso le 7.30. C’è già un bel traffico, inoltre il sole già splende e so che farà caldo. Mentre passo dal paese riconosco Marzio con un gruppo di snowboarder guardare una cartina. Scatta la telefonata. In un secondo da solo soletto mi ritrovo con la mitica classe SBA1 di Bergamo. Perfetto.

Agli ovetti rossi del Presena vedo due splitter con Burton Freebird. Purtroppo non ho molto tempo per socializzare, loro vanno per la Busazza e glia ltri sono già saliti. Uno testa il flex della mia Venture (non me la piegare così che si rompe) costatanto che è bella rigida. Saluto al volo, magari ci si becca su Splitboard.it
Arriviamo sul presena. Vediamo alcuni gruppi puntare al dito, al Pericle Sacchi, al Gendarme…ma noi seguiamo la carovana che và verso l’Adamello. In cima la vista del vasto ghiacciaio riempie il cuore.

Partiamo verso il Mandrone. Diversamente dal solito la neve è ottima anche se ha preso sole. Giusto un filo crostosa in basso ma riusciamo a tirare belle curve. Ammetto che mi sono divertito molto in questo che a torto valutavo come un mero trasferimento. La mia Venture ben accetta la neve variabile e il nuovo setup, più centrato, regala un ottimo feeling.

Arriviamo al lago nuovo dove ci si spoglia e ci si prepara per la salita. Dopo l’ultima gita al Piz Arpiglia, dove Pietro mi ha insegnato a progredire ben senza rampanti, decido di salire solo con le pelli. Scelta ottima (grazie Pietro) perché questa è la gita perfetta per la split: poca pendenza e notevole sviluppo. Avanzavo leggero e veloce sfruttando al massimo il passo pattinato, superando diversi sciatori e superato solo da qualche tutina (una molto simpatica: ecco uno degli unici due splitter in Italia…ma vaff….).

A metà salita il mio bel passo non andava più. Sotto la pelle s’era formato un pesante zoccolo che mi bloccava proprio. Prima dello strappo finale al Passo Venezia devo togliere il ghiaccio con il coltello e sciolinare la pelle (per fortuna che ho imparato a portarmi un panetto di sciolina nel kit delle riparazioni).
Riparto leggero e di nuovo veloce. Un fastidioso venticello mi costringe ad avvolgermi nel guscio. Una brezza strana perché soffiava solo in salita, in cima è sparita.
Mancano pochi metri al passo. La neve cambia. Qui ha ventato parecchio ed è dura e compatta. Dovrei mettere i coltelli ma è troppo ripido per fermarmi, inoltre manca così poco.

Allora mi ricordo del consiglio del Cero (quello di piantare la bacchetta alla base dello sci a valle per bloccarne lo scivolamento). Procedo lentamente. Primo voltamaria, secondo, terzo…al quarto, quello decisivo e più ostico, ormai c’ero…un crampo all’anca mi fa sbilanciare, perdo l’aderenza della pelle e inesorabilmente cado e scivolo giù dal pendio. Punto la mezza tavola e lentamente mi fermo, però mi sono bruciato 20 metri. Alcuni con le ciaspole mi sfottono “eri quasi arrivato”…forse pensavano te la sei goduta con la split, adesso paga pegno!!! Metto i coltelli e salgo in un secondo. Ora so che dovevo metterli prima e non rischiare. A questo punto un po’ la figuraccia un po’ la rabbia mi caricano a mille e non mi fermo al passo ma vado più su. Tra il passo Venezia e il passo della Tredicesima c’è una punta, una cinquantina di metri in più, che divoro velocemente.

Marzio segue ma ad un certo punto scoppia. Sarà la quota, sarà che è partito a bomba, saranno le sostanze che assume ma è costretto a fermarsi spompato e nauseabondo. Mi spiace perché arrivati in cima solo uno snowboarder Bolzanino mi precede con la stessa idea: tirare due curve sul fianco vergine. Vede la mia split e mi dice che lui l’ha buttata…preferisce le ciaspole e la tavola rigida, preferisce i canali e il ripido. Inoltre aveva la prima Burton troppo molle. So gusti. Ma la mia Venture non ha mai peccato in rigidità e precisione, almeno fino al momento.
Lui gode della prima linea, ma anch’io da secondo inizio bene la discesa.

I ragazzi partono dal passo tenendosi a destra ingolositi da tanto ben di dio. Il ghiacciaio è molto tracciato ma talmente ampio che ce n’è per tutti. Con Marzio ci portiamo più al centro puntando in mezzo tra le tracce principali. Qui è tutto per noi. All’improvviso arrivo su un bel cambio di pendenza, bello ripido. Sotto è tutto vergine per metri e metri. Mi butto. Mentre disegno curvoni veloci vedo la mia ombra proiettata in avanti. Ad ogni curva il sole si oscura dalla neve che sollevo. Non riesco a trattenermi da urli di gioia e godimento profondo. Questa è vera powder e la mia Venture Storm è nata per questa neve. Oggi è scattato l’innamoramento tanto atteso. Da oggi adoro questa tavola.

Marzio segue la linea. Anche per lui è uno sballo.
Ci riuniamo ai ragazzi appena prima del traverso alla fine del ghiacciaio. Lo superiamo velocemente (se penso ai ravanamenti di ieri ad Alagna mi vien male).

Da qui ricordo un laborioso rientro non troppo divertente. Ma le altre volte era Maggio a fine stagione. Oggi non fa così caldo e la neve è ancora leggera e polverosa fin in basso. Questa seconda parte tra dossi e vallette è altrettanto divertente. Ogni punto è buono per saltare. Ogni sponda è buona per slashare come un surf.

Valle delle valanghe. Non ci sono i grossi blocchi di ghiaccio ma una veloce traccia che ce la fa superare agilemente. Arriviamo verso il bosco. In quattro ci teniamo al centro su una pillow line divertente ma faticosissima.

Gli altri tengono la destra sul traversone. Loro fanno prima, ma noi ci divertiamo di più (credo).
Raggiungiamo la stradina che con divertenti toboga porta fino alla pista. Arrivato nel bosco l’innevamento è buono e si passa sci ai piedi. Velocemente arriviamo in pista e di qui alle macchine. Mai avevo fatto il Pisgana in queste condizioni. Dall’inizio alla fine bellissima neve ma soprattutto divertentissima e continua.
Siamo tutti esausti ma felici. Peccato che sia tardissimo e dobbiamo tutti rientrare perché mi sarei fermato volentieri con questi nuovi amici.
Sarà per la prossima, sicuro che alla prima nevicata questa è una gita da replicare.

N:B: PER AFFRONTARE UN FUORIPISTA IN SICUREZZA (ANCHE QUELLO PIU’ BANALE VICINO ALLE PISTE) E’ NECESSATIO AVERE ARVA (ACCESO IN TRASMISSIONE) PALA E SONDA. NON IMPROVVISATEVI SE NON AVETE ESPERIENZA DELLA ZONA O DELLA NEVE. CHIEDETE A PERSONE COMPETENTI TUTTE LE INFORMAZIONI SULLE CONDIZIONI DEGLI ITINERARI E DELLE ZONE PERICOLOSE CHE SOLO QUELLI DEL POSTO CONOSCONO. FONDAMENTALE PER GARANTIRVI LA MASSIMA SICUREZZA E’ PIANIFICARE A CASA PER TEMPO IL FUORIPISTA CHE VOLETE INTRAPRENDERE, MA NON FERMATEVI AL SOLO BOLLETTINO: BISOGNA SEMPRE VERIFICARE SUL POSTO OSSERVANDO ATTENTAMENTE LE CONDIZIONI DELL’ITINERARIO E DECIDERE, ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO, DI RINUNCIARE SE NON SI E’ SICURI O TROPPO RISCHIOSO.

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